Recensione: Carneval, non te ne andare… Storia, significati, riti e celebrazioni del Carnevale, di Carlo Lapucci

Titolo
: Carneval, non te ne andare… Storia, significati, riti e celebrazioni del Carnevale
Autore: Carlo Lapucci
Editore: Graphe.it
Pagine: 104
Anno di pubblicazione: 2026
Prezzo copertina: 9,50 €

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Recensione a cura di Luigi Pizzi

Carneval, non te ne andare… Storia, significati, riti e celebrazioni del Carnevale, di Carlo Lapucci, è un saggio che restituisce al Carnevale la sua profondità storica, simbolica e antropologica, sottraendolo alla lettura riduttiva che lo considera soltanto una festa di eccessi e travestimenti. Lapucci accompagna il lettore in un percorso che segue il Carnevale non come evento isolato, ma come momento centrale di un sistema rituale complesso, radicato nel ciclo dell’anno e nei bisogni primari delle comunità tradizionali. Il punto di partenza del libro è infatti il rapporto tra il Carnevale e il tempo, affrontato attraverso l’analisi dell’ordine del sistema temporale nel passato, dei segnatempo naturali e della scansione ciclica delle stagioni. Il Carnevale viene così collocato all’interno di una visione del mondo in cui il tempo non è lineare, ma ritorna, si spezza e si rigenera. In questo contesto, la festa assume un valore decisivo: rappresenta una soglia, un passaggio, un momento di sospensione che consente di affrontare l’incertezza del futuro e la paura della scarsità.


Procedendo nella lettura, Lapucci dedica ampio spazio alla spartizione dell’anno e al legame tra feste, ricorrenze e calendario liturgico, mostrando come il Carnevale si inserisca tra l’inverno e la primavera, tra il buio e il ritorno della luce. Le feste e le ricorrenze, lungi dall’essere semplici occasioni di svago, diventano strumenti di orientamento simbolico: aiutano la comunità a riconoscere il ritmo della natura, a interpretare il trascorrere del tempo e a dare senso al lavoro agricolo, all’attesa e alla rinascita. Uno dei nuclei più significativi del volume è la riflessione sul Carnevale come sistema rituale, che culmina nella ricostruzione della sua storia e delle sue trasformazioni. Lapucci mostra come il Carnevale non sia una festa spontanea e caotica, ma un insieme di gesti codificati: dalle maschere alle parodie, dalle inversioni dei ruoli sociali ai riti di distruzione simbolica. In questo quadro trovano spazio pratiche come il rogo del Carnevale, la messa in scena del fantoccio, la licenza verbale e corporea, che rivelano una funzione profonda di sfogo, purificazione e rinnovamento. Particolarmente efficace è l’analisi del rapporto tra Carnevale e religione, affrontato senza semplificazioni. L’autore chiarisce come il Carnevale non sia estraneo alla tradizione cristiana, ma si collochi in una relazione dialettica con la Quaresima, anticipandone per contrasto il rigore e l’astinenza. Il Carnevale diventa così un tempo “altro”, necessario proprio perché limitato, in cui l’eccesso è ammesso per rendere possibile il ritorno all’ordine. Il libro segue poi il Carnevale nelle sue forme concrete, soffermandosi sulle maschere, sui proverbi, sui giochi, sui rituali alimentari e sulle celebrazioni locali.


Dai proverbi del Carnevale alle maschere, fino alle feste legate a figure come San Martino o al Carnevale d’autunno, Lapucci dimostra come la festa abbia assunto declinazioni diverse a seconda dei luoghi e delle esigenze sociali, mantenendo però una struttura simbolica comune. Anche il Carnevale oggi trova spazio nel volume, non come semplice cronaca contemporanea, ma come riflessione sulla perdita o trasformazione del senso rituale nella società moderna. Lo stile di Lapucci è uno dei maggiori punti di forza del libro: rigoroso nella documentazione, ma sempre discorsivo, narrativo e partecipe. L’autore alterna spiegazioni storiche, riferimenti etimologici, citazioni letterarie e osservazioni antropologiche, riuscendo a parlare sia al lettore curioso sia a chi cerca uno studio serio sulle tradizioni popolari. In conclusione, Carneval, non te ne andare… è un saggio che invita a guardare oltre la superficie della festa, restituendo al Carnevale il suo ruolo di rito fondamentale nel rapporto tra uomo, natura e tempo. Attraverso l’analisi del ciclo dell’anno, dei segnatempo naturali, dei riti, delle maschere e delle celebrazioni, Lapucci costruisce un racconto coerente e profondo, che fa del Carnevale non un residuo folcloristico, ma una chiave di lettura della cultura e dell’immaginario collettivo.

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