Titolo: L'isola dei fili perduti
Autore: Eleonora D'Errico
Editore: Rizzoli
Pagine: 400
Anno di pubblicazione: 2025
Prezzo copertina: 18,50 €
Recensione a cura di Luigi Pizzi
Con L'isola dei fili perduti Eleonora D'Errico restituisce voce alle impiraresse veneziane, donne il cui lavoro paziente e silenzioso ha contribuito per secoli alla fama delle perle di Murano, ma che sono rimaste ai margini della memoria collettiva. Ne nasce un romanzo di formazione che si intreccia con la narrativa storica e il romanzo sociale, capace di emozionare senza mai rinunciare al rigore della ricostruzione storica. La vicenda si svolge nella Venezia del 1895, una città sospesa tra il fascino decadente della Belle Époque e le profonde disuguaglianze sociali che attraversano il suo tessuto urbano. La protagonista è Lena, tredicenne del sestiere di Castello, che lavora come impiraressa insieme alla madre e alle altre donne della famiglia, infilando minuscole perline di vetro per pochi spiccioli. È un mestiere antico, tramandato di generazione in generazione, ma anche un lavoro duro, invisibile e sottopagato. La notte del terremoto che scuote Venezia segna una frattura nella sua esistenza. Costretta a lasciare la propria casa, Lena entra come domestica a Ca' Cappello, presso Lady Enid Layard, nobildonna inglese colta e raffinata. Quel palazzo affacciato sul Canal Grande rappresenta per la ragazza l'ingresso in un mondo completamente nuovo, popolato da artisti, archeologi, scrittori e intellettuali provenienti da tutta Europa. Attraverso gli incontri, la lettura e la scoperta del valore delle idee, Lena comprende lentamente che il destino che sembrava già scritto per lei può essere cambiato. Parallelamente cresce la consapevolezza delle ingiustizie che colpiscono le impiraresse. Le interminabili giornate di lavoro, le paghe irrisorie e l'assenza di qualsiasi tutela spingono Lena a guardare con occhi diversi la realtà che l'ha sempre circondata. Il suo percorso personale finisce così per intrecciarsi con quello di tante altre donne che, unite dalla stessa condizione, trovano il coraggio di organizzarsi dando vita alla prima Lega delle impiraresse, trasformando una silenziosa rassegnazione in una concreta richiesta di dignità e diritti.
Autore: Eleonora D'Errico
Editore: Rizzoli
Pagine: 400
Anno di pubblicazione: 2025
Prezzo copertina: 18,50 €
Acquista su Amazon: https://amzn.to/4eSb7b4
Con L'isola dei fili perduti Eleonora D'Errico restituisce voce alle impiraresse veneziane, donne il cui lavoro paziente e silenzioso ha contribuito per secoli alla fama delle perle di Murano, ma che sono rimaste ai margini della memoria collettiva. Ne nasce un romanzo di formazione che si intreccia con la narrativa storica e il romanzo sociale, capace di emozionare senza mai rinunciare al rigore della ricostruzione storica. La vicenda si svolge nella Venezia del 1895, una città sospesa tra il fascino decadente della Belle Époque e le profonde disuguaglianze sociali che attraversano il suo tessuto urbano. La protagonista è Lena, tredicenne del sestiere di Castello, che lavora come impiraressa insieme alla madre e alle altre donne della famiglia, infilando minuscole perline di vetro per pochi spiccioli. È un mestiere antico, tramandato di generazione in generazione, ma anche un lavoro duro, invisibile e sottopagato. La notte del terremoto che scuote Venezia segna una frattura nella sua esistenza. Costretta a lasciare la propria casa, Lena entra come domestica a Ca' Cappello, presso Lady Enid Layard, nobildonna inglese colta e raffinata. Quel palazzo affacciato sul Canal Grande rappresenta per la ragazza l'ingresso in un mondo completamente nuovo, popolato da artisti, archeologi, scrittori e intellettuali provenienti da tutta Europa. Attraverso gli incontri, la lettura e la scoperta del valore delle idee, Lena comprende lentamente che il destino che sembrava già scritto per lei può essere cambiato. Parallelamente cresce la consapevolezza delle ingiustizie che colpiscono le impiraresse. Le interminabili giornate di lavoro, le paghe irrisorie e l'assenza di qualsiasi tutela spingono Lena a guardare con occhi diversi la realtà che l'ha sempre circondata. Il suo percorso personale finisce così per intrecciarsi con quello di tante altre donne che, unite dalla stessa condizione, trovano il coraggio di organizzarsi dando vita alla prima Lega delle impiraresse, trasformando una silenziosa rassegnazione in una concreta richiesta di dignità e diritti.
