Nel giorno dell'attesissimo evento di Tor Vergata, la recensione del libro "Il popolo di Ultimo" di Mattia Marzi
Titolo: Il popolo di Ultimo
Autore: Mattia Marzi
Editore: Gallucci
Pagine: 160
Anno di pubblicazione: 2026
Prezzo copertina: 16,90 €
Recensione a cura di Luigi Pizzi
Pubblicare questa recensione oggi ha un significato particolare: proprio nel giorno in cui Ultimo è protagonista dell'evento musicale più atteso dell'anno, il grande concerto di Tor Vergata davanti a 250.000 spettatori paganti, destinato a entrare nella storia come il secondo concerto con il maggior numero di biglietti venduti di sempre. Il libro racconta il percorso che ha portato un ragazzo di San Basilio a costruire un legame unico con il suo pubblico; un percorso che trova oggi una delle sue espressioni più alte. È quindi il momento ideale per immergersi in una storia che non parla soltanto di un artista, ma di una comunità, di un'identità condivisa e di un sogno diventato realtà. Il popolo di Ultimo non è una semplice biografia, né un instant book costruito sull'onda del successo di un artista. È il racconto di un fenomeno culturale e umano che, partendo da un ragazzo seduto davanti a un pianoforte, arriva a coinvolgere centinaia di migliaia di persone. Il libro prova a rispondere a una domanda solo in apparenza semplice: chi sono davvero gli "Ultimi"? E, soprattutto, perché Niccolò Moriconi è riuscito a creare con il suo pubblico un legame così profondo, raro nella musica italiana contemporanea? La risposta che emerge pagina dopo pagina è che Ultimo non è soltanto un nome d'arte, ma un'idea, un'identità collettiva nella quale migliaia di persone hanno finito per riconoscersi.
L'autore costruisce il libro seguendo un percorso preciso, quasi fosse un romanzo di formazione. Ogni capitolo rappresenta una tappa fondamentale nella costruzione dell'identità artistica e umana di Ultimo e del suo popolo. Si parte dalla Favola, quella di un ragazzo di San Basilio che, contro ogni pronostico, riesce a trasformare i propri sogni in realtà. Si risale poi alle Radici, al quartiere, alla periferia, alla famiglia, agli amici, a tutto ciò che ha alimentato una poetica fatta di fragilità, riscatto e speranza. Da qui prende forma quella che l'autore definisce la Generazione Ultimo: giovani che coltivano sogni enormi pur avendo spesso la sensazione di disporre di poche opportunità per realizzarli e che finiscono per ritrovarsi nelle canzoni di Niccolò Moriconi come in uno specchio della propria esistenza. Lo stesso concetto viene ulteriormente sviluppato nel capitolo Noi siamo Ultimo, dove la riflessione si amplia fino a richiamare il Joker di Todd Phillips, figura simbolica di chi viene emarginato dalla società e che diventerà, non a caso, protagonista anche di una delle canzoni del cantautore. Uno dei capitoli più affascinanti è senza dubbio quello dedicato all'Epifania, il momento in cui un talento smette di essere soltanto una promessa e diventa definitivamente un simbolo. L'autore individua questo spartiacque nel concerto del 4 luglio 2019 allo Stadio Olimpico di Roma, il primo della carriera di Ultimo, paragonandolo a un'altra epifania profondamente romana: il celebre gol di Francesco Totti contro il Parma del 28 marzo 1998, quando il capitano giallorosso passò definitivamente dall'essere un giovane talento a incarnare il simbolo della città. È un parallelo originale e convincente, che lega due storie apparentemente diverse attraverso lo stesso sentimento di appartenenza e la stessa capacità di rappresentare un popolo. Il libro non evita nemmeno le pagine più difficili. C'è il capitolo dedicato al Rumore dei nemici, nel quale viene raccontata la ferita del Festival di Sanremo 2019. Dopo