Titolo: 72 minuti alla fine del mondo
Autore: Pierdomenico Baccalario
Editore: Mondadori
Pagine: 224
Anno di pubblicazione: 2026
Prezzo copertina: 16,00 €
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Recensione a cura di Luigi Pizzi
Settantadue minuti. Tanto basta perché una giornata qualunque si trasformi nell'ultima della storia dell'umanità. È da questa inquietante premessa che prende avvio il nuovo romanzo di Pierdomenico Baccalario, un'opera che utilizza il thriller, il romanzo di formazione e l'avventura per interrogarsi sulle paure più profonde della nostra epoca. Quella che potrebbe sembrare inizialmente una storia dedicata ai prepper e alla sopravvivenza si rivela ben presto un racconto molto più complesso, capace di parlare di manipolazione, amicizia, bisogno di appartenenza e fragilità adolescenziale. Il protagonista, che conosciamo soltanto con il soprannome di Little Boy, racconta in prima persona l'estate dei suoi sedici anni. È un ragazzo curioso, intelligente e profondamente vulnerabile, alla ricerca di un posto nel mondo e di qualcuno disposto a considerarlo importante. L'incontro con Kojima cambia tutto. I due condividono la passione per i videogiochi e trascorrono il tempo giocando insieme alla PlayStation, nonostante i genitori di Little Boy gli abbiano sempre consigliato di evitare quella compagnia a causa della cattiva fama del padre dell'amico. È proprio Kojima ad accompagnarlo nel gruppo guidato da Jip, aprendogli le porte di una realtà completamente nuova. Da quel momento prende forma una sorta di famiglia alternativa composta da ragazzi convinti che il mondo sia ormai vicino al collasso. L'obiettivo è prepararsi all'inevitabile costruendo un bunker tra le montagne, studiando protocolli militari, accumulando viveri e addestrandosi a sopravvivere quando scatterà il conto alla rovescia.
I personaggi sono costruiti con grande attenzione e ciascuno contribuisce a definire il delicato equilibrio del gruppo. Jip ne è il leader assoluto; carismatico, sicuro di sé, capace di leggere i bisogni degli altri, esercita un'influenza quasi magnetica. All'inizio fa sentire Little Boy speciale, lo coinvolge nelle decisioni, gli attribuisce responsabilità che alimentano il suo bisogno di sentirsi riconosciuto. Poco alla volta però, emerge il volto più inquietante del personaggio: quello di un uomo incapace di accettare qualsiasi forma di dissenso, disposto a relegare chiunque al ruolo di semplice esecutore pur di mantenere il controllo. La sua leadership assume progressivamente i contorni del fanatismo e costringe il protagonista a confrontarsi con domande sempre più scomode su cosa significhi davvero obbedire. Accanto a lui troviamo Kojima, brillante appassionato di tecnologia, abilissimo nel recuperare materiali e informazioni indispensabili per il gruppo, ma anche completamente fedele a Jip, fino a rinunciare quasi del tutto al proprio spirito critico. Molto interessante è anche il contrasto tra le due sorelle. Mullet rappresenta il lato più razionale e severo della comunità: è organizzata, inflessibile, costantemente in tensione e profondamente protettiva nei confronti della sorella minore. Pixie, al contrario, appare distratta, quasi svagata, ma dietro quell'aria sognante nasconde un'intelligenza sorprendente e un intuito fuori dal comune. È proprio lei a diventare il primo amore di Little Boy, introducendo nella storia una delicata linea sentimentale che non appesantisce mai la narrazione, ma contribuisce ad umanizzare ulteriormente il protagonista.
Pierdomenico Baccalario, nato nel 1974 ad Acqui Terme, è cresciuto in campagna, in una casa con una colossale biblioteca, a sei chilometri di curve e salite dal suo primo amico. Una volta diventato grande, ha pubblicato numerosi romanzi, tradotti in molte lingue, tra cui le serie bestseller Ulysses Moore e Sherlock, Lupin & Io (con Alessandro Gatti), Lo spacciatore di fumetti e, per Mondadori, Le volpi del deserto (finalista al premio Strega Ragazze e Ragazzi) e Hoopdriver. Nel 2014 ha fondato a Londra l'agenzia creativa Book on a Tree.
Autore: Pierdomenico Baccalario
Editore: Mondadori
Pagine: 224
Anno di pubblicazione: 2026
Prezzo copertina: 16,00 €
Recensione a cura di Luigi Pizzi
Settantadue minuti. Tanto basta perché una giornata qualunque si trasformi nell'ultima della storia dell'umanità. È da questa inquietante premessa che prende avvio il nuovo romanzo di Pierdomenico Baccalario, un'opera che utilizza il thriller, il romanzo di formazione e l'avventura per interrogarsi sulle paure più profonde della nostra epoca. Quella che potrebbe sembrare inizialmente una storia dedicata ai prepper e alla sopravvivenza si rivela ben presto un racconto molto più complesso, capace di parlare di manipolazione, amicizia, bisogno di appartenenza e fragilità adolescenziale. Il protagonista, che conosciamo soltanto con il soprannome di Little Boy, racconta in prima persona l'estate dei suoi sedici anni. È un ragazzo curioso, intelligente e profondamente vulnerabile, alla ricerca di un posto nel mondo e di qualcuno disposto a considerarlo importante. L'incontro con Kojima cambia tutto. I due condividono la passione per i videogiochi e trascorrono il tempo giocando insieme alla PlayStation, nonostante i genitori di Little Boy gli abbiano sempre consigliato di evitare quella compagnia a causa della cattiva fama del padre dell'amico. È proprio Kojima ad accompagnarlo nel gruppo guidato da Jip, aprendogli le porte di una realtà completamente nuova. Da quel momento prende forma una sorta di famiglia alternativa composta da ragazzi convinti che il mondo sia ormai vicino al collasso. L'obiettivo è prepararsi all'inevitabile costruendo un bunker tra le montagne, studiando protocolli militari, accumulando viveri e addestrandosi a sopravvivere quando scatterà il conto alla rovescia.
Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è la trasformazione progressiva del protagonista. Durante l'estate tutto sembra assumere un significato nuovo: costruire il bunker, imparare protocolli di emergenza, prepararsi al peggio diventa una missione assoluta. Quando però ricomincia la scuola, Little Boy continua ad affiancare Jip nella costruzione del rifugio. Lo studio perde lentamente importanza. Se il mondo è davvero destinato a finire da un momento all'altro, perché continuare a preoccuparsi del futuro? È una domanda semplice solo in apparenza, che racconta con grande efficacia il modo in cui un'idea totalizzante possa modificare la percezione stessa della realtà. Anche le missioni clandestine contribuiscono a rendere la storia sempre più tesa. A prendervi parte sono esclusivamente Little Boy e Jip, impegnati in trasporti illegali tra Italia e Svizzera. Sono episodi che segnano un evidente punto di svolta: ciò che inizialmente sembrava un gioco di sopravvivenza assume contorni sempre più pericolosi e mostra quanto sottile possa diventare il confine tra preparazione e criminalità. Ad aumentare ulteriormente il senso di inquietudine interviene una delle soluzioni narrative più originali del romanzo: a intervalli regolari, la narrazione viene interrotta da pagine completamente nere, dominate dal conto alla rovescia degli Orologi dell'Apocalisse. Ogni volta il tempo residuo diminuisce e il lettore assiste all'attivazione di protocolli militari sempre più gravi. Questi inserti spezzano il ritmo del racconto e alimentano costantemente la tensione, ricordando che, almeno nella mente dei protagonisti, la fine potrebbe arrivare davvero da un momento all'altro. È difficile, leggendo queste pagine, non pensare anche al dibattito internazionale sulla deterrenza nucleare tornato d'attualità negli ultimi anni. In particolare, il richiamo ai celebri "settantadue minuti" ricorda inevitabilmente l'articolo pubblicato dal Corriere della Sera nell'aprile 2024 dedicato proprio al tempo che separerebbe il lancio di un missile nucleare da una possibile catastrofe globale. Baccalario non indica esplicitamente quella fonte e non è possibile affermare che ne sia stato ispirato; tuttavia, il parallelismo contribuisce a rendere il romanzo straordinariamente contemporaneo e vicino alle inquietudini del presente.
Lo stile dell'autore conferma ancora una volta una delle sue qualità migliori. La scrittura è rapida, cinematografica, costruita attraverso capitoli brevi che imprimono un ritmo costante alla lettura. I colpi di scena sono distribuiti con equilibrio e le diverse sottotrame finiscono tutte per trovare una collocazione convincente all'interno della storia, compresa quella che riguarda il motivo per cui Little Boy sia stato scelto proprio da Jip. La narrazione alterna scene d'azione, momenti di forte tensione psicologica e riflessioni interiori senza perdere fluidità. Ma il vero cuore del romanzo non è l'apocalisse, bensì l'adolescenza. È il bisogno di sentirsi accolti, ascoltati, scelti; è il desiderio di appartenere a qualcosa di più grande di sé, anche quando quel qualcosa rischia di diventare pericoloso. Attraverso il rapporto tra Little Boy e Jip, Baccalario mostra con grande lucidità quanto sia facile, soprattutto a sedici anni, confondere una guida con un capo, la fiducia con la dipendenza, la sicurezza con la rinuncia al proprio spirito critico. Il romanzo affronta così temi profondamente attuali: la paura del futuro, l'ansia collettiva alimentata dalle crisi internazionali, il fascino esercitato dalle ideologie estreme, il peso delle fake news, il bisogno di trovare certezze in un mondo percepito come instabile. E lo fa senza mai trasformarsi in una lezione morale, ma lasciando che siano i personaggi e le loro scelte a parlare. Ne nasce un thriller di formazione capace di intrattenere e far riflettere allo stesso tempo. Una storia che procede veloce, costruita con grande equilibrio narrativo, nella quale suspense e introspezione convivono con naturalezza fino a un finale sorprendente e coerente con il percorso dei protagonisti. Un romanzo che parla della fine del mondo, ma soprattutto della difficoltà di diventare adulti quando il mondo sembra aver smesso di offrire certezze.
Pierdomenico Baccalario, nato nel 1974 ad Acqui Terme, è cresciuto in campagna, in una casa con una colossale biblioteca, a sei chilometri di curve e salite dal suo primo amico. Una volta diventato grande, ha pubblicato numerosi romanzi, tradotti in molte lingue, tra cui le serie bestseller Ulysses Moore e Sherlock, Lupin & Io (con Alessandro Gatti), Lo spacciatore di fumetti e, per Mondadori, Le volpi del deserto (finalista al premio Strega Ragazze e Ragazzi) e Hoopdriver. Nel 2014 ha fondato a Londra l'agenzia creativa Book on a Tree.








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