La recensione del nuovo film Disney e Pixar "Jumpers - Un Salto tra gli Animali", diretto da Daniel Chong, nelle sale italiane dal 5 marzo

Recensione a cura di Mario Turco

Il riposizionamento della Pixar a seguito dell'acquisizione da parte di Disney ormai vent'anni fa, da molti critici e appassionati avvertito più causticamente come declino, sembra l'incipit obbligatorio di qualunque recensione che provi ad analizzare ogni ultima fatica del celeberrimo studio d'animazione. E la casa di produzione creata quarant'anni fa, tra gli altri, da John Lasseter e Steve Jobs non fa nulla per sfuggire ai facili strali del suo fandom sfornando da tempo sequel a ripetizione e prodotti con idee poco innovative. Ecco che anche "Jumpers - Un salto tra gli animali", di Daniel Chong nelle sale dal 5 marzo (un giorno prima della distribuzione statunitense, a riprova dell'attenzione verso la nostra mutata distribuzione) grazie a The Walt Disney Company Italia prometteva di proseguire sulla cattiva scia di questa tendenza. 


Trentesimo lungometraggio Pixar, il film infatti ha un soggetto ampiamente derivativo e che, ad una lettura superficiale della sinossi, era forse più adatto a uno sviluppo da parte della stessa casa madre piuttosto che della sua controllata. Mabel Tanaka - nella versione italiana doppiata da un'eccezionale Tecla Insolia - è un'attivista ambientale di diciannove anni in lotta perenne con il sindaco Jerry. La loro contrapposizione si acuisce quando il primo cittadino tenta di costruire una variante della tangenziale proprio sull'ameno stagno naturalistico in cui la ragazza passava molto tempo con l'affezionata nonna. La petizione e gli altri metodi non violenti di lotta portati avanti da Mabel non hanno però successo fino a quando la giovane universitaria una sera si imbatte casualmente in un laboratorio dove degli scienziati conducono un esperimento segreto: estrarre la coscienza umana e trasferirla in robot dalle sembianze animali, per studiare la fauna senza interferire. "Saltata", come indica il titolo, dentro l'avatar (il film di James Cameron è oggetto di una della gag più divertenti del film) di un castoro, Mabel riesce a comunicare con l'intero mondo animale diventando presto la consigliere di un altro castoro, George il re dei mammiferi (Giorgio Panariello, molto bravo). Ma il suo progetto di cooptare lui e la cerchia di animali su cui regna per far prendere loro di nuovo possesso dell'habitat in crisi avrà delle conseguenze imprevedibili, tra cui un cattivo shakespeariano fin dal nome e uno squalo volante... 


Jumpers - Un salto tra gli animali si muove da subito nella tradizione di un grande classico di qualunque animazione o racconto per ragazzi: il racconto morale in cui gli animali hanno fattezze, desideri e abitudini umane. Il tema dirimente dell'ambientalismo è però intrecciato con molta acutezza con il senso di impotenza della Generazione Z di fronte ai piccoli e grandi disastri climatici che hanno ereditato. La protagonista Mabel, infatti, pur contrassegnata ancora una volta da un eccesso di lezioso character design (oltre a far parte della solita minoranza etnica, ha simpatiche efelidi sul viso e un groviglio di capelli che sembra uscito da un decennio in cui forse nemmeno la madre era nata), combatte le proprie velleitarie campagne con l'arrembanza di un Don Chisciotte tik tok. L'ovvio riferimento alla Greta Thunberg quindicenne che ogni venerdì saltava la scuola per esporre il suo cartello di protesta è il contraltare degli insuccessi di questa controparte animata, capace di fare rete solo quando viene accolta tra i suoi simili. E che i suoi pari siano soltanto animali come George che rimodernizzano l'Hakuna Matata di un capolavoro Disney è un segno pessimista di questi tempi in cui lo stesso attivismo di Mabel è attraversato da una vena di eccentricità, follia e autismo da arrivare a far scatenare una guerra interspecie. Si tratta di uno dei più interessanti spunti di riflessione di un film che dopo un inizio alquanto canonico - il solito lutto generazionale - esplode finalmente in una seconda parte da thriller politico e action fracassone (la scena dello squalo usato come killer distruttore sulla terraferma sembra una ripulitura di quella pazzesca di “Chainsaw Man – Il Film: La storia di Reze”) abbastanza divertente, quasi inusuale in questa fase della produzione Pixar. Prodotto ancora una volta interlocutorio della casa d'animazione, il lungometaggio di Chong ha limiti e pregi di qualunque film non caricato da eccessive aspettative commerciali: la storia non ha nulla di iconico o originale ma almeno si inserisce con pensosa spensieratezza nel dibattito culturale dell'attualità, tanto che l'incendio finale richiama con sinistra preveggenza il mare di fuoco che ha colpito l'estate scorsa Hollywood e le altre colline di Los Angeles. Memento mori, dannato boomer col SUV!

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