11 giugno 2015

Recensione: L'ALTRA NOTTE A MEZZANOTTE di Laura Corsi

Titolo: L'altra notte a mezzanotte
Autore: Laura Corsi 
 
Editore: Leone
Pagine: 128
Anno di pubblicazione: 2015 

Prezzo copertina: 10,00 €


Recensione a cura di Eleonora Cocola

Roberto, Linda e Chiara, ovvero una famiglia perfetta: lui, ingegnere benestante; Linda, moglie devota e accomodante; e infine Chiara, la figlia adolescente che i parenti e l’amica di una vita Valerie chiamano affettuosamente col suo soprannome di bambina, Chicchi. Ma Chiara non è più una bambina, e quel soprannome non lo sopporta più; non sopporta più neanche suo padre, che dopo la morte di un caro amico non è più lo stesso, né sua madre, che fa finta di non vedere.

Per fortuna c’è Viola, la sua nuova amica del cuore: lei sì che è una tipa tosta, sicura di sé, una grande insomma, e Chiara vorrebbe solo essere come lei. Quello che non sa è che proprio Viola è il motivo principale del cambiamento di suo padre: Roberto ne è rimasto stregato, irretito; la sua nuova amante quindicenne è come una droga – proprio come la cocaina a cui lo ha iniziato – è tossica e crea dipendenza. Roberto entra in una spirale pericolosa di sesso, droga e violenza in cui perde se stesso e il rapporto con la sua famiglia.

L’altra notte a mezzanotte si presenta come una storia di sesso e perversione, e questi ultimi sono effettivamente i protagonisti delle vicende raccontate. Ma il grande motore che muove la trama narrativa è un altro: è il disagio di una generazione di giovani persi e di una società che non capisce la loro angoscia, la gravità dei fardelli emotivi che portano sulle spalle. Viola è una ragazza difficile, che i traumi del passato hanno trasformato in un essere disturbato e distruttivo, da cui Roberto è sostanzialmente traviato. La situazione della ragazza è la classica patata bollente di cui nessuno vuole occuparsi, né sua madre né la psicologa della scuola; gli insegnanti non colgono la gravità della sua situazione e i compagni non sono in grado di comprenderla.

Dal punto stilistico l’autrice ha scelto di raccontare la storia da vari punti di vista, che si alternano in maniera molto, forse troppo, assidua; ne deriva il coinvolgimento di tutti i personaggi, anche quelli secondari, e questo è sicuramente un punto di forza. Altro pregio di questa velocissima alternanza è che contribuisce a mantenere la narrazione molto vivace oltre che veloce (il libro vi terrà con gli occhi incollati alle pagine dall’inizio alla fine, questo è poco ma sicuro). Tutto questo però va a discapito dell’approfondimento psicologico dei personaggi, un aspetto trattato con troppa superficialità se consideriamo le implicazioni della storia. Questo anche a causa dello stile narrativo, che è prettamente visivo e orientato al dialogo, tanto che potrebbe benissimo trattarsi della sceneggiatura di una puntata di CSI. In questo senso, l’unico personaggio a emergere un po’ più degli altri è quello di Viola, che ricorda un po’ una baby squillo della cronaca nostrana e che cerca di richiamare la figura dell’ambigua ninfetta Nabokoviana, la quale si fa carnefice del pedofilo di cui è la presunta vittima. Peccato che il pervertito in questione, un padre di famiglia che una notte, così, scopre il suo lato pedofilo e violento, non abbia neanche un milligrammo della profondità psicologica del professor Humbert Humbert: e quel che ne segue è un senso di mero squallore e spiccato disgusto verso questo personaggio, il cui precipizio nel baratro è debolmente spiegato con un lutto mal superato, oltre che, evidentemente, con un’indole malata.

Quanto al disagio di una generazione di adolescenti sostanzialmente privi di valori forti ed emotivamente spaesati, il libro fa la stessa cosa che rimprovera alla società: non se ne cura abbastanza. O meglio, si limita a constatarlo senza indagarne le cause profonde: perché l’origine del “morbo Viola” viene accennata, ma che dire degli altri adolescenti al centro della storia? Chiara in primis... Sempre distratti dai telefonini, sembrano non essere in grado di vedere la realtà intorno a loro né tantomeno di comprenderla; privi di forti appigli morali e talvolta affettivi sbandano come mosche cieche, i modelli che individuano come degni di emulazione sono il massimo della corruzione e della perversione.

Nel complesso L’altra notte a mezzanotte è un libro veloce, che la trama e lo stile rendono coinvolgente, ma non lascia granché; emotivamente non commuove né fa riflettere, al massimo sortisce l’effetto delle notizie di cronaca nera che passano velocemente telegiornale: disgusta, sdegna solo per un momento, ma è privo di elementi che lascino una traccia nell’emotività di chi legge. 

L'AUTRICE
Laura Corsi è specializzata nell’ambito della musica antica e ha al suo attivo numerosi concerti per rassegne di rilievo, è inoltre insegnante di educazione musicale. Ha vinto numerosi premi, fra cui Un libro amico per l’inverno, con romanzi, racconti e poesie. Con L’altra notte a mezzanotte è al suo esordio con Leone Editore.

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