Lena è una protagonista costruita con grande sensibilità. Non è un'eroina predestinata né una ragazza eccezionale fin dall'inizio. È curiosa, impulsiva, intelligente, ma anche fragile e piena di dubbi. Il lettore la accompagna passo dopo passo nella sua crescita, osservando come ogni esperienza, ogni incontro e ogni delusione contribuiscano a renderla più consapevole di sé e del mondo che la circonda. Il suo percorso non consiste soltanto nell'abbandonare la povertà, ma soprattutto nel conquistare la libertà di scegliere il proprio futuro. Accanto a lei emerge la figura di Lady Enid Layard, ispirata a un personaggio realmente esistito. Non rappresenta la classica benefattrice che salva la protagonista, bensì una donna capace di aprirle nuove prospettive. Attraverso il contatto con la cultura, l'arte e il pensiero, Lady Enid offre a Lena strumenti per comprendere la realtà, lasciandole però sempre la responsabilità delle proprie scelte. Molto riusciti sono anche i personaggi secondari. Le donne della famiglia di Lena incarnano generazioni differenti, accomunate dalla stessa fatica ma divise nel modo di affrontarla: alcune hanno ormai accettato il proprio destino, altre iniziano lentamente a immaginare un cambiamento. Le compagne di lavoro diventano progressivamente qualcosa di più di semplici colleghe; rappresentano una comunità femminile che scopre nella solidarietà la propria forza. Anche il primo amore di Lena trova spazio nella narrazione, senza mai prevalere sulla dimensione storica e sociale del racconto, ma accompagnando con delicatezza il suo percorso di crescita. Uno dei punti di forza del romanzo è senza dubbio la scrittura di Eleonora D'Errico. La prosa è elegante, scorrevole e ricca di immagini evocative, ma non cade mai nel compiacimento. Le descrizioni restituiscono una Venezia viva, lontana dalla città-cartolina: il lettore attraversa calli popolari, laboratori, palazzi nobiliari, canali e campielli, percependo continuamente il contrasto tra il lusso della Belle Époque e la dura quotidianità delle lavoratrici. L'autrice dimostra inoltre una notevole capacità di integrare la documentazione storica all'interno della narrazione. Le informazioni sul mestiere delle impiraresse, sulle condizioni di lavoro, sulla nascita delle prime forme di associazionismo femminile e sulla società veneziana di fine Ottocento emergono naturalmente attraverso le vicende dei personaggi, senza interrompere mai il ritmo del racconto. La componente storica sostiene la narrazione, ma non la soffoca. Particolarmente riuscita è anche la costruzione dell'atmosfera. Venezia diventa una protagonista silenziosa della storia: una città di straordinaria bellezza che nasconde però profonde disuguaglianze sociali. È proprio questo continuo dialogo tra splendore artistico e povertà quotidiana a conferire grande forza all'ambientazione.
Eleonora D'Errico è giornalista e scrittrice. Ha pubblicato una favola per bambini, Agostino e la leggenda delle stelle (EdiGiò) e il romanzo L’amore sublime (Bookabook). Nella vita si occupa di comunicazione, ha un blog e una pagina Instagram (La_derrick_racconta) in cui parla principalmente di libri e scrittura.
Il romanzo affronta numerosi temi, tutti sviluppati con equilibrio e profondità. Il più evidente è certamente quello dell'emancipazione femminile, raccontata però attraverso la concretezza del lavoro quotidiano. Le impiraresse non chiedono privilegi, ma il riconoscimento della propria dignità di lavoratrici. Accanto a questo emerge il valore della solidarietà. Lena comprende progressivamente che nessun cambiamento può essere davvero individuale. La sua crescita personale acquista significato soltanto quando si trasforma in impegno collettivo, dando voce a chi per troppo tempo è rimasto invisibile. Molto importante è anche il tema del potere della cultura. I libri, gli incontri con gli intellettuali, il confronto con idee nuove diventano strumenti di emancipazione. D'Errico mostra con efficacia come la conoscenza possa cambiare il modo di guardare il mondo prima ancora della realtà stessa. Il romanzo riflette inoltre sulla dignità del lavoro, sul peso delle disuguaglianze sociali, sul rapporto tra tradizione e cambiamento e sull'importanza della memoria storica. Le impiraresse diventano il simbolo di tutte quelle persone il cui contributo è stato fondamentale ma che la Storia ha finito per dimenticare. L'unico limite che si può individuare riguarda il ritmo narrativo. Nella parte centrale il romanzo rallenta volutamente per approfondire il contesto storico e la maturazione interiore della protagonista. È una scelta coerente con l'impianto dell'opera, ma chi si aspetta una narrazione ricca di continui colpi di scena potrebbe percepire alcuni passaggi come meno dinamici. Anche alcuni personaggi secondari avrebbero meritato uno spazio maggiore, poiché il loro percorso rimane talvolta appena accennato. Tuttavia si tratta di aspetti che non compromettono l'equilibrio complessivo del romanzo. L'isola dei fili perduti è un romanzo intenso e profondamente umano. Eleonora D'Errico intreccia con grande equilibrio il romanzo di formazione, la narrativa storica e il racconto civile, riportando alla luce una pagina poco conosciuta della storia italiana attraverso personaggi credibili e coinvolgenti. Lena cresce insieme al lettore, imparando che la libertà non consiste soltanto nel cambiare la propria vita, ma anche nel trovare il coraggio di migliorare quella degli altri. La grande forza del libro risiede proprio nella capacità di trasformare una storia apparentemente piccola in una vicenda universale. Le minuscole perle infilate ogni giorno dalle impiraresse diventano il simbolo di migliaia di vite rimaste nell'ombra, mentre i fili del titolo finiscono per rappresentare la memoria, i legami e la possibilità di ricucire ciò che il tempo sembrava aver cancellato. È un romanzo che emoziona senza cercare facili scorciatoie sentimentali, che insegna senza risultare didascalico e che restituisce dignità a donne dimenticate dalla Storia. Una lettura coinvolgente, capace di unire cuore e memoria, ricordandoci che spesso i cambiamenti più importanti nascono nel silenzio, dalle mani di persone comuni che hanno trovato il coraggio di immaginare un futuro diverso.


