Recensione: La ragazza delle erbe, di Elizabeth Delozier

Titolo:
La ragazza delle erbe
Autore: Elizabeth Delozier 
Editore: Piemme
Pagine: 352
Anno di pubblicazione: 2026
Prezzo copertina: 19,90 €

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Recensione a cura di Luigi Pizzi

La ragazza delle erbe
è una storia che intreccia formazione, medicina e coraggio femminile sullo sfondo dell’Europa del Trecento, quando la paura della peste e il peso delle gerarchie sociali scandivano ogni scelta. Ad Avignone, nel 1347, Elea Blanchet vive tra erbe medicinali e parti difficili, seguendo l’insegnamento della madre. È giovane, brillante, ma consapevole di quanto la sua indipendenza sia fragile. In un mondo in cui le donne devono restare entro confini precisi, la sua curiosità e il desiderio di imparare diventano quasi una colpa. Le accuse che avevano colpito la madre, considerata da alcuni una strega, continuano a gettare un’ombra su di lei, ricordandole che la conoscenza femminile può trasformarsi facilmente in pericolo. L’incontro con Guy de Chauliac, medico del papa, apre per Elea una possibilità inattesa. Il loro rapporto è uno degli aspetti più interessanti del romanzo: non è solo quello tra maestro e allieva, ma un confronto tra due modi di intendere la medicina: d una parte il sapere accademico; dall’altra l’esperienza pratica dell’erboristeria e dell’ostetricia. La collaborazione tra i due nasce dal rispetto reciproco e cresce nel corso della storia, diventando un’alleanza contro l’ignoranza e la paura.


Accanto a loro si muove una galleria di personaggi che contribuisce a rendere il racconto corale. La sorella gemella Margot rappresenta una strada diversa: quella dell’adesione alle aspettative sociali, del matrimonio come protezione, ma anche come possibile rinuncia. Il loro rapporto mette in luce il contrasto tra due modelli di vita femminile, mostrando come entrambi possano rivelarsi fragili in tempi di crisi. Anche la figura del padre, affettuosa e discreta, offre uno sguardo più intimo sulla dimensione familiare, mentre l’arrivo della regina Giovanna introduce una prospettiva legata al potere e alla precarietà della posizione femminile anche ai vertici della società. L’arrivo della peste segna una svolta narrativa e tematica. Il romanzo esplora la fragilità della conoscenza umana di fronte a un male sconosciuto e la disperazione collettiva che ne deriva. Elea e Guigo cercano soluzioni, studiano testi, sperimentano rimedi, ma la morte continua ad avanzare. In questo clima emergono dinamiche tristemente ricorrenti: la ricerca di capri espiatori, la violenza contro le minoranze, l’antisemitismo che si diffonde alimentato dalla paura. Il libro mostra come, nei momenti più bui, la razionalità venga spesso sopraffatta dalla necessità di trovare un colpevole.

 
Un’altra tematica centrale è quella della vocazione. Elea vuole essere una guaritrice, non soltanto per inclinazione personale ma per un bisogno profondo di dare senso al proprio posto nel mondo. Questa scelta la espone, la rende vulnerabile, ma allo stesso tempo la definisce. Il romanzo insiste su questa tensione tra desiderio di autonomia e aspettative sociali, sottolineando quanto fosse difficile per una donna del Trecento scegliere una strada diversa. La narrazione è scorrevole e coinvolgente, capace di alternare momenti più intimi a scene di forte tensione. L’ambientazione medievale prende forma attraverso dettagli concreti: le pratiche mediche, le paure religiose, la vita quotidiana durante l’epidemia. Tutto contribuisce a costruire un quadro vivido, in cui i personaggi si muovono con naturalezza. La ragazza delle erbe è, in definitiva, una storia di resistenza e di identità. Racconta la determinazione di una giovane donna che cerca di affermare il proprio talento in un’epoca ostile, ma anche la fragilità di una società travolta dalla paura. Chiudendo il libro resta la sensazione di aver attraversato una vicenda intensa, in cui il coraggio individuale si confronta con le forze della storia, e in cui la ricerca di conoscenza diventa un atto di sfida contro l’ignoranza e il pregiudizio.

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