18 ottobre 2019

Recensione: Fiabe norvegesi, a cura di Bruno Berni

Titolo: Fiabe norvegesi
Autore: Bruno Berni (a cura di)
Editore: Iperborea
Pagine: 192
Anno di pubblicazione: 2019
Prezzo copertina: 16,00 €

Recensione a cura di Marika Bovenzi

La casa editrice Iperborea è famosa per la serie dedicata alle fiabe nordiche, dei racconti di terre lontane e selvagge, i cui abitanti -spesso poveri- venivano coinvolti dalla magia pura. La tradizione fiabesca dei paesi che hanno dato i natali alla civiltà norrena, è nata solamente nell’Ottocento grazie a delle figure capaci di trascrivere tutte quelle storie che per secoli sono state tramandate oralmente. Anche in questo caso, con le Fiabe Norvegesi, il curatore Bruno Berni ha attinto alla raccolta ottocentesca di Asbjørnsen e Moe, portando così in Italia dodici fiabe inedite del panorama nordico. Tra queste, a mio avviso di particolare interesse sono: Il gigante che aveva nascosto il suo cuore, in cui si narrano le vicende di un re che aveva sette figli che mandò in cerca di una sposa, tranne Ceneraccio, l’ultimo tra i principi che volle tenere vicino. I sei fratelli al ritorno con le principesse furono trasformati in pietra da un gigante e Ceneraccio partì alla loro ricerca. Lungo il cammino aiutò un corvo, un salmone ed un lupo che a loro volta lo aiutarono a cercare il cuore del gigante per annientarlo e salvare i suoi fratelli.

Il ragazzo che andò dal vento del Nord a farsi restituire la farina, che ci narra la storia di una madre molto povera e malaticcia che chiese al figlio di andare nella dispensa a prendere della farina. Questa però, volò via a causa del vento del Nord e il ragazzo decise di andare a trovarlo per farsela restituire. Il vento dal canto suo, non aveva la farina, ma in cambio gli diede prima una tovaglia magica capace di apparecchiare con diversi cibi prelibati, poi un caprone capace di creare danari d’oro, ed infine un bastone capace di picchiare chiunque glieli avesse rubati. Il figlio della vedova, il racconto di un giovane ragazzo figlio di una vedova molto povera che lo mandò via di casa per cercare un lavoro. Il giovane trovò rifugio presso un troll che in casa aveva quattro stanze proibite. Ogni volta che partiva vietava al ragazzo di accedervi, ma quest’ultimo imperterrito vi entrava ugualmente, prendendo poi bastonate dal troll. Nell’ultima stanza che visitò, incontrò un cavallo parlante che lo spronò a fuggire lontano e durante la fuga riuscirono a sconfiggere il troll. Il ragazzo povero venne poi portato dal cavallo parlante presso un castello dove cominciò a lavorare come aiutante giardiniere. Ma la magia lo aveva fatto talmente bello che la principessa se ne innamorò e lui fu imprigionato. Alla fine scoppiò una guerra e il ragazzo decise di prendervi parte accompagnato dal cavallo parlante. Vinsero e lui poté sposare la principessa mentre il cavallo fu sciolto dall’incantesimo e ritornò ad essere un principe. E ancora, Il ragazzo che si trasformò in leone, falco e formica, in cui ci vengono narrate le gesta di un ragazzo che partì alla ricerca di un lavoro. Durante il suo cammino incontrò un leone, un falco e una formica che litigavano per ottenere una parte di un cavallo morto. Chiesero aiuto al giovane che, dal canto suo, divise equamente le razioni. I tre lo ringraziarono e gli concessero in dono la facoltà di trasformarsi come loro. Il ragazzo, grazie a questi poteri, incontrò una principessa che era stata promessa in sposa ad un troll che ogni settimana mandava un drago a nove teste a controllarla. Il nostro protagonista, trasformandosi in leone riuscì a sconfiggerlo e a partire per recuperare la principessa nella montagna del troll. Lì, trovò altre principesse, sorelle della ragazza che amava, tutte prigioniere di troll cruenti, ma grazie ad un trucco e al recupero di una briciola d’oro sotto la lingua di una testa di drago, riuscì a liberarle tutte e a far sì che la montagna si trasformasse in un castello d’oro.

Lo stile di queste fiabe è elegante e accompagna un linguaggio forbito, ma comprensibile. Protagonisti indiscussi invece, sono sempre giovani poveri alla ricerca di una fortuna che si presenta sotto forma di allegoria, mentre girovagano per un mondo ancora verdeggiante, antico e incontaminato. Inoltre, l’autore ci tiene a sottolineare che pur essendo tutte fiabe provenienti dalla tradizione orale nordica, e quindi somiglianti tra loro, quelle norvegesi si distinguono per diversi particolari come: fattorie che diventano castelli, paesaggi di campagna che si trasformano in boschi ed enormi spazi aperti, e principi e sovrani che si tramutano in ragazzi ignorati e poveri che dimostrano il loro valore prevalendo su tutti. Personalmente, tra tutte le fiabe lette finora, probabilmente quelle che mi piacciono di più sono proprio queste norvegesi: da un lato per l’atmosfera rassomigliante le fiabe dei fratelli Grimm; dall’altro per la volontà di riscatto dei personaggi ritenuti inferiori, inutili e ai margini della società. In conclusione, non potrete non amare una raccolta di racconti magici accompagnati -tra le altre cose- da meravigliose illustrazioni realizzate dall’artista Vincenzo Del Vecchio. Consigliatissimo!