"Semo o nun semo" di Nicola Piovani al Teatro Olimpico di Roma dal 12 al 17 marzo

Prende il titolo da una delle canzoni in dialetto romano di Romolo Balzani Semo o nun semo, lo spettacolo del premio Oscar Nicola Piovani che torna al Teatro Olimpico, ospite della stagione dell’Accademia Filarmonica Romana da martedì 12 a domenica 17 marzo (da martedì a sabato ore 20.30, domenica ore 17.30). Spettacolo applauditissimo e sempre gradito al pubblico, nato per i festeggiamenti del centenario di Villa Borghese e che, a distanza di poco più di vent’anni dal suo debutto, conserva intatta tutta la piacevolezza e bellezza di una serata dedicata alla tradizione della canzone romana. Lo spettacolo si arricchisce del racconto dello stesso Nicola Piovani (anche in veste di pianista), sul palco insieme alle voci di Sara Fois, Donatella Pandimiglio, Pino Ingrosso, Carlotta Proietti e l’attore Massimo Wertmüller accompagnati dall’Ensemble Aracoeli. I testi sono di Pietro Piovani, nipote di Nicola. 


Sarà una sorta di drammaturgia a base di canzoni romane, come un canzoniere della Vecchia Roma del Novecento – quella di Ettore Petrolini, Romolo Balzani, Aldo Fabrizi – dove si ritrovano anche citazioni di Trovajoli, tanti stornelli e serenate. Oltre che con Semo o nun semo, Romolo Balzani, che con le sue canzoni ha incarnato lo spirito della romanità, verrà ricordato con altre sue composizioni, come San Giovanni, dedicata alla festa di cui fu un grande protagonista, L’eco der core e Barcarolo romano, entrambe composte nel 1926. Tra le chicche in programma: Na serenata a Ponte (canzone giunta a noi per tradizione orale, raccolta e rielaborata da Piovani), Affaccete Nunziata, Nina si voi dormite, Canzone a Nina di Petrolini insieme alla più famosa Tanto pe’ cantà. E ancora Lulù di Aldo Fabrizi, Serenata sincera, Roma forestiera, composta nel 1947, in cui si cantava la nostalgia per la Roma che fu, e Com’è bello fa’ l’amore quando è sera, uscita allo scoppio del secondo conflitto mondiale.


Un viaggio nel passato di ogni romano, e in quello del regista in particolare, che, per lo spettacolo, ha deciso di musicare alcune canzoni che sua zia Pina – attrice e cantante nel gruppo di Romolo Balzani –gli cantava quando era bambino. “Le canzoni romane sono la colonna sonora domestica della mia infanzia – racconta Piovani –: le cantava mia madre mentre si sfiancava nei lavori di casa. Da grande ho voluto studiarle per capirle di più: si ama davvero solo ciò che si conosce bene. Poi, in occasione dei festeggiamenti per il centenario di Villa Borghese si è presentata l’occasione”. E prosegue: “Si è detto e scritto che la canzone romana stilisticamente non esiste, in fondo sarebbe solo un succedaneo della canzone napoletana, e in parte è vero. Ma non estremizziamo, una piccola sua fisionomia distintiva la canzone romana ce l’ha: un certo sentimento di petroliniana rassegnazione, di sulfureo disincanto, che si traduce in vago e scanzonato andamento ritmico; che non è certo la leggera tarantella partenopea, profumata di erbe marine e forni a legna, ma un cugino saltarello dai piedi pesanti, adatto ai sampietrini e odoroso di incenso e di pajata.” Lo spettacolo si si inserisce nella rassegna “La musica da camera dal barocco al contemporaneo” dell’Accademia Filarmonica Romana, sostenuta dalla Regione Lazio con il Fondo Unico 2024 sullo Spettacolo dal Vivo

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