La recensione dello spettacolo "Processo Galileo", di Andrea De Rosa e Carmelo Rifici in scena al Teatro Vascello di Roma fino al 27 Gennaio

Recensione a cura di Mario Turco

Lo scontro tra scienza e religione continua ancora oggi. In società come la nostra, per larga parte ormai ampiamente secolarizzate, la vittoria della prima sulla seconda sembra aver però derubricato questo conflitto a qualcosa di infinitamente meno pervasivo, incentrato più sul continuo avanzamento dei diritti civili che, come era fino a pochi secoli fa, su questioni primarie di libertà e perfino la continuazione della stessa esistenza. La violenza delle alte sfere religiose oggi prosegue invece nelle forme che la democrazia concede loro: dettatura dell'agenda politica di stati proni al confessionalismo, arcigna difesa delle posizioni di potere ancora nelle loro mani, sconfinamento in ambiti che richiedono esclusivamente approcci laici. Il dialogo tra fede e scienza tanto invocato è qualcosa che andrebbe riservato alle singole coscienze invece di essere imposto anche metodologicamente a studi che non hanno nulla a che fare con la religiosità dell'uomo. Il numero, d'altronde, ha una bellezza, una poesia ed anche una spiritualità che non hanno bisogno di cappelli coercitivi imposti da autorità che continuano a condannare chi non si adegua al loro canone. 


Uno degli esempi più illuminanti di questa speculazione è rappresentato da "Processo Galileo", di Andrea De Rosa e Carmelo Rifici in scena al Teatro Vascello di Roma fino al 27 Gennaio. Scritto da Angela Demattè e Fabrizio Sinisi, questa produzione TPE – Teatro Piemonte Europa, LAC Lugano Arte e Cultura, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale in collaborazione con Associazione Santacristina è una folgorante ed inedita riflessione filosofica che, partendo proprio dal processo che ha segnato in maniera netta il divario tra scienza e chiesa cristiana, compie un volo speculativo sugli inesorabili limiti e le altrettanto abissali potenzialità che ha la razionalità del cosmo. "L'universo è scritto in lingua matematica" ricorda e rivendica infatti lo scienziato italiano (lo straordinario Luca Lazzareschi) già durante il primo dei tre movimenti in cui è suddivisa la pièce, quello che sembra voler procedere per tutta la sua durata in una mera riproposizione in 1:1 (tra l'altro ancora in grado di devastare per l'intollerabile coercizione dimostrata dal potere teologico/civile del Seicento) del processo. L'implacabile giustezza delle teorie di Galilei, che anche nel privato del colloquio col discepolo Benedetto Castelli (Giovanni Drago) e pur consapevole di non avere un "corpo fatto per il supplizio "non accetta di derubricarle "ex supposizione", viene però annientata dalla spietatezza delle accuse mosse dalla "signora vestita in rosso" (Milvia Marigliano, anche lei eccezionale nel doppio ruolo delle gerarca ecclesiastica e della madre). "Noi sappiamo che voi siete uno di quei cervelli stravaganti", lo bistratta infatti con saccenza la donna, che nell'elenco di eresie ascrittegli non manca di sottolineare la più perniciosa, quella cioè di aver equiparato l'intelligenza umana a quella divina. Dopo aver ricordato tra le altre tappe di questa cronaca, recitata coraggiosamente con stralci documentali, che lo scienziato fu denunziato al Santo Uffizio nel 1615 e costretto ad abiurare nel 1633, Processo Galileo compie una svolta narrativa imprevista e coraggiosa facendo sì che l'allora fin lì silente Angela (Catherine Bertoni de Laet, una sorpresa) prenda parola ed instauri un dialogo tra la sua condizione di scrittrice dell'oggi che deve elaborare il lutto della madre e la figura di colui che non volle diventare martire della scienza perché "il numero è sovrano, non io". 


Ecco che lo spettacolo acquista un'intensità intellettiva ragguardevole facendo porre ai suoi personaggi in continuazione domande, dubbi, ansie e squarci - d'altronde fu Galilei "colui che ruppe il cielo" - etici che spaziano dal "come si tiene insieme cura e conoscenza?" alla spaventevole apocalisse ottimistica/nichilista aperta dall'atomica, dalla tenerissima madre che chiede fantasmaticamente alla figlia di "farle dire una messa che male non fa" agli eccidi compiuti ai danni dei luddisti di ogni epoca (altra sequenza notevolissima, con la performance fisica del giovane Isacco Venturini che rimane impressa). Avvalendosi di una scrittura che sembra scaturire genialmente dai diari di un fisico in odore di suicidio, Processo Galileo è inoltre sorretto da una regia ricchissima e sempre sul pezzo in grado di accompagnare con inventiva i momenti più forti (la declamazione di Galilei in ginocchio delle teorie fisiche più misteriose e perturbanti, l’elenco stellare della figlia Virginia, l’urlo di Angela “l’anima non esiste”). Uno spettacolo eccezionale, quindi, che come i veri capolavori merita di essere visto più volto per poter smarrirsi nell’apicale vastità di temi che solleva. Perché anche “se non c’è orrore più grande della luce piena” e piacere più caldo dell’ombra oscurantista della religione, l’uomo laico non può che continuare a chiedere “più luce, più luce, più luce...”.

POST PIU' POPOLARI DELL'ULTIMO MESE

Recensione: Fare teatro non significa fare la recita. Le valenze pedagogiche del teatro, di Helga Dentale

Il trailer di "Her Private Hell", di Nicolas Winding Refn al cinema dal 30 settembre distribuito da MUBI

Il trailer di "Fatherland" di Paweł Pawlikowski, presentato in Concorso al 79º Festival di Cannes uscirà nelle sale il 16 ottobre distribuito da MUBI

Recensione: Comprendere il testo scritto. Difficoltà e strategie di intervento, di Lucilla Musatti e Letizia Piredda

Il trailer de "Il Regno di Orisha", diretto da Gina Prince-Bythewood con Thuso Mbedu, Damson Idris, Amandla Stenberg, Tosin Cole. Prossimamente al cinema

Il trailer di "LORENZO – L’incredibile avventura di Jovanotti", al cinema dal 26 novembre al 2 dicembre

Recensione: La scuola va in scena. Guida operativa al musical scolastico, di Roberta Buonanno, Claudio Colapinto, Marco De Carolis, Davide Lomma

Il trailer di "Resident Evil", scritto e diretto da Zach Cregger con Austin Abrams, Zach Cherry, Kali Reis e Paul Walter Hauser. Dal 17 settembre al cinema

Il trailer di "Verity", diretto da Michael Showalter con Anne Hathaway, Dakota Johnson, Josh Hartnett, Ismael Cruz Cordova e Brady Wagner. Al cinema dal 1 ottobre