giovedì 14 gennaio 2016

La recensione in anteprima di LA PIANISTA DI AUSCHWITZ, il nuovo romanzo di Suzy Zail. Da oggi in libreria

Titolo: La pianista di Auschwitz
Autore: Suzy Zail

Editore: Newton Compton
Pagine: 256
Anno di pubblicazione: 2016

Prezzo copertina: 7,43 €


1944. Hanna Mendel, ebrea quindicenne, è una pianista di talento che vive con la famiglia nel ghetto di Debrecen (Ungheria). Quando, il 20 giugno del 1944, il ghetto viene chiuso dai tedeschi, la famiglia Mendel viene trasferita prima al mattonificio Serly e dopo al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, dove Hanna, mentendo sull'età, riesce a rimanere con la mamma, già debole e mentalmente instabile, e la sorella maggiore Erika, evitando così la camera a gas. Entrate nel campo di sterminio, le donne vengono sottoposte a quel processo di spersonalizzazione che le porterà ad essere dei
semplici numeri: sporche, scheletriche e senza capelli, tormentate dal freddo, dalla stanchezza e dalla fame, nonché dalla paura di morire in qualsiasi momento - di stenti o semplicemente con una pallottola in testa. 

Baracca di Birkenau
Inoltre per Hanna significa anche dover rinunciare alla musica, la sua grande passione. Un giorno, però, le viene offerta l'opportunità di partecipare ad un provino per diventare la nuova pianista del comandante. Hanna odia quell'uomo, così come odia tutti i tedeschi, ma decide di partecipare per continuare a suonare e procurarsi qualcosa da mangiare in più, per sé e la sorella Erika. Quando all'inizio viene scelta, grazie al giudizio positivo di Karl - il giovane e odioso figlio del comandante, Hanna si sente una privilegiata, ma pian piano scopre il disprezzo delle altre donne ebree - che la considerano una traditrice - e la pericolosità del suo nuovo lavoro: una sola nota sbagliata può significare la fine. Eppure sarà proprio Karl, il ragazzo dallo sguardo assente e apparentemente insensibile a tutto l'orrore che lo circonda, a salvarle la vita e farle scoprire come l'odio può trasformarsi in un sentimento diverso....

Prigionieri nei campi di sterminio
La pianista di Auschwitz non è una storia vera, a differenza di tante altre pubblicazioni sull'argomento, ma rappresenta lo stesso una testimonianza fedele, e allo stesso tempo agghiacciante, degli orrori dei campi di concentramento tedeschi, dove persero la vita miliori di ebrei - di cui la metà proprio di origine ungherese. Suzy Zail descrive bene il processo di spersonalizzazione a cui furono sottoposti ebrei, zingari, omosessuali, disabili, malati e oppositori politici, finalizzato a trasformare delle persone in bestie pronte a tutto per sopravvivere, e capaci di provare solo odio: "Imparai che essere solidali era da deboli e la brutalità una virtù, in quel mondo alla rovescia". In quest'ottica però, la storia tra Karl e Hanna, due giovani ragazzi che dovrebbero odiarsi e che invece imparano ad amarsi partendo dalla passione comune per la musica, rappresenta uno straordinario esempio di come sia impossibile distruggere valori come l'amore, la solidarietà, il coraggio, la bellezza, anche a fronte di barbarie e crudeltà inimmaginabili. La pianista di Auschwitz è anche un inno alla musica: un mezzo per rompere barriere, incontrarsi, conoscersi e trasmettere emozioni.

Orchestra nel capo di concentramento
La storia è narrata in prima persona da Erika, una ragazza profonda e allo stesso tempo forte come lo sconfinato amore che riesce a provare: per la musica, per la famiglia, per Karl, per la vita. Suzy Zail ci regala un romanzo stuggente, intenso e commovente, utile per ricordare e allo stesso tempo guardare al mondo con occhi diversi.

"Non mi vergogno di ciò che sono, avrei voluto dirgli. Sono orgogliosa di essere un'ebrea. Vivo dietro quel filo spinato insieme a filosofi, scienziati, artisti e insegnanti, a zingari, poeti e compositori. Tu vivi in una casa piena d'odio."

L'AUTRICE
Suzy Zail ha lavorato come avvocato prima di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura. In uno dei suoi libri ha raccontato la storia del padre, un sopravvissuto all’Olocausto. La Newton Compton ha pubblicato Il bambino di Auschwitz e La pianista di Auschwitz. Vive a Melbourne. 

Se avete voglia di recarvi al cinema, un film interessante sulla Shoah in uscita il 21 gennaio, vincitore del Grand Prix allo scorso Festival di Cannes e del Golden Globes come Miglior Film Straniero, candidato agli Oscar 2016, è Il figlio di Saul del regista Laszlo Nemes.


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