Titolo: 72 ore di te
Autore: Darianne Schramm
Editore: Mondadori
Pagine: 296
Anno di pubblicazione: 2026
Prezzo copertina: 19,00 €
Acquista su Amazon: https://link.amazon/B0enA46pq
Recensione a cura di Luigi Pizzi
72 ore di te di Darianne Schramm è un romanzo young adult intenso, romantico e dolorosamente luminoso, costruito intorno a un’idea narrativa semplice ma potentissima: sapere esattamente quanto tempo resta da vivere a qualcuno. La protagonista, Sydney Hoffman, vede comparire sopra la testa delle persone una sorta di orologio al neon rosa quando mancano settantadue ore alla loro morte. Un dono, forse. Per lei, però, soprattutto una condanna. Perché conoscere la fine non significa poterla impedire. E convivere ogni giorno con questa consapevolezza ha trasformato Sydney in una ragazza sarcastica, diffidente, chiusa dentro un sistema di regole pensato per proteggerla dal dolore. Al centro della storia troviamo proprio Sydney e Peter Beckett, due personaggi costruiti quasi per opposizione. Lei guarda il mondo e vede continuamente ciò che può andare storto; lui sembra possedere invece una capacità quasi ostinata di trovare qualcosa di bello anche nelle situazioni peggiori. Sydney tiene le persone a distanza, annota su un quaderno rosso quelli su cui è comparso il conto alla rovescia, e cerca di non lasciarsi coinvolgere. Peter, nuovo arrivato a scuola, alto, occhi verdi e quasi sempre con un libro tra le mani, è invece gentile, curioso, ironico, di quella gentilezza che non appare mai ingenua o forzata. Non prova a “salvare” Sydney né a convincerla che le sue paure siano infondate: semplicemente resta. E proprio questa presenza, poco alla volta, incrina tutte le difese che lei si è costruita. A completare il quadro c’è Jules, la sorella minore di Sydney, impulsiva, diretta, spesso capace di dire ad alta voce proprio ciò che la protagonista non vorrebbe sentirsi dire. Dietro le battute e gli scontri tra le due emerge però una relazione segnata da un dolore familiare che entrambe hanno vissuto in modo diverso. Anche Charles, figura legata al passato di Sydney, contribuisce a spiegare quanto il suo rapporto con il dono sia stato condizionato dalla perdita, dal senso di colpa e dalla paura di coinvolgere altre persone nella propria vita.
La trama prende davvero forma quando Sydney rompe le regole che si era imposta da anni e racconta a Peter ciò che vede. Lui non scappa e, soprattutto, non guarda le persone destinate a morire nello stesso modo. Se la morte non può essere evitata, forse le ultime ore possono almeno essere rese un po’ migliori. È così che i due iniziano a muoversi per New York alla ricerca delle persone segnate dal conto alla rovescia, cercando di regalare loro qualcosa: un gesto gentile, una piccola attenzione, una possibilità di sentirsi visti. Non grandi imprese, ma momenti apparentemente insignificanti che finiscono per diventare il cuore del romanzo. Ed è proprio qui che 72 ore di te supera la sua premessa fantastica. L’orologio rosa non serve tanto a costruire suspense quanto a porre continuamente una domanda: perché aspettiamo di sapere che il tempo sta finendo prima di cominciare davvero a viverlo? Sydney ha trascorso anni concentrandosi sulle ultime settantadue ore degli altri e, quasi senza rendersene conto, ha smesso di vivere le proprie. Peter la costringe a guardare il problema da un’altra prospettiva: sapere che qualcosa finirà non rende meno prezioso ciò che viene prima. La storia d’amore nasce all’interno di questo contrasto. Sydney è spigoli, ironia e pessimismo; Peter è calore, libri e una fiducia nella vita che a tratti sembra persino irritante. Il loro rapporto cresce attraverso dialoghi, piccoli gesti, giornate trascorse insieme e quella familiarità che arriva senza grandi dichiarazioni. La componente romantica è tenera e convincente, ma non soffoca mai il tema principale. Più che raccontare un primo amore, Schramm racconta il rischio che comporta affezionarsi a qualcuno quando si è perfettamente consapevoli che ogni legame, prima o poi, comporta una perdita. Lo stile dell’autrice è scorrevole, immediato, molto vicino alla voce adolescenziale di Sydney. I dialoghi sono vivaci, spesso divertenti, e alleggeriscono una storia che avrebbe potuto facilmente diventare opprimente. New York contribuisce a dare movimento al romanzo: strade, corse improvvisate e piccoli incontri trasformano la città in uno spazio dove morte e vita continuano a sfiorarsi. In alcuni momenti il linguaggio può risultare fin troppo carico di imprecazioni, mentre la parte conclusiva avrebbe forse meritato qualche pagina in più per lasciare respirare meglio alcuni passaggi emotivi. Ma sono difetti che non compromettono la forza complessiva della storia. 72 ore di te è quindi un romance, ma anche un romanzo sul lutto, sulla paura e sulla difficoltà di lasciarsi conoscere davvero. È una storia che parla di morte senza essere soltanto triste e che, anzi, finisce per essere profondamente attaccata alla vita. Darianne Schramm costruisce un libro capace di far sorridere, innamorare dei suoi personaggi e poi stringere progressivamente il cuore, ricordando che non sono soltanto le ultime settantadue ore a contare. Conta tutto quello che viene prima: le persone che scegliamo, le parole che diciamo, i gesti che rimandiamo, il coraggio di restare anche quando sappiamo che nulla può durare per sempre.
