Recensione: Il museo delle penultime cose, di Massimiliano Boni

Titolo: Il museo delle penultime cose
Autore: Massimiliano Boni
Editore: 66thand2nd
Pagine: 373
Anno di pubblicazione: 2017

Prezzo copertina: 18,00 €


Recensione a cura di Eleonora Cocola

Pacifico Lattes, studioso dell’Olocausto, ha realizzato un sogno: è diventato vice-direttore del museo della Shoah e sta per inaugurare una mostra dedicata agli ultimi sopravvissuti agli stermini nazifascisti. La vita di Pacifico procede tranquilla, come è giusto secondo l’antico adagio nomen omen: un menàge famigliare pieno di armonia con l’amata moglie Ester e i loro due bambini, un lavoro tranquillo, svolto più che altro nelle biblioteche e nei musei. È così infatti che Pacifico sente di poter affrontare l’argomento a cui ha dedicato la sua carriera di studioso: studiandolo sui
libri e perdendosi tra gli archivi. Di andare a visitare quel che resta dei campi di concentramento o di intervistare di persona i superstiti fa volentieri a meno. Finché non viene a sapere che in una casa di riposo c’è un vecchio che chiede un funerale ebraico: che sia lui l’ultimo superstite dell’Olocausto? Pacifico è molto riluttante, ma, complice il suo collega Mario, non può ignorare la cosa.

Dall’ingresso in scena del quasi centenario Attilio, il romanzo di Massimiliano Boni prende un andamento investigativo, mettendo il protagonista e il suo collega Mario – estroverso tanto quanto Pacifico è chiuso e introverso – sulle tracce della storia di un ragazzo ebreo, un tale Attilio Amati riguardo al quale gli archivi e il libri non sono in grado di dare alcuna risposta. Stavolta Pacifico dovrà proprio spingersi oltre l’orlo del baratro e guardarla bene in faccia la Shoah che gli fa tanto orrore; dovrà farsela raccontare e lasciarsene colpire. Ma Massimiliano Boni ci tiene al riparo dagli orrori e dai sentimentalismi così comuni quando si affronta questo tema.

Nel futuro immaginario creato dall’autore la memoria è valorizzata al massimo: non solo tutti i testimoni – tranne uno, a quanto pare– sono scomparsi, ma l’Italia è interessata da un rigurgito di revisionismo e negazionismo, e gli ebrei sembrano sul punto di tornare nel mirino. Massimiliano Boni non ci catapulta nella sua Roma del 2030: ci porta poco per volta, attraverso piccoli indizi – un Renzi ingrassato, un presidente donna, un drone che ogni tanto solca il cielo. E nello stesso modo, con grande lentezza, ci introduce nella vita di Pacifico Lattes e nella vicenda di Attilio Amati. Forse anche troppo lentamente: se questo bellissimo libro ha una pecca, è proprio l’eccesso di prolissità; in questo caso un vero peccato, perché ostacola il godimento di una trama perfettamente costruita su un impianto narrativo originalissimo, popolata da personaggi interessanti.

L'AUTORE
Massimiliano Boni è nato a Roma nel 1971. Dal 2011 lavora come consigliere alla Corte costituzionale. Nel 2006 ha pubblicato La parola ritrovata (La Giuntina). Nel 2013 ha corso la sua prima maratona. Nel 2014, l’ultima. 

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