aver conquistato il televoto con I tuoi particolari, Ultimo vede sfumare la vittoria per il diverso orientamento della sala stampa e della giuria d'onore, episodio che l'autore interpreta come uno dei momenti più delicati del rapporto tra il cantautore e una parte del giornalismo musicale. Paradossalmente, proprio quella sconfitta contribuirà a rendere ancora più forte il senso di appartenenza degli "Ultimi". Segue il tempo della Promessa. La pandemia interrompe improvvisamente la straordinaria crescita iniziata nel 2019: gli stadi devono aspettare, i concerti vengono rinviati e quel filo che lega Ultimo ai suoi fan sembra spezzarsi. Sono gli anni della distanza, della nostalgia e dell'assenza, sentimenti che confluiranno nell'album Solo, probabilmente il lavoro più intimo della sua carriera. Ma proprio da quella lontananza nascerà una nuova consapevolezza, destinata a esplodere con il ritorno dei concerti. È allora che prende forma Quel filo che ci unisce, uno dei concetti più belli dell'intero volume. Il ritorno negli stadi dopo il Covid non viene raccontato soltanto come una ripartenza musicale, ma come la definitiva consacrazione di un rapporto costruito negli anni tra artista e pubblico. I concerti diventano molto più di uno spettacolo: sono il luogo in cui migliaia di persone ritrovano un senso di appartenenza, riconoscendosi nelle stesse emozioni e nelle stesse parole. Nelle pagine dedicate a Dalla parte degli Ultimi emerge poi con forza un altro aspetto spesso trascurato quando si parla di Ultimo: il suo essere realmente vicino agli ultimi. Non soltanto attraverso le canzoni, ma anche con gesti concreti: le donazioni, le visite negli ospedali, gli incontri con i fan, l'attenzione costante verso le periferie e verso chi vive situazioni di fragilità. Il libro restituisce così il ritratto di un artista che prova a dare continuità, nella vita quotidiana, ai valori raccontati nella propria musica.
Mattia Marzi (Roma, 1994) è un giornalista musicale. Scrive per “Il Messaggero” e per “Rockol”. Segue gli eventi musicali più importanti e ha pubblicato libri su cantanti e fenomeni della nuova scena cantautorale.
Autore: Mattia Marzi
Editore: Gallucci
Pagine: 160
Anno di pubblicazione: 2026
Prezzo copertina: 16,90 €
Acquista il libro su Amazon: https://amzn.to/4axSg2m
Pubblicare questa recensione oggi ha un significato particolare: proprio nel giorno in cui Ultimo è protagonista dell'evento musicale più atteso dell'anno, il grande concerto di Tor Vergata davanti a 250.000 spettatori paganti, destinato a entrare nella storia come il secondo concerto con il maggior numero di biglietti venduti di sempre. Il libro racconta il percorso che ha portato un ragazzo di San Basilio a costruire un legame unico con il suo pubblico; un percorso che trova oggi una delle sue espressioni più alte. È quindi il momento ideale per immergersi in una storia che non parla soltanto di un artista, ma di una comunità, di un'identità condivisa e di un sogno diventato realtà. Il popolo di Ultimo non è una semplice biografia, né un instant book costruito sull'onda del successo di un artista. È il racconto di un fenomeno culturale e umano che, partendo da un ragazzo seduto davanti a un pianoforte, arriva a coinvolgere centinaia di migliaia di persone. Il libro prova a rispondere a una domanda solo in apparenza semplice: chi sono davvero gli "Ultimi"? E, soprattutto, perché Niccolò Moriconi è riuscito a creare con il suo pubblico un legame così profondo, raro nella musica italiana contemporanea? La risposta che emerge pagina dopo pagina è che Ultimo non è soltanto un nome d'arte, ma un'idea, un'identità collettiva nella quale migliaia di persone hanno finito per riconoscersi.
