Recensione: Pellegrini del cielo e della terra, di Filip David

Titolo: Pellegrini del cielo e della terra
Autore: Filip David
 
Editore: Elliot
Pagine: 154
Anno di pubblicazione: 2017

Prezzo copertina: 17,50 €


Recensione a cura di Marika Bovenzi 

Pellegrini del cielo e della terra è un capolavoro dello scrittore serbo Filip David che, in circa 150 pagine, permette al lettore di compiere viaggi e gesta epiche attraverso le sue magistrali descrizioni. Tutto ha inizio nella prima metà del Cinquecento, in Spagna, e precisamente in una Siviglia asservita al potere della Santa Inquisizione e del famoso Tommaso di Torquemada, priore del convento domenicano di Segovia e confessore dei reali. Qui, Seviljac, figlio di conversos (ebrei che si sono convertiti
alla religione cristiana), viene accusato dal vescovo locale di essersi dedicato allo studio di libri esoterici e antichi -una pratica proibita all’epoca, e per questo condannato a morire sul rogo.

Inizialmente, il protagonista viene imprigionato e nelle carceri conosce un uomo nelle sue stesse condizioni: un valdese che senza remore gli racconta della sua vita. Il giorno dopo, invece, tutti i carcerati vengono caricati su un carro per essere portati nella piazza dove si svolgerà l’esecuzione. Ed è proprio qui che accade l’impensabile: all’ultimo istante, il vescovo decide di modificare la condanna in qualcosa di strano ed inusuale e al protagonista viene imposto di pronunciare l’abiura de vehementi e partire per compiere un grande pellegrinaggio di espiazione attraversando il mare e la terra. Inizia così un lungo viaggio tra navi infestate di corsari, fiere fantastiche, bestie feroci, carovane nomadi, reali nubiani, zone abitate da spiriti e  luoghi sconosciuti che non hanno un’ubicazione precisa. E proprio grazie a questo pellegrinaggio, Seviljac e i suoi compagni, entrano a contatto con diverse culture esotiche, storie picaresche di personaggi locali e varie religioni come quella cristiana e musulmana.

Filip David ha uno stile senza ombra di dubbio elegante e arzigogolato che caratterizza un linguaggio aulico, forbito e ricco di riferimenti alla lingua latina, turca e italiana dotta; alle tradizioni slave e medio-orientali; al misticismo ebraico e alla cabala. Personalmente, la cosa che mi ha colpita di più è stata la visione della vita e del mondo di Filip David. Una visione pregna di pessimismo esistenziale -che lascia trasparire senza rappresentazioni allegoriche, segnata dalla consapevolezza che il male è onnipresente nell’animo umano, ma grazie alla fede nel bene e ai sentimenti positivi è possibile per l’uomo difendersi dalle insidie.

Non a caso, la tematica cardine del romanzo è proprio l’amore incondizionato, imprescindibile e libero in tutte le sue forme che accompagna la maggior parte delle azioni terrestri degli uomini. A mio avviso, Filip David, attraverso Seviljac e i suoi viaggi pericolosi, le situazioni difficili da fronteggiare e le insidie sul suo cammino, vuole rappresentare la vita spirituale dell’individuo, costellata da una costante e perenne lotta tra Bene e Male. A tal proposito, a tratti richiama la filosofia esistenzialista tolkieniana basata sulle costanti scelte umane di “ciò che è giusto e buono” e “ciò che è sbagliato e malvagio”.

Lo consiglio? Assolutamente si, soprattutto agli amanti del genere filosofico trascendentale.

L'AUTORE
Filip David, scrittore serbo, di origine ebraica, è nato nel 1940 a Kragujevac, la prima capitale della Serbia resasi autonoma dall’Impero Ottomano, anche se vive da sempre a Belgrado, dove è stato professore di drammatugria alla Facoltà di Arti Drammatiche. È uno degli scrittori più noti della letteratura serba contemporanea, appartenente alla cerchia di Danilo Kiš, Borislav Pekić e Mirko Kovač. È autore di tre raccolte di racconti, di tre romanzi, di diversi drammi per la televisione e di sceneggiature per il cinema. Le sue opere, compreso il romanzo Pellegrini del cielo e della terra, sono state più volte premiate in Serbia e sono state tradotte in varie lingue.

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