Titolo: Una primavera candida e vermiglia
Autore: Lorenzo Della Fonte
Editore: Elliot
Pagine: 224
Anno di pubblicazione: 2026
Prezzo copertina: 18,00 €
Recensione a cura di Luigi Pizzi
Una primavera candida e vermiglia di Lorenzo Della Fonte è un romanzo che unisce con grande equilibrio il respiro della narrativa storica, la tensione del giallo investigativo e una profonda riflessione sulla memoria, sull’arte e sulla sopravvivenza. Ambientato nell’Europa sconvolta del 1940, mentre l’avanzata nazista travolge la Francia e costringe migliaia di persone alla fuga, il libro costruisce una storia corale intensa e avvolgente, fatta di destini che si sfiorano, si inseguono e infine si intrecciano in modo quasi inevitabile. Al centro della vicenda troviamo figure molto diverse tra loro, ma accomunate dalla necessità di salvarsi, di proteggere qualcosa o qualcuno, oppure di chiudere definitivamente i conti con il passato.
Darius Milhaud, realmente esistito, celebre compositore ebreo, fugge dalla Provenza insieme alla moglie e al figlio a bordo di una piccola Fiat, in un viaggio segnato dalla paura ma anche dall’urgenza di non perdere sé stesso e la propria arte. Accanto a lui si muove la baronessa Marianne de Goldschmidt-Rothschild, figura ispirata a vicende reali, impegnata a mettere in salvo preziosi dipinti inseguita dai nazisti e dalla polizia fascista italiana. Nei suoi capitoli il romanzo assume anche il tono di una dolorosa riflessione sul valore dell’arte durante i periodi di barbarie: quei quadri non rappresentano soltanto ricchezza, ma memoria, identità, civiltà. Parallelamente si sviluppa la vicenda del maresciallo belga Bertholet Flemal, forse il personaggio più enigmatico dell’intero libro. Il suo viaggio verso Lisbona non è soltanto geografico, ma interiore: vuole risolvere un omicidio avvenuto dodici anni prima, legato a un misterioso ritratto. Attraverso questa linea narrativa Della Fonte inserisce nel romanzo una componente investigativa molto efficace, che dona ritmo e tensione alla storia senza mai sovrastarne la dimensione umana e storica. Il mistero diventa il filo invisibile che tiene insieme i vari personaggi, come un puzzle che lentamente prende forma.
Lorenzo Della Fonte è musicista, direttore d’orchestra, compositore e docente presso i conservatori di Torino e Messina. Ha scritto il romanzo storico-musicale Il senso del tempo (Elliot, 2018) e ha ottenuto successo di pubblico e critica per una serie di gialli sempre a sfondo musicale, con protagonista il capitano dei carabinieri Giovanni Bassan, tutti editi da Elliot: Chopin non va alla guerra (2017, segnalazione al Premio Calvino 2016), Il codice Debussy (2019, qualificato al Torneo Letterario di «Repubblica» 2020), Stoccafisso in salsa Verdi (2020, menzione d’onore al 12° Concorso Letterario di Grottammare 2021) e La banda Cimarosa (2022).
Autore: Lorenzo Della Fonte
Editore: Elliot
Pagine: 224
Anno di pubblicazione: 2026
Prezzo copertina: 18,00 €
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Una primavera candida e vermiglia di Lorenzo Della Fonte è un romanzo che unisce con grande equilibrio il respiro della narrativa storica, la tensione del giallo investigativo e una profonda riflessione sulla memoria, sull’arte e sulla sopravvivenza. Ambientato nell’Europa sconvolta del 1940, mentre l’avanzata nazista travolge la Francia e costringe migliaia di persone alla fuga, il libro costruisce una storia corale intensa e avvolgente, fatta di destini che si sfiorano, si inseguono e infine si intrecciano in modo quasi inevitabile. Al centro della vicenda troviamo figure molto diverse tra loro, ma accomunate dalla necessità di salvarsi, di proteggere qualcosa o qualcuno, oppure di chiudere definitivamente i conti con il passato.
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| Di Fotografo sconosciuto - книга Шнеерсона Французская музыка XX века, М., 1970; --Finitor 12:29, 23 февраля 2009 (UTC), Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=10315183 |
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| Immagine generata con IA |
La vera protagonista silenziosa del romanzo, però, è Lisbona. La città emerge con una forza straordinaria: elegante, malinconica, sospesa tra salvezza e pericolo. Ultima via di fuga dall’Europa in guerra, diventa un crocevia di profughi, musicisti, spie, criminali, aristocratici decaduti, perseguitati politici e uomini pronti ad approfittarsi del caos. Gli hotel di lusso, i caffè fumosi, le strade attraversate da tensioni sotterranee e lo sguardo costante della polizia segreta del regime di Salazar contribuiscono a creare un’atmosfera quasi cinematografica. È impossibile non pensare, come suggerito dallo stesso autore, a Sostiene Pereira: anche qui Lisbona diventa un luogo dell’anima, oltre che uno spazio narrativo. Uno dei punti di forza maggiori del romanzo è proprio la capacità di fondere realtà storica e invenzione narrativa. Della Fonte intreccia personaggi realmente esistiti con figure di fantasia in modo estremamente naturale, restituendo al lettore la sensazione di trovarsi dentro un’epoca viva, concreta, attraversata dalla paura ma anche da un disperato desiderio di speranza. La seconda guerra mondiale non resta semplice sfondo storico: invade le vite dei protagonisti, condiziona le loro scelte, modifica continuamente il loro destino. Lo stile dell’autore è elegante, raffinato, ma allo stesso tempo molto scorrevole. La scrittura possiede un forte potere evocativo: le descrizioni non rallentano mai il ritmo, ma aiutano a immergersi completamente nei luoghi e nelle emozioni dei personaggi. Della Fonte riesce a passare con naturalezza dalla tensione del giallo alla malinconia della fuga, dalla ricostruzione storica alla dimensione quasi lirica di alcuni passaggi legati alla musica e all’arte. E proprio la musica, elemento spesso centrale nei suoi romanzi, diventa anche qui una presenza costante, discreta ma significativa, capace di dare profondità emotiva alla narrazione.
Il titolo stesso, Una primavera candida e vermiglia, racchiude perfettamente l’anima del libro: la purezza e il sangue, la speranza e la violenza, la rinascita e la distruzione. È un romanzo attraversato continuamente da contrasti, dove la bellezza convive con la paura e dove persino nei momenti più oscuri rimane spazio per l’umanità. Della Fonte costruisce così un’opera coinvolgente e intensa, che riesce a essere insieme romanzo storico, thriller investigativo e racconto umano. Una storia di fughe, segreti, arte e memoria che accompagna il lettore lungo un viaggio carico di tensione e malinconia. Un libro avvincente, colto ma accessibile, capace di tenere viva la suspense fino all’ultima pagina e di lasciare addosso, una volta terminato, quella sensazione rara di malinconica bellezza che solo certi romanzi sanno creare.








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