Recensione: Gaza. Diario di un medico, di Salman Khalid

Titolo
: Gaza. Diario di un medico
Autore: Salman Khalid
Editore: Crêuza de mä Edizioni
Pagine: 156
Anno di pubblicazione: 2026
Prezzo copertina: 15,00 €

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Recensione a cura di Luigi Pizzi

Gaza. Diario di un medico non è un libro che si legge semplicemente: è un libro che si attraversa. Pagina dopo pagina, ci si ritrova dentro una realtà che spesso arriva a noi filtrata da numeri, titoli di giornale e immagini fugaci, ma che qui assume il volto concreto delle persone, dei bambini, delle famiglie e dei medici che cercano di sopravvivere all'inimmaginabile. L'autore, il medico canadese di origine pakistana Salman Khalid, racconta i ventinove giorni trascorsi nell'ospedale Al Aqsa, nel cuore della Striscia di Gaza, durante il settembre 2024. Non è uno scrittore di professione, e forse è proprio questo uno dei maggiori punti di forza del libro: la sua voce è autentica, diretta, priva di artifici. Non cerca di impressionare il lettore con effetti letterari, ma lascia che siano i fatti, gli incontri e le emozioni a parlare. Il risultato è una testimonianza potente, difficile da dimenticare. La struttura è quella di un diario: ogni capitolo corrisponde a una giornata, a un turno di lavoro, a una nuova emergenza. Eppure sarebbe riduttivo definirlo soltanto un resoconto medico. Tra le corsie sovraffollate, le carenze di farmaci, gli interventi eseguiti in condizioni estreme e le continue ondate di feriti, emerge soprattutto l'umanità delle persone coinvolte. Khalid non racconta soltanto ferite e diagnosi: racconta madri, padri, bambini, colleghi e volontari. Racconta vite.


Uno degli aspetti che colpisce maggiormente è la presenza costante dei più piccoli. Bambini feriti, amputati, ustionati, bambini che dovrebbero essere a scuola o al parco e che invece affollano sale d'emergenza già al collasso. L'autore non indulge mai nel sensazionalismo, ma proprio questa sobrietà rende ancora più devastanti molte delle scene descritte. Alcuni passaggi obbligano a fermarsi, chiudere il libro per qualche minuto e lasciare sedimentare ciò che si è appena letto. Eppure, sorprendentemente, Gaza. Diario di un medico non è soltanto un libro sul dolore, ma anche sulla resilienza. In mezzo alla distruzione trovano spazio gesti di gentilezza, solidarietà e coraggio che sembrano quasi impossibili. Medici esausti che continuano a lavorare senza sosta, famiglie che condividono quel poco che possiedono, persone che riescono ancora a sorridere nonostante tutto. Sono questi momenti a impedire al racconto di sprofondare nella disperazione assoluta. Lo stile è semplice, immediato, estremamente scorrevole. Le poco più di cento pagine volano via rapidamente, ma il loro peso emotivo è enorme. Khalid scrive con la precisione del medico e la sensibilità di chi si trova improvvisamente davanti a domande più grandi della professione stessa: cosa significa aiutare quando le risorse non bastano? Come si continua a vivere dopo aver assistito a tanta sofferenza? È possibile restare neutrali davanti a ciò che si vede ogni giorno? Più che un libro politico, questo è un libro profondamente umano. Non chiede necessariamente al lettore di condividere una posizione, ma lo invita a guardare. A non distogliere lo sguardo. A ricordare che dietro ogni statistica esistono persone reali, con nomi, sogni, paure e affetti. 


Gaza. Diario di un medico è una lettura breve ma intensa, una testimonianza che lascia il segno e continua a risuonare anche dopo l'ultima pagina. Un libro doloroso, necessario e profondamente sincero. Una di quelle opere che non offrono risposte semplici, ma che riescono a restituire dignità e voce a chi troppo spesso viene ridotto a un numero. E forse è proprio questa la sua forza più grande: ricordarci che, anche nei luoghi più devastati dalla guerra, l'umanità continua ostinatamente a esistere.

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