Recensione: Il Principe. Il romanzo di Cesare Borgia, di Giulio Leoni

Titolo: Il principe. Il romanzo di Cesare Borgia
Autore: Giulio Leoni
Editore: Nord
Pagine: 351
Anno di pubblicazione: 2018
Prezzo copertina: 16,90 €


Recensione a cura di Mario Turco

La Storia come un rifinito raccoglitore di storie: alcune veritiere, altre verosimili, le rimanenti completamente inventate. Potrebbe essere questa una definizione iconica della scrittura di Giulio Leoni, uno degli scrittori italiani più conosciuti all’estero anche grazie al ciclo di Dante Alighieri detective ante-litteram in un Medioevo dalle forti connotazioni esoteriche. La singolare tendenza a mischiare eventi che trovano riscontro nei manuali scolastici ad altri piegati dalla penna dell’autore a far emergere letture nuove assume in alcuni casi, mi riferisco naturalmente al collettivo
Wu-Ming, forti connotazioni politiche. Non è il caso di Leoni che nel libro in esame, “Il principe - Il romanzo di Cesare Borgia” si serve di questo nuovo genere letterario per scopi più ludici, sterilizzati dal punto di vista della posizione ideologica. 

Partendo da una figura che sin dal suo apparire seppe catalizzare le attenzioni dei contemporanei grazie ad una spregiudicata condotta di realpolitik in anticipo sui tempi, lo scrittore romano s’inserisce con lo stile brillante che gli è proprio sul recente revival di serie tv e addirittura omaggi videoludici al Duca Valentino. E lo fa ripercorrendo i principali avvenimenti della vita del figlio bastardo di un Papa con una coloritura psicologica ricca di sfumature. Leoni non nasconde mai la fascinazione che egli stesso prova nei confronti di un condottiero abile e fortunato fin che si vuole (essere figlio di un regnante potente come quello vaticanense gli aprì porte diplomatiche precluse, ad esempio, a Ludovico il Moro) ma che seppe far temere a potenti signori del tempo l’unificazione del Regno d’Italia sotto un’unica corona. “O Cesare o nulla” era d'altronde il motto che al meglio seppe esprimere la sua filosofia giocando sull'omonimia con l’avo romano: o la sottomissione di tutte le terre italiche sotto la sua guida o nulla. Il romanzo di Leoni salta senza apparente ordine cronologico tra fasi importanti della breve vita del condottiero ed eventi privati arricchiti da fantasia gotica. Così il fatalismo sulla sua fine prematura che aleggia spesso nelle parole del protagonista si fa, ad esempio, disegno divino con il personaggio della strega Zlata, incontrata in una Corte dei Miracoli che omaggia Victor Hugo. Qui Leoni ha modo di sfogare la sua vena bizzarra-orrorifica e ammanta la terribile coppia con un velo di amor perverso dai toni comunque mai eccessivi. Ma l’attenzione dello scrittore sta in particolar modo negli scambi dialogici del Borgia con due dei più preclari fiorentini: Niccolò Macchiavelli e Leonardo da Vinci. 

Per quanto riguarda l’autore de “Il principe” egli ripete senza particolare drammatizzazione le note storiche rintracciabili perfino su Wikipedia: il Valentino fu il modello del famoso libello che delineava con asciutta analisi politica priva di fronzoli la figura ideale che avrebbe dovuto liberare l’Italia dall'influenza straniera. Maggiore libertà l’autore si prende invece per quanto riguarda la figura dell’eclettico inventore, destinatario e autore di una teoria estetica forse un tantino azzardata per un uomo senza lettere e un militare sì di buoni studi ma intento più a ideare complotti che raffinate elucubrazioni sul senso del bello. Ciò che a Leoni si può sicuramente riconoscere è il talento di saper accattivare l’attenzione dei lettori con trovate letterarie che pur basandosi ampiamente su fatti documentati sanno renderli sanguigni anche agli occhi di gente che ha visto da tempo sdoganato il limite del politicamente corretto. La migliore esemplificazione di ciò si trova proprio nel finale con la descrizione particolareggiata della Congiura di Magione, dove Cesare Borgia calpestò elementari diritti di ospitalità uccidendo a tradimento i suoi comandanti convocati per la stipula di una tregua. Aver posto proprio nelle ultime pagine questo esecrabile atto di viltà senza nessuna riconciliazione (impossibile) destabilizza la visione del lettore e lo lascia con un profondo senso d’inquietudine.

L'AUTORE
Giulio Leoni, romano, è uno degli scrittori italiani di gialli storici e di narrativa del mistero più conosciuti all’estero, grazie anche alla fortunata serie di romanzi dedicati alle avventure investigative di Dante Alighieri, che è stata tradotta in tutti i maggiori Paesi del mondo. Ma oltre a riguardare il remoto passato, i suoi interessi vanno anche verso la storia del secolo appena trascorso, soprattutto nei suoi aspetti meno conosciuti e controversi. Studioso delle avanguardie artistiche,è un appassionato di storia dell’illusionismo e della pop-culture degli anni ‘50 e ‘60, di cui ricerca e colleziona testimonianze e memorabilia. Elementi che trasporta spesso nei suoi romanzi, dove anche le trame più imprevedibili e sorprendenti si sviluppano su uno sfondo storico ricostruito con grande precisione, e in cui personaggi reali e finzione narrativa s’intrecciano, dando vita a un teatro delle ombre enigmatico e affascinante.

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