Darianne Schramm è cresciuta a Gainesville, in Florida, ascoltando i suoni dei boschi e la musica di Tom Petty. Quando non è impegnata a scrivere storie che parlano di lutto, amore e personaggi dalle sfumature leggermente nichiliste, la potete trovare a mangiare il cioccolato più fondente possibile o a intavolare partite fin troppo agguerrite a Scarabeo. Laureata in Filosofia, attualmente è in Nuova Zelanda, dove sta studiando per ottenere un dottorato. Vive con il marito, la figlia e il loro inseparabile cane. 72 ore di te è il suo romanzo d’esordio.
Autore: Darianne Schramm
Editore: Mondadori
Pagine: 296
Anno di pubblicazione: 2026
Prezzo copertina: 19,00 €
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Recensione a cura di Luigi Pizzi
La trama prende davvero forma quando Sydney rompe le regole che si era imposta da anni e racconta a Peter ciò che vede. Lui non scappa e, soprattutto, non guarda le persone destinate a morire nello stesso modo. Se la morte non può essere evitata, forse le ultime ore possono almeno essere rese un po’ migliori. È così che i due iniziano a muoversi per New York alla ricerca delle persone segnate dal conto alla rovescia, cercando di regalare loro qualcosa: un gesto gentile, una piccola attenzione, una possibilità di sentirsi visti. Non grandi imprese, ma momenti apparentemente insignificanti che finiscono per diventare il cuore del romanzo. Ed è proprio qui che 72 ore di te supera la sua premessa fantastica. L’orologio rosa non serve tanto a costruire suspense quanto a porre continuamente una domanda: perché aspettiamo di sapere che il tempo sta finendo prima di cominciare davvero a viverlo? Sydney ha trascorso anni concentrandosi sulle ultime settantadue ore degli altri e, quasi senza rendersene conto, ha smesso di vivere le proprie. Peter la costringe a guardare il problema da un’altra prospettiva: sapere che qualcosa finirà non rende meno prezioso ciò che viene prima. La storia d’amore nasce all’interno di questo contrasto. Sydney è spigoli, ironia e pessimismo; Peter è calore, libri e una fiducia nella vita che a tratti sembra persino irritante. Il loro rapporto cresce attraverso dialoghi, piccoli gesti, giornate trascorse insieme e quella familiarità che arriva senza grandi dichiarazioni. La componente romantica è tenera e convincente, ma non soffoca mai il tema principale. Più che raccontare un primo amore, Schramm racconta il rischio che comporta affezionarsi a qualcuno quando si è perfettamente consapevoli che ogni legame, prima o poi, comporta una perdita. Lo stile dell’autrice è scorrevole, immediato, molto vicino alla voce adolescenziale di Sydney. I dialoghi sono vivaci, spesso divertenti, e alleggeriscono una storia che avrebbe potuto facilmente diventare opprimente. New York contribuisce a dare movimento al romanzo: strade, corse improvvisate e piccoli incontri trasformano la città in uno spazio dove morte e vita continuano a sfiorarsi. In alcuni momenti il linguaggio può risultare fin troppo carico di imprecazioni, mentre la parte conclusiva avrebbe forse meritato qualche pagina in più per lasciare respirare meglio alcuni passaggi emotivi. Ma sono difetti che non compromettono la forza complessiva della storia. 72 ore di te è quindi un romance, ma anche un romanzo sul lutto, sulla paura e sulla difficoltà di lasciarsi conoscere davvero. È una storia che parla di morte senza essere soltanto triste e che, anzi, finisce per essere profondamente attaccata alla vita. Darianne Schramm costruisce un libro capace di far sorridere, innamorare dei suoi personaggi e poi stringere progressivamente il cuore, ricordando che non sono soltanto le ultime settantadue ore a contare. Conta tutto quello che viene prima: le persone che scegliamo, le parole che diciamo, i gesti che rimandiamo, il coraggio di restare anche quando sappiamo che nulla può durare per sempre.