Il volume è inoltre costellato di episodi, testimonianze, retroscena e incontri con figure che hanno incrociato il cammino di Ultimo: dai primi passi nel mondo della musica alle partecipazioni a Sanremo, dai rapporti con artisti come Fabrizio Moro, Renato Zero e Vasco Rossi fino ai racconti dei fan, veri protagonisti di questa storia. Ogni capitolo aggiunge un tassello senza mai perdere il filo conduttore: dimostrare che il successo di Ultimo non nasce da una strategia di marketing, ma da una credibilità costruita nel tempo, concerto dopo concerto, parola dopo parola. Le conclusioni, raccolte nel capitolo Dimmi che cosa resta, rappresentano il naturale approdo di questo lungo viaggio. Dopo i record, gli stadi, i numeri e i riconoscimenti, ciò che davvero rimane è quel legame umano che l'autore aveva iniziato a raccontare fin dalle prime pagine: una comunità che si è riconosciuta nelle canzoni di un ragazzo di periferia e che, concerto dopo concerto, è diventata qualcosa di molto più grande di un semplice fandom. È questo, forse, il messaggio più bello de Il popolo di Ultimo: ricordare che i grandi fenomeni non nascono soltanto dal talento, ma dalla capacità di dare voce a chi, fino a quel momento, aveva avuto l'impressione di non essere mai stato ascoltato. Lo stile dell'autore è scorrevole, giornalistico ma mai freddo. Alterna cronaca, analisi e racconto personale con equilibrio, riuscendo a trasformare dati, numeri e record in una narrazione viva e coinvolgente. Non si limita a elencare eventi, ma prova a interpretarli, cercando il significato che si nasconde dietro immagini ormai iconiche: gli stadi illuminati dai telefoni, il Parchetto di Ultimo, le bandiere, i cori, i cartelloni, le lacrime e gli abbracci. Chi conosce questo mondo ritroverà emozioni già vissute; chi invece si avvicina a Ultimo per la prima volta comprenderà meglio perché attorno a lui si sia creato qualcosa di così particolare.
Da fan ho letto queste pagine con grande partecipazione, ma credo che il pregio più grande del libro sia quello di riuscire ad andare oltre il semplice entusiasmo di chi segue un artista. Il popolo di Ultimo racconta una storia di appartenenza, di perseveranza e di speranza. Racconta come un ragazzo che si definiva "uno degli ultimi" sia riuscito a trasformare la propria fragilità in una forza capace di unire centinaia di migliaia di persone. E ricorda che, a volte, la musica può diventare molto più di un insieme di canzoni: può essere una casa, un'identità, un luogo in cui sentirsi finalmente compresi. È un libro che parla certamente ai fan, ma che può interessare anche chi vuole capire uno dei fenomeni musicali e sociali più significativi degli ultimi anni. Perché, al di là dei numeri e dei record, ciò che resta davvero è il racconto di un legame autentico tra un artista e il suo popolo. Un legame che, pagina dopo pagina, appare come la vera "favola per sempre". Ed è proprio questa la forza de Il popolo di Ultimo: raccontare non soltanto l'ascesa di un artista, ma la nascita di un popolo. Perché, a volte, le storie più grandi non sono quelle di chi arriva in cima da solo, ma di chi riesce a portare con sé migliaia di persone.
Da fan ho letto queste pagine con grande partecipazione, ma credo che il pregio più grande del libro sia quello di riuscire ad andare oltre il semplice entusiasmo di chi segue un artista. Il popolo di Ultimo racconta una storia di appartenenza, di perseveranza e di speranza. Racconta come un ragazzo che si definiva "uno degli ultimi" sia riuscito a trasformare la propria fragilità in una forza capace di unire centinaia di migliaia di persone. E ricorda che, a volte, la musica può diventare molto più di un insieme di canzoni: può essere una casa, un'identità, un luogo in cui sentirsi finalmente compresi. È un libro che parla certamente ai fan, ma che può interessare anche chi vuole capire uno dei fenomeni musicali e sociali più significativi degli ultimi anni. Perché, al di là dei numeri e dei record, ciò che resta davvero è il racconto di un legame autentico tra un artista e il suo popolo. Un legame che, pagina dopo pagina, appare come la vera "favola per sempre". Ed è proprio questa la forza de Il popolo di Ultimo: raccontare non soltanto l'ascesa di un artista, ma la nascita di un popolo. Perché, a volte, le storie più grandi non sono quelle di chi arriva in cima da solo, ma di chi riesce a portare con sé migliaia di persone.


.jpg)





.jpg)














