17 dicembre 2011

Recensione: MARX E' MORTO di Carl Djerassi

Titolo: Marx è morto
Autore: Carl Djerassi
Editore: Di Renzo
ISBN: 9788883232312
Pagine: 264
Anno di pubblicazione: 2011
Prezzo copertina: 16,00 €

DESCRIZIONE
Ossessionato dalla curiosità di sapere cosa diranno di lui dopo il suo funerale, Stephen Marx, un prolifico scrittore, inscena la propria morte e, dopo aver abilmente composto il proprio necrologio, scompare, lasciando la moglie Miriam, i media e soprattutto Noah Berg, critico affamato di celebrità, a completare il quadro. Mentre Miriam si serve - e si innamora - di Noah per un'edizione critica delle sue opere, Marx riappare a San Francisco sotto mentite spoglie e diventa un caso letterario. Ma quando tutto sembra filare liscio, un incontro imprevisto rischia di compromettere i suoi piani. Come ha fatto Sabine Diehlsdorf a scoprire la sua vera identità? E cosa sta cercando di ottenere? 

RECENSIONE
Carl Djerassi è famoso soprattutto per essere il padre della pillola anticoncezionale, mentre pochi sanno che è anche uno scrittore. Onestamente devo ammettere, ahimé, che anche il sottoscritto rientrava in questa categoria.
Del resto quando ho ricevuto questo romanzo non sapevo bene cosa aspettarmi, considerando che l'autore è un professore di chimica e che la trama era alquanto particolare.
Il protagonista è Stephen Marx, un famoso scrittore, donnaiolo, autocentrato, egotista, ossessionato dalla critica, a tal punto da voler iscenare la propria morte per conoscere, da vivo, il proprio necrologio.
Ed è proprio quello che fà grazie all'aiuto dell'amico banchiere McPhearson.
Dopo la sua morte, Noah Berg, uno dei più importarti e autorevoli critici, particolaremente ostile a Marx, decide di contattare la vedova Marx, Miriam, per potere scrivere un'antologia critica delle sue opere. Il loro incontro, però, si rivelerà molto di più di un semplice rapporto di lavoro.
Intanto Sabine Diehlsdorf, aspirante giornalista, dopo aver ascoltato di nascosto la conversazione tra Marx e il banchiere, decide di sfruttare l'occassione per uno scoop giornalistico. Quando, infatti, Marx torna con lo pseudonimo di D. Mann, Sabine decide di rintracciarlo.
A carte scoperte, Marx deciderà di aiutare Sabine a scrivere la sua autobiografia, con la promessa che quest'ultima non dovrà rivelare nulla della sua "non-morte". Ma le cose andranno davvero così ?

Si tratta di un romanzo abbastanza complesso, che necessita di una lettura attenta per riuscire a cogliere, tra le righe, quello che va oltre la semplice storia raccontata.
L'essenza di questo romanzo, infatti, è il viaggio nella vita e nella psiche di uno scrittore, insicuro, ossessionato dal parere altrui.
Djerassi analizza, in modo dettagliato, il mondo letterario del suo personaggio svelando aneddoti, procedure, trucchi, metafore della scrittura. Ma soprattutto indaga sul complesso rapporto tra l'artista e la sua opera, quando quest'ultima viene percepita come il valore più prezioso. Del resto quando Marx lascia la sua precedente vita non fà altro che abbandonare tutti i vantaggi della vita materiale per dare nuova concretezza alla sua arte, al suo desiderio di staccarsi dal ruolo di "scrittore affermato" per esprimere un nuovo "se", libero da qualsiasi condizionamento.
Marx è morto diviene anche un romanzo formativo, quando l'attenzione si sposta su Sabine e sul suo percorso di crescita.

Una delle cose più difficili per uno scrittore è quella di dare la giusta introspezione ai personaggi. In questo caso, Djerassi descrive talmente bene l'interiorità dei suoi personaggi da rendere emozioni, desideri, pensieri quasi tangibili. Naturalmente lontani da qualsiasi stereotipo, i personaggi del romanzo vengono delineati in modo perfetto. I dialoghi sono brillanti e sfuggono qualsiasi forma di banalità.
La scrittura è raffinata e, allo stesso tempo, accessibile a tutti. Le continue citazioni letterarie, mai pedanti, arricchiscono il testo e la cultura del lettore.

Per il contenuto questo romanzo, tuttavia, non è di facile collocazione. L'analisi dettagliata del ruolo dello scrittore, del biografo, del critico, spesso finisce per diventare quasi filosofica, caratteristica che, naturalmente, rallenta il ritmo del romanzo. E tuttavia diviene aspetto molto interessante per quel pubblico di nicchia interessato a questi argomenti.

Dunque un romanzo che mi sento di consigliare, con qualche riserva; il dubbio è legato principalmente al reale interesse che questo romanzo può suscitare in un pubblico più ampio, meno interessato a determinati argomenti e più esigente nel ritmo. 
Secondo me è comunque una lettura con la quale vale la pena di cimentarsi, anche per aprirsi a qualcosa di originale, lontano dagli standard editoriali proposti dal mondo "commerciale".

L'AUTORE

Djerassi Carl (1923-), chimico statunitense di origine austriaca, emigrato negli Stati Uniti durante la Seconda Guerra Mondiale, dopo la laurea all’Università del Wisconsin, ha lavorato per la CIBA sviluppando anche insetticidi ormonali che si sono rivelati efficaci contro molti insetti senza risultare dannosi per i raccolti e per l'ambiente naturale (essendo biodegradabili). In seguito è divenuto direttore associato alle ricerche alla Syntex di Città di Messico. Attualmente insegna alla Stanford University. Autore di numerose e importanti ricerche di chimica organica, tra le quali l’analisi conformazionale di steroidi, la sintesi del cortisone da materie prime vegetali, la struttura dei triterpenoidi pentaciclici, degli alcaloidi indolici e di antibiotici di origine naturale), è noto soprattutto per le sue ricerche sui contraccettivi ormonali. È stato tra i primi ricercatori ad applicare la dispersione rotatoria della luce e il dicroismo circolare nella analisi chimica strutturale. Membro della Royal Society, è inoltre autore di romanzi e opere teatrali, e nel 2005, con il libro Operazione Bourbaki ha vinto il 3° Premio letterario Merck Serono, premio dedicato a saggi e romanzi che sviluppino un confronto ed un intreccio tra scienza e letteratura.
http://www.djerassi.com/