Recensione: Andreas o I riuniti, di Hugo von Hofmannsthal

Titolo:  Andreas o I riuniti
Autore: Hugo von Hofmannsthal
Editore: Del Vecchio
Pagine: 302
Anno di pubblicazione: 2019
Prezzo copertina: 17,00 €

Recensione a cura di Mario Turco

Sul fascino dell'incompiuto sono stati scritte intere (!) biblioteche. L'incompletezza richiama alla mente tutta una serie di emozioni che oscillano su una barra, anch'essa naturalmente non definibile per natura, che ha come (possibili) estremi la curiosità e il rimpianto. E quando a lasciarci un'opera non-finita è un autore che in molte sue poesie ha accarezzato coi suoi versi l'infinita bellezza la lettura diventa un'obbligata e dolorosissima esegesi del frammento. La Del Vecchio editore sceglie di ripresentare al pubblico forse il romanzo incompiuto più famoso del Novecento in una nuova veste a cura di Andrea Landolfi “Andreas o I Riuniti”, di Hugo Von Hofmannsthal. Il breve romanzo dello scrittore austriaco non uscì mai in forma compiuta a causa non della sua improvvisa morte ma perché frutto di un continuo lavorio lungo vent'anni che nascondeva in nuce, proprio per la lunghezza dell'arco temporale in cui fu continuamente rimaneggiato, la volontà di farne il proprio capolavoro/testamento artistico. Ma è già il tema principale della breve parte tramandata ai posteri a far sì che l'indeterminatezza diventi il luogo principale dove convergono sia le parti redatte che le intuizioni da dover sviluppare.


“Andreas o I riuniti” sembra a prima vista esser (e voler essere, questa magnifica doppiezza fa parte della sua imperitura grandezza) un esponente del genere principe della letteratura germanica: il Bildungsroman, il racconto cioè di quella che sarebbe dovuta essere la formazione comportamentale del suo ventiduenne protagonista, l'Andreas del titolo. In realtà Hofmannsthal descrivendo la presa di coscienza del suo indeciso eroe, oscillante nell'età di mezzo e non ancora padrone del proprio destino, traccia le coordinate di una realtà che fa da specchio al suo animo: scissa, costitutivamente frammentaria, perfino impossibile da definire attraverso regole fisiche (il ricorso frequente all'onirismo). In tal senso, rubiamo le parole a Pietro Citati: “Alcune pagine del libro, specialmente le scene veneziane, come quella inattingibile in cui la donna cambia volto e appare dall'alto del piccolo cortile coperto di vite, appartengono alle cose supreme del nostro secolo. Come un narratore classico, Hofmannsthal non vuole rendere il rilievo della realtà, non interpreta, non indugia, non costruisce prospettive; corre via, sempre rapido, sobrio e lieve, naviga sulla superficie della narrazione come sopra la corrente di un fiume che superbamente e delicatamente egli non si cura di esplorare. Tutto è evidente e nitidissimo: appena presentati, ci sembra che gli enigmi siano già risolti. Ma come è illusoria questa nitidezza! Chi fissi la trasparenza della superficie, scoprirà dietro ogni segno un altro segno che accenna, dietro ogni parola un nodo di altre parole taciute: finché gli accadrà di naufragare in questa liquida limpidezza come nel mobile incantesimo della luce”. Sta proprio nella finta “trasparenza della superficie” colta da Citati che si nasconde il senso di un ordine cercato ma ben lungi dall'essere ottenuto. Non solo Andreas ma tutti i quattro personaggi protagonisti della storia cercano di trovare i lacerti del proprio Io: come annota lo stesso Hofmannstal in una sua nota “Per ognuno si tratta di riunirsi a se stesso”.


Proprio a quest'ultimo proposito l'edizione della Del Vecchio compie il definitivo recupero dei fondamentali appunti con cui il romanziere punteggiò nel corso della sua vita il brogliaccio del suo capolavoro. Come scrive il curatore Landolfi nella postilla finale anche in Italia si è finalmente compresa la capitale importanza di queste note che spesso non sono note preparatorie ma aggiunte significative o possibili riscritture di trama e personaggi. Vi sono naturalmente gli schemi che delineano il significato del testo razionalmente: “Le due metà di Andrea, l'una disgiunta dall'altra.- Il carattere di Andrea non è formato; bisogna che prima si ritrovi in quelle situazioni. La sua timidezza, il suo orgoglio, - tutto ancora da sperimentare.- Incertezza sui propri sentimenti, sempre troppo - troppo poco. Dubbio di avere realmente commesso l'uccisione del cane. Andrea, sua tendenza dominante: coraggio, - quel coraggio che l'atmosfera di Venezia converte nella propria sostanza, coraggio nella notte di tempesta. Coraggio morale. Causa del viaggio lo snobismo calcolatore del padre. […] Andrea va principalmente a Venezia (se va a cercare in fondo alle cose) perché lì la gente è sempre in maschera”. Ma ancor più interessanti risultano le dichiarate ascendenze letterarie rintracciabili principalmente nel tenebroso Novalis e nel Goethe più umanista (e quindi “Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister” più che il “Faust” o “I dolori del giovane Werther”). Così come appaiono ricolme di fascino le abbozzate vicende dell'arco narrativo immaginato che doveva comprendere più generazioni e avrebbe perfino visto i due giovani protagonisti Ramona e Andreas rispecchiarsi negli errori dei figli. O ancora, l'importanza che avrebbe dovuto assumere la figura del Cavaliere di Malta che nel romanzo vero e proprio fa una breve apparizione sul finale ma che nei progetti del poeta avrebbe dovuto fare da precettore morale al ragazzo ancora scosso dalla violenza del servo Gotthelf avvenuta nel Castel Finazzer. Così non è purtroppo stato e allora tocca al lettore del 2019 raccogliere l'eredità immaginativa di Hofmannsthal per crearsi la propria versione di “Andreas o I riuniti”. Un'operazione di sconvolgente modernità che dialogando col passato prova a fare quello che l'autore non riuscì a fare nella sua vita: riunire pezzi di Tempo e di letteratura per darvi forma momentanea. Che è il massimo che si può richiedere all'incompiuto.
 
L'AUTORE
Hugo Von Hofmannsthal è uno dei maggiori rappresentanti della letteratura austriaca. La sua formazione all’interno di un impero in declino si arricchisce dell’esposizione ad una società culturalmente varia e in improvviso mutamento. La scrittura di Hofmannsthal risente, oltre che di un innegabile gusto decadentista, del continuo confronto con i classici che saranno per lui riferimento lungo tutto il corso della carriera. La riscrittura dei classici in chiave ossessiva, diventa un modo per incidere a fondo nella società a lui contemporanea e il suo approccio alla drammaturgia detterà le regole al mondo della scrittura teatrale almeno fino alla fine del secolo.

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