Recensione: Danza educativa. Principi metodologici e tracce operative, di Franca Zagatti

Titolo
: Danza educativa. Principi metodologici e tracce operative
Autore: Franca Zagatti
Editore: Ephemeria
Pagine: 172
Anno di pubblicazione: 2021
Prezzo copertina: 18,00 €

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Recensione a cura di Luigi Pizzi

Danza educativa. Principi metodologici e tracce operative è un volume prezioso e ancora sorprendentemente attuale, con cui Franca Zagatti propone un modo diverso di pensare la danza e il suo insegnamento. Pubblicato per la prima volta nel 2004 e riproposto in un’edizione aggiornata, il libro nasce da una lunga esperienza maturata nelle scuole e nei percorsi di formazione per danzeducatori. Al centro non c’è la preparazione del futuro ballerino, né l’apprendimento di passi e tecniche codificate, ma la crescita della persona attraverso il movimento. La danza diventa così uno spazio nel quale il bambino può conoscere il proprio corpo, esprimere emozioni, incontrare gli altri e dare forma creativa alla propria esperienza. Zagatti parte da una distinzione fondamentale: insegnare danza può significare trasmettere una tecnica oppure accompagnare gli allievi nella scoperta di un modo personale di muoversi, osservare e inventare. Le due strade non si escludono, ma rispondono a obiettivi differenti. La danza educativa appartiene soprattutto al contesto scolastico e si rivolge a tutti, compresi i bambini che non frequenteranno mai una scuola di danza. Non ricerca l’uniformità dei corpi o la perfezione dell’esecuzione: valorizza le differenze, la spontaneità e la possibilità di trovare soluzioni originali. Il bambino non deve imitare un modello prestabilito, ma imparare gradualmente a trasformare il movimento naturale in gesto consapevole ed espressivo.


Il volume ricostruisce anche le radici storiche e pedagogiche di questa visione. Zagatti attraversa le esperienze di François Delsarte, Isadora Duncan ed Émile Jaques-Dalcroze, per poi soffermarsi su Margaret H’Doubler e Rudolf Laban, figure decisive per l’ingresso della danza nei percorsi educativi. Particolarmente forte è l’influenza della pedagogia attiva di John Dewey, fondata sull’apprendere facendo e sulla ricerca personale dell’allievo. A Laban si deve invece una concezione globale del movimento, inteso come strumento per comprendere sé stessi e il rapporto con il mondo. Il suo metodo non impone una serie rigida di esercizi, ma offre temi di ricerca che l’insegnante può scegliere e adattare all’età, alle capacità e alle caratteristiche del gruppo. La parte metodologica organizza il linguaggio della danza intorno ad alcuni elementi essenziali: il corpo e le sue azioni, lo spazio, la dinamica e la relazione. Camminare, saltare, rotolare, fermarsi o cambiare direzione diventano occasioni per sperimentare velocità, peso, energia, ampiezza e ritmo. Il movimento viene prima esplorato liberamente, poi osservato, riconosciuto e rielaborato fino a diventare materiale per una piccola composizione. In questo processo assumono valore anche l’imitazione, il lavoro a coppie e in gruppo, il contatto, l’ascolto e l’osservazione dei compagni. La danza non resta quindi un’esperienza soltanto individuale, ma diventa un esercizio di relazione, responsabilità e attenzione verso gli altri. Molto spazio è dedicato alla figura dell’insegnante, che non deve limitarsi a dimostrