giovedì 2 aprile 2015

L'incontro con Jennifer Niven, autrice di "Raccontami un giorno perfetto"

Jennifer Niven
A cura di Eleonora Cocola

Dalla vita al romanzo
Il nuovo romanzo di Jennifer Niven, Raccontami un giorno perfetto (titolo originale All the bright places), che negli USA è subito diventato un caso editoriale, è finalmente arrivato nelle librerie di tutta Italia. Come ha svelato personalmente durante il nostro incontro, l’autrice americana ha riversato in questo libro moltissimo di sé e delle sue esperienze personali. A partire da vari dettagli che caratterizzano il personaggio di Violet, che con Jennifer ha in comune gli incoraggiamenti di una madre scrittrice, ma anche l’odio per lo stato dell’Indiana, dove l’autrice si traferì suo malgrado da adolescente: anche lei, come Violet, prima di scoprirne i luoghi più bizzarri, contava i giorni sul calendario per andarsene. A differenza di Violet però la Niven racconta di non essere stata una ragazza particolarmente popolare. A Violet l’autrice ha prestato anche le sue sofferenze: dalla perdita della sorella all’amore per un ragazzo che si suicidò e che le cambiò la vita.

Anche la spinta a scrivere questa storia è scaturita da un lutto, la morte nel 2013 del suo agente; l’ultima volta che si erano parlati, lui le aveva detto che il suo prossimo lavoro avrebbe dovuto essere una storia che non poteva assolutamente fare a meno di scrivere. Jennifer doveva cominciare un nuovo progetto, e ha voluto onorare le parole del suo agente, mettendosi a nudo con una storia che, paradossalmente, non aveva mai condiviso praticamente con nessuno. E qui, secondo Jennifer, sta il lato catartico della scrittura, nonché della lettura: esse ci ricordano che non siamo soli. È proprio questo il messaggio che l’autrice vorrebbe trasmettere con Raccontami un giorno perfetto: «I’d want people to remember that there are bright places… No matter what» cioè nessuno è veramente solo, tutti abbiamo qualcosa, o qualcuno, che illumina la nostra vita. Nonostante il target principale del romanzo siano gli Young Adults, il suo messaggio ha carattere universale, e a testimoniarlo è il successo che il libro sta avendo presso le più disparate fasce di età. Ovviamente non è stato facile perchè i risvolti emotivi hanno reso dolorosa la stesura di questo libro: racconta infatti di aver pianto molto scrivendo la storia di Violet, la sua storia, e questo ha creato un punto di contatto fondamentale coi lettori. L’unica cosa che l’ha aiutata a mantenere un po' di distacco è stata traslare gli avvenimenti che l’hanno colpita su un’età diversa da quella che aveva lei quando li ha subiti. Il coinvolgimento personale influenza anche il modo in cui l’autrice vive lo straordinario successo del suo romanzo: naturalmente ne è felicissima, ma allo stesso tempo se ne sente sopraffatta. Chi leggerà Raccontami un giorno perfetto troverà in Finch un personaggio particolarmente realistico e indimenticabile: secondo l’autrice questo è possibile perché è basato su un ragazzo che lei ha conosciuto e amato profondamente. Benché naturalmente si identifichi con Violet, è Finch il personaggio che sente di conoscere meglio.

Elle Fanning
Dal libro al film
Riguardo al film, che uscirà presto nelle sale, i fan del romanzo possono stare tranquilli: Jennifer parteciperà attivamente alla realizzazione della pellicola, perché regista, sceneggiatore e produttori vogliono che il film sia il più possibile fedele al libro. Già durante la stesura del libro la Niven ha fatto una sorta di pre-casting ai personaggi: Violet, per esempio, ha sempre avuto il volto di Elle Fanning (l’attrice è già stata scritturata per il film); per Finch invece aveva pensato inizialmente a Nicholas Hoult, ma poi il personaggio ha preso una vita propria ed è cambiato con l’evolversi della trama…

Qualche curiosità in più…
La scelta di inserire spesso e volentieri brani tratti da Virginia Woolf e da Cesare Pavese non è casuale: deriva da un libro che il suo migliore amico le ha regalato prima di iniziare a scrivere il libro, contenente le lettere d’addio scritte da autori che si erano suicidati: Jennifer ha scelto quelle a suo parere più poetiche e più adatte a Finch. «Germ Magazine», la rivista on line che Violet crea alla fine del libro, esiste davvero: stavolta la scelta è stata strategica: Jennifer, scrivendo il libro, si è detta che sarebbe stato davvero figo, «cool», se Germ fosse esistita davvero all’uscita del romanzo... quindi l’ha creata. Ora il progetto ha preso vita, con una redazione estesa composta da una cinquantina di volontari che hanno completamente preso in mano il magazine – tanto che talvolta bocciano le proposte di Jennifer.

Scena tratta dal film "Il buio oltre la siepe"
Il mestiere della scrittura secondo Jennifer Niven
Il motore che l’ha spinta a scrivere è stato il desiderio di scrivere quello che avrebbe voluto leggere: è questo il consiglio che l’autrice dà ai giovani che si approcciano alla scrittura; bisogna scrivere davvero, tutto quello che passa per la testa, senza vergogna e senza paure: è fondamentale scrivere tanto e leggere ancora di più! Lei stessa ha sempre letto moltissimo: Il buio oltre la siepe di Harper Lee è uno dei suoi libri preferiti, insieme ad A sangue freddo, il romanzo che vorrebbe aver scritto. Ora che è una scrittrice affermata, Jennifer vive il suo mestiere molto seriamente: dimentichiamoci il topos dello scrittore che lavora da Starbucks col suo portatile, la Niven ha bisogno di tranquillità e concentrazione. Quando scrive non è in grado nemmeno di ascoltare la musica perché le parole delle canzoni la distraggono: se si mettesse a lavorare in un bar non farebbe che ascoltare le conversazioni della gente!

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