Recensione: Entra il fantasma, di Isabella Hammad

Titolo
: Entra il fantasma
Autore: Isabella Hammad
Editore: Marsilio
Pagine: 416
Anno di pubblicazione: 2025
Prezzo copertina: 21,00 €

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Recensione a cura di Luigi Pizzi

Entra il fantasma è un romanzo intenso e profondo che parla di identità, arte e memoria. La protagonista, Sonia Nasir, è un’attrice palestinese nata in Inghilterra. Dopo la fine di una storia d’amore e un periodo difficile, decide di tornare ad Haifa, la città dove vive sua sorella Haneen. Il viaggio, che doveva essere solo una pausa per rimettere ordine nella propria vita, diventa invece un’occasione per fare i conti con le proprie origini, con la famiglia e con un passato che non smette di pesare. Durante il soggiorno, Sonia viene coinvolta in una compagnia teatrale palestinese che vuole mettere in scena l’Amleto di Shakespeare nei Territori occupati. Il regista e gli attori lavorano in condizioni difficili, tra blocchi militari, mancanza di permessi e tensioni quotidiane, ma la rappresentazione diventa per tutti loro un gesto di resistenza e libertà. Sonia, che interpreta Gertrude, si ritrova a vivere un doppio ruolo: quello dell’attrice e quello della donna che, attraverso il teatro, ritrova la propria voce e la propria identità.

Tra le prove e gli incontri con gli altri attori, emergono anche i ricordi della sua infanzia, il legame complicato con la sorella e la figura del padre, che nasconde segreti legati agli anni della guerra del 1948. Nella vita di Sonia entra anche Ibrahim, un uomo palestinese nato e cresciuto in Israele — uno dei cosiddetti ’48ers, cioè quei palestinesi che sono rimasti nei territori diventati parte dello Stato di Israele dopo il 1948. La loro relazione, fatta di attrazione e incomprensioni, riflette la complessità di una terra dove le identità sono sempre divise, e dove anche l’amore è attraversato da barriere visibili e invisibili. La forza del romanzo sta nella capacità di Hammad di intrecciare la storia personale e quella collettiva. Le prove teatrali diventano il centro simbolico di tutto: gli attori, mentre recitano Amleto, portano sulla scena i fantasmi del passato e le ferite della Palestina. Il titolo stesso,
Entra il fantasma, rimanda alla scena del dramma shakespeariano, ma anche ai fantasmi della memoria e della perdita che abitano i personaggi. Lo stile è elegante e attento, ma sempre leggibile. Hammad non cerca effetti spettacolari: costruisce la tensione con i silenzi, con gli sguardi, con le parole non dette. I paesaggi della Cisgiordania e di Haifa sono descritti con precisione e malinconia, e ogni luogo sembra avere un peso nella vita dei personaggi. Entra il fantasma è un romanzo che parla di arte come forma di resistenza, di appartenenza e di libertà. È la storia di una donna che ritorna a casa per scoprire che “casa” non è un luogo, ma un equilibrio fragile tra il passato e il presente, tra la memoria e la possibilità di cambiare. Alla fine del libro resta una sensazione dolceamara: quella di aver assistito non solo alla rinascita di un’attrice, ma anche al risveglio di una voce collettiva che rifiuta di essere messa a tacere.

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Isabella Hammad è una scrittrice di origini palestinesi nata a Londra. Tra le penne migliori della sua generazione per la prestigiosa rivista Granta e per il National Book Award, con Entra il fantasma – in corso di traduzione in oltre quindici paesi, libro dell’anno per il Times, il Sunday Times, il New York Times, il Washington Post e Vulture – ha vinto l’Aspen Words Literary Prize e il premio The Bridge, ed è stata finalista al Women’s Prize for Fiction. I suoi testi sono stati pubblicati, tra gli altri, dal New York Times e dalla Paris Review.

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