La recensione di ECCOMI, il nuovo romanzo di Jonathan Safran Foer

Titolo: Eccomi
Autore: Jonathan S. Foer
Editore: Guanda
Pagine: 672
Anno di pubblicazione: 2016

Prezzo copertina: 22,00 €


Recensione a cura di Eleonora Cocola

“Eccomi” risponde Abramo quando il Signore lo chiama. Non sa ancora che il suo Dio gli sta per chiedere di sacrificare suo figlio Isacco, ma quella risposta – quell’ “Eccomi” – racchiude già un assenso, un esserci punto e basta, a prescindere da quello che accadrà. Irv, il padre del protagonista di questo romanzo, è un ebreo oltranzista, ma quando suo figlio decide di partire per la guerra arabo-israeliana, lo ferma. Perché tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, e tra un ideale e la realtà pure; tra quello che
vorremmo essere e quello che siamo, anche.

Appena sposati Julia e Jacob avevano passato una notte in un alberghetto in campagna, avevano fatto l’amore e si erano promessi di dirsi sempre tutto, perché i silenzi creano muri, e i muri finiscono per separare le persone. A distanza di dieci anni, dopo tre figli e un cane incontinente, tornano in quell’albergo, ricalcano esattamente gli stessi percorsi del passato, ripetono gli stessi gesti, nella speranza di ritrovare quella stessa felicità, l’amore che avevano provato anni prima. Sperano che quel luogo abbatta il muro di silenzio che si è innalzato tra di loro, e invece si ritrovano un po’ come tutte le sere ad andare a letto con la solita lucida consapevolezza che non faranno l’amore - ma stavolta senza la scusa dei figli, della stanchezza, delle cose da fare domani.

Un matrimonio che si sfalda, tradimenti reali e virtuali, frustrazioni sessuali e professionali, un’identità religiosa basata sulle doppie negazioni («Jacob non era mai non appartenuto a una sinagoga, non aveva mai non mostrato una qualche attenzione alle regole alimentari della kasherut, non aveva mai non dato per scontato – neppure nei momenti di massima frustrazione nei confronti di Israele o di suo padre o dell’ebraismo americano o dell’assenza di Dio – che avrebbe cresciuto i propri figli con un qualche grado di pratica e di istruzione ebraica»), realtà virtuali dove rifugiarsi e dove si può morire per aver annusato un bouquet di fatalità. E poi c’è l’ebraismo, l’eterna diaspora di un popolo che mantiene la sua identità nonostante le distanze, le guerre e le catastrofi naturali.

Difficile raccontare il modo in cui una religione come l’ebraismo si integri nella vita quotidiana; per farlo Foer mischia sacro e profano, alternando il linguaggio della tradizione ebraica con quelli dei messaggini porno che Jacob manda alla sua amante virtuale, e i grandi interrogativi religiosi («il sentimento di essere ebrei») con le domande che ogni giorno, un po’ per volta, svelano il lento precipitare di un matrimonio, lo sfaldarsi di una famiglia («Ti accorgi anche tu che non stiamo facendo sesso?»). Lo stile pieno di un’ironia feroce, l’inesausta riflessione storica ed esistenziale sull’ebraismo, i dialoghi, serrati e talvolta surreali, in cui prendono vita i personaggi con le loro frustrazioni e la loro rabbia, fa somigliare questo romanzo a un prolungato Lamento di Portnoy.

L'AUTORE
Jonathan Safran Foer è nato a Washington nel 1977 e vive a New York. Attualmente insegna Scrittura creativa alla New York University. Ha esordito a venticinque anni con Ogni cosa è illuminata (2002), best seller internazionale e vincitore del National Jewish Book Award e del Guardian First Book Award; ugualmente fortunato il secondo romanzo, Molto forte, incredibilmente vicino (2005); infine, ha scritto il saggio-reportage Se niente importa. Perché mangiamo gli animali? (2010) Da entrambi i romanzi sono stati tratti film di successo. I libri di Jonathan Safran Foer sono pubblicati in Italia da Guanda. 

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