4 novembre 2016

L'intervista a Valentina D'Urbano, talento emergente della letteratura italiana

Valentina D'Urbano
Ciao Valentina, benvenuta nel blog “Libri & Cultura”! Grazie per aver raccolto l’invito. Partiamo con una domanda apparentemente semplice: chi è Valentina D’Urbano e quando nasce la passione per la scrittura?

Ciao, e grazie a voi per l’invito! Sono una scrittrice. Dico che sono una scrittrice e non che faccio la scrittrice perché questo lavoro è la passione della mia vita, fin da bambina. Certo non è l’unica ma è sicuramente la più forte.

Una curiosità: la cosa che ami e quella che odi di più quando scrivi.

La cosa che amo di più è il rituale del tè: quando sto per scrivere una scena importante o un punto di snodo mi fermo, chiudo il
computer e prendo il tè. La cosa che odio è ovviamente essere disturbata con telefonate, messaggi o richieste. Molta gente purtroppo crede che questo non sia un lavoro e pensa quindi di avere il diritto di disturbarmi. Comunque non ci riprovano mai una seconda volta.

Parliamo dei tuoi romanzi. L’ultimo in ordine di tempo è “Non aspettare la notte”. Che cosa ci racconta l’autrice?

In questo libro vi racconto una storia vera (seppur romanzata): Angelica e Tommaso esistono, e per me è stato molto difficile scrivere di loro proprio per questo motivo. Li conosco, so chi sono e cosa vivono e mi sentivo quasi in soggezione a sapere che potevano leggere quello che scrivevo, potevano non essere d’accordo. Perché un lettore può non essere d’accordo, ma il tuo personaggio no.

Ho letto sul tuo profilo facebook: «I personaggi sono un filtro di ciò che lo scrittore è. Nel mio nuovo libro io sono Tommaso. Ne “Il rumore dei tuoi passi” ero Beatrice, ma io non me n’ero accorta. Fu mia madre a farmi notare che Beatrice era stronza come me. I personaggi sono contenitori, che racchiudono anche le parti brutte dello scrittore. I personaggi sono anche una terapia». Ci spieghi meglio questa frase?

Io credo che come tutte le istanze creative, la scrittura aiuti a trasformare emozioni e sentimenti negativi in slanci positivi. Mettendo su carta alcune ansia, problemi e paure, io me ne libero perché riesco ad analizzarle con occhio più lucido. È una terapia. L’arte tutta è una terapia.

Tommaso e Angelica come Valentino e Alfredo: perché i tuoi personaggi esprimono tanta sofferenza?

E però esprimono anche tanta gioia e tanta voglia di vivere. Non mi piace raccontare storie fatte di sola luce, la vita reale non è semplice per nessuno, ancor meno per i miei personaggi. Le mie storie sono fatte di luce e ombra, mi piace raccontare aspetti difficili e complicati della vita, vedere come, nei momenti neri, siamo capaci di tirare fuori una forza insospettabile che sa brillare.

Si può dire che nelle tue storie cerchi di far emergere problematiche sociali di grande attualità: penso al degrado e al disagio sociale nelle periferie, alla tossicodipendenza, al crimine, alla solitudine, alla diversità, all’accettazione di sé. Tu che vivi in una grande città come Roma, pensi si stia facendo qualcosa per offrire una risposta a questi problemi o pensi che la “Fortezza” sia destinata a rimanere una zona franca?

La società sta inevitabilmente cambiando, alcuni aspetti delle problematiche di cui racconto nei miei libri, stanno sparendo, si stanno trasformando. Merito anche di una tecnologia che adesso ci rende tutti allo stesso livello, dà a tutti diritto di parola. Il problema però rimane irrisolto, anzi mi sembra stia dilagando. La mancanza di cultura. È questa mancanza a renderci diversi, intolleranti, disagiati. Un mio professore diceva che spesso non si muore di fame ma di ignoranza. A distanza di tanti anni mi rendo conto che è vero.

A proposito della Fortezza, perché utilizzare sempre un nome di fantasia (penso anche a Borgo Gallico e Roccachiara) per indicare luoghi che esistono nella realtà? Si cerca di suscitare la curiosità del lettore o è semplicemente un modo per dare una valenza “universale” alle storie che racconti?

La Fortezza può esistere dovunque, così come Roccachiara o Borgo Gallico. Ognuno può immaginarlo dove e come vuole. La valenza uiversale per me è importante e mi permette anche alcune licenze. Posso inventare come più mi piace, senza rimanere ingabbiata in una descrizione, senza dover sentir dire: “Quel posto non è come ce lo racconti”. Be’, invece è proprio come ve lo racconto, perché l’ho inventato io.

Il rumore dei tuoi passi, Acquanera, Quella vita che ci manca, Alfredo, Non aspettare la notte: qual è il romanzo preferito di Valentina D’Urbano?

Il romanzo preferito è sempre l’ultimo che ho scritto, quindi tutti loro sono stati “preferiti” per un certo periodo.

Lo scrittore/la scrittrice preferiti di Valentina D’Urbano e un libro imperdibile che consigli ai lettori del blog.

A me piacciono molto i contemporanei italiani, e non è una novità se dico Niccolò Ammaniti. Per il libro invece, consiglio la quadrilogia dell’amica geniale. La cosa più bella che abbia letto negli ultimi dieci anni.

Facciamo un salto nell’attualità. Che cosa pensi di Donald Trump e Hillary Clinton?

Che gli americani si trovano a scegliere tra il male minore. Ma con Donald Trump alla presidenza immagino che torneremmo indietro di molti anni, sarebbe anche peggio dei Bush.

Una domanda rivolta al futuro. Hai già iniziato a scrivere il tuo prossimo romanzo? Vuoi anticiparci qualcosa?

Ho iniziato a scrivere ma vado piano, me la godo. Non ho più intenzione di correre, i miei lettori affezionati avranno la pazienza di aspettarmi. Nel nuovo romanzo c’è sicuramente il mare, più di questo non dico.

Qualcuno ha scritto di te: “Tanto rabbiosamente primitiva, quanto capace di plasmare personaggi commoventi”. Che ne dici?

È un bell’apprezzamento, rispecchia quello che sono anche mentre scrivo.

Valentina grazie di essere stata con noi e grazie per le emozioni che ci regali con i tuoi romanzi. Aspettiamo con ansia il prossimo.

Grazie a voi e a presto!

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