La recensione dello spettacolo "La notte finisce all'alba", in scena al Teatro Trastevere fino al 27 Marzo

Recensione a cura di Mario Turco

"L'opera tradotta bene è lodata in due modi contrastanti: non sembra tradotta, si dice; oppure, diversamente, è davvero la stessa opera, la si trova straordinariamente identica; ma, nel primo caso, si cancella l'origine dell'opera, a beneficio della nuova lingua; nel secondo caso, a beneficio dell'opera, si cancella l'originalità delle due lingue; in ogni caso, è andato perso qualcosa di essenziale". Così il pensatore francese Maurice Blanchot in uno dei suoi libri più importanti dava risalto, col suo stile raffinato, all'importanza del tradurre. Sono proprio queste parole a risuonare nella testa dopo la visione de "La notte finisce all'alba", in scena al Teatro Trastevere di Roma fino al 27 Marzo per la regia e la drammaturgia di Giancarlo Moretti. 


Lo spettacolo è una libera interpretazione di una delle opere più importanti del palcoscenico degli ultimi due secoli, "Spettri", di Henrik Ibsen, capace sin dalla sua prima apparizione nel 1882 a Chicago di segnare una tappa fondamentale con la sua sferzante critica anti-borghese. Ecco allora che la riscrittura di Moretti riesce insospettabilmente ad evitare i rischi segnalati da Blanchot nella traduzione - ed in senso largo della ri-trasposizione - riuscendo invece, in un mirabile pendolo tra epoche, a conservare i punti di forza dell'originale e di questa versione. "La notte finisce dell'alba" è infatti un riuscito esercizio di rimaneggiamento, pensato dal regista per oltre due anni, che parte mantenendo inalterati i personaggi dell'autore norvegese e modificando soprattutto la struttura della pièce originale. Non più i tre lunghi atti di "Spettri" ma un più serrato atto unico, asciugato tra l'altro (forse fin troppo, è l'unica critica che ci sentiamo di muovere) delle tragedie collaterali, soprattutto quella finale di Osvald. Per il resto "La notte finisce all'alba" trasporta la vicenda dagli anni finali dell'Ottocento ai Sessanta del Novecento, mantenendo inalterata invece l'agiatezza economica della famiglia Alving. I quadri di Mirò e Kandinskij delimitano un salotto che fa di un’asciutta ed ostentata dignità la sua principale ragion d’essere. Il misterioso incipit è affidato alla cameriera Regine, la giovane domestica della magione che, illuminata dall’occhio di bue, sistema con grazia ma anche ravvisabile tristezza i fiori sul vaso. 


L’opera si apre allora col dialogo a due tra la ragazza e l'amico di famiglia, il noto esponente politico Manders - che Moretti ha la grande intelligenza di modificare dall'originale cardinale che era, sia per maggiore vicinanza sociale sia per un risvolto sentimentale inedito rispetto alla versione ibseniana - da cui si comincia a capire il grande bigottismo dell’uomo. Il successivo intervento della vedova Alving (la bravissima Giovanna Cappuccio) comincia a far intravedere i rapporti tormentati della moglie col defunto capofamiglia, al quale sarà presto dedicato ipocritamente un asilo finanziato col suo lascito testamentario e patrocinato dal sospettosamente solerte Manders. La verbosa struttura di questa parte viene improvvisamente interrotta da quella che è la modifica più sostanziale rispetto all’originale: l’apparizione reale del signor Alving, a cui i familiari si rivolgono con straniante noncuranza. Moretti lo ritrae spietato ed altero come si poteva indovinare dagli aneddoti degli altri personaggi e ne fa il definitivo catalizzatore delle tensioni che si respiravano prima. Gli “spettri” continuamente evocati dagli fitti scambi verbali tra i personaggi tornano in vita soltanto per prolungare i tormenti della famiglia. Il segreto legame familiare che si credeva sepolto insieme all'Ingegnere – con finezza istituzionale da Manders preferito, nella dedica del cospicuo lascito, a Cavaliere perché avvertito dal popolo come più umile – infesta invece quest'ultima notte che finirà all'alba, come tutte le notti, ma portando con sé, avvolta all'unico vero spettro della scena, la distrutta Regine.

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