7 maggio 2015

Recensione: IL REGNO di Emmanuel Carrère

Titolo: Il Regno
Autore:
Emmanuel Carrère
Editore: Adelphi
Pagine: 428
Anno di pubblicazione: 2015 

Prezzo copertina: 22,0


Recensione a cura di Eleonora Cocola

Quella che Emmanuel Carrère ha fatto nel suo ultimo romanzo Il Regno è un’operazione difficile da descrivere. In questo libro il popolare scrittore francese racconta da una parte il suo rapporto travagliato con il cristianesimo, dall’altra le origini di quest’ultimo, attraverso i Vangeli e gli Atti degli Apostoli. Ma tutto questo viene fatto, giustamente, alla maniera di Carrère, ossia indulgendo spesso e volentieri nel parlare di sè e nel mescolare arditamente sacro e profano.

Emmanuel Carrère
L’autore comincia col raccontare la crisi personale che lo portò, nel 1990, a convertirsi al cristianesimo, proprio lui che era agnostico: colto da uno spiazzante blocco dello scrittore, in piena crisi matrimoniale e personale, un giorno la madrina Jacqueline, una figura resa quasi mistica dalla sua fede fervente, gli mostra una fotografia in cui tra le fronde di un albero si intravede un volto, il volto del Signore. È la classica folgorazione sulla via di Damasco, che precipita Carrère in un periodo lungo tre anni in cui la fede e la pratica del cristianesimo ricopriranno una parte fondamentale della sua vita, e in cui, in barba al blocco dello scrittore, riempirà una ventina di quaderni con i suoi commenti al Vangelo di Giovanni. Carrère scopre cosa significa credere veramente in una religione e in tutti i suoi dogmi, e ne parla in una maniera tutta sua, con la vivacità narrativa e la spontaneità di chi, poco importa se per vanità o perché questo è il suo stile, ha proprio voglia di raccontare i fatti suoi, delle sue crisi con la moglie, della bambinaia squinternata, del suo amico buddhista, della sua passione per Philip Dick, e chi più ne ha più ne metta.

Questo stile inconfondibile accompagna il lettore anche nella seconda parte del libro, che ripercorre le vicende delle origini di quella piccola setta che poi sarebbe diventata il cristianesimo. Storia del cristianesimo: solo a dirlo ci si annoia, pochi scrittori possono trattare un tema simile con una certa precisione storica senza diventare pedanti. Carrère supera ogni aspettativa: non solo si attiene scrupolosamente ai Vangeli e agli Atti degli Apostoli integrandoli con la Vie de Jésus di Renan, la Storia di Eusebio da Cesarea, le Vite di Svetonio, la Guerra giudaica di Flavio Giuseppe e molto altro. Non solo dipinge un ritratto vivace del mondo antico, e delle grandi menti che lo segnarono (una su tutte: quella di Seneca); la cosa geniale è che lo fa in maniera interessante e a tratti (molti tratti, quasi tutti) addirittura divertente, diciamo pure esilarante.

Ben lungi dal voler scrivere un romanzo storico, l’autore ricostruisce i viaggi di Luca, medico e scrittore, immagina quello che passava nella testa di Paolo mentre dettava le sue celebri lettere, tratteggia una galleria infinita di personaggi come Timoteo e Lidia, Tito e Berenice. Commenta la personalità irascibile e sanguigna del tessitore di Tarso, si interroga sulla sua misteriosa malattia; indaga i meccanismi di Luca non tanto evangelista quanto scrittore, eclettico, colto, in grado di mischiare la realtà che vide con i suoi occhi seguendo Paolo nelle sue peregrinazioni con quello che gli veniva raccontato dalla misteriosa fonte Q (forse Giacomo?) e con i parti della sua fantasia.

Tutto questo lo fa in maniera a dir poco colorita, azzardando paragoni tra la setta dei seguaci di Paolo e il partito comunista dei tempi di Lenin e Stalin, tra la misteriosa scomparsa del corpo di Cristo e quella del cadavere di Bin Laden, tra il culto di Gesù e la fantascienza; oppure interrompendo il commento di un dipinto di Van Der Weyden raffigurante la Vergine per lanciarsi in una dissertazione sulla masturbazione femminile e sul racconto dettagliato di un filmato che ne porta un esempio molto elegante e d’impatto.

Il Regno è uno di quei libri che più che leggerlo ti sembra di ascoltare l’autore che parla mentre vi prendete amabilmente un caffè; le tematiche trattate sono affascinanti, interessanti, ma alla fine chi la fa da padrona, e fa davvero la differenza, è la personalità di Carrère.

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