venerdì 15 gennaio 2016

Recensione: IN SVIZZERA LA CIOCCOLATA E' PIU' BUONA di Marta Palazzesi. Una storia di amicizia nell'Italia della Shoah

Titolo: In Svizzera la cioccolata è più buona
Autore: Marta Palazzesi   
 
Editore: Einaudi Ragazzi
Pagine: 111
Anno di pubblicazione: 2015 

Prezzo copertina: 10,00 €


1943. Carlo ha otto anni e vive in una fattoria isolata sui monti sopra Varese. Da quando il padre l'ha ritirato da scuola, Carlo trascorre le giornate ad aiutare la mamma, che poi è l'unica a lavorare in famiglia. Un pomeriggio di fine settembre, Carlo decide di fare una gita al fiume per un ultimo bagno, ma una volta giunto a destinazione si imbatte in uno strano bambino, sporco e affamato, nascosto in una piccola tana. Carlo decide di chiamare il suo nuovo amico Volpe, anche se in realtà il suo vero nome è Michele Colorni: un dodicenne ebreo in fuga dai nazisti, rimasto
solo dopo la cattura dei genitori, traditi da chi doveva guidarli per le montagne fino al confine con la Svizzera. Per Carlo la guerra è qualcosa di remoto, ne sente parlare dagli adulti ma non sa bene di cosa si tratta. Inoltre non capisce quali siano le differenze tra lui e quel bambino ebreo, ma rimane colpito dalla sua storia e sente dentro di sé che è giusto aiutarlo. Per questo, dopo averlo sfamato per alcuni giorni, Carlo si offre di accompagnarlo di persona al confine con la Svizzera, senza capire fino in fondo il rischio che sta correndo...

Alpi dal Lago di Varese
Il 27 gennaio ricorre il Giorno della Memoria, una giornata dedicata alla commemorazione di tutte le vittime dell'Olocausto. Spesso non è facile spiegare ai bambini quello che è successo, anche perché difficile da comprendere (e accettare) persino per gli adulti. Un modo per avvicinarli a questa tematica potrebbe essere proprio la lettura di questo breve racconto, in cui vengono messe in evidenza alcuni aspetti fondamentali della questione: l'uguaglianza tra le persone; l'importanza della scuola; la malizia e l'ipocrisia degli adulti; l'assurdità dell'antesimetismo. Naturalmente si tratta di una storia semplice, narrata con un linguaggio adatto ai bambini e arricchita dalle piacevoli illustrazioni di Sara Vivan. Ma proprio per questo, il libro risulta perfetto per avvicinare i bambini alla Shoah e trasmettere loro alcuni valori fondamentali: in particolare, la capacità di distinguere sempre il confine tra il bene e il male, tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. "[...] una storia sul confine tra il bene e il male: è la storia di un bambino che sapeva da che parte si trovasse l'uno e da che parte si trovasse l'altro, e di come cercò di ricordarlo agli adulti, che quel confine lo avevano tracciato, ma chissà perché non erano più in grado di vederlo."

Una lettura da abbinare con la visione di un bel film francese, in uscita il 27 gennaio nelle sale, dal titolo Una volta nella vita. Ispirato a una storia vera, il film racconta la storia di unna professoressa, Anne Gueguen (Ariane Ascaride), che propone alla sua classe più problematica un progetto comune: partecipare a un concorso nazionale di storia dedicato alla Resistenza e alla Deportazione. Un incontro, quello con la memoria della ​​Shoah, che cambierà per sempre la vita degli studenti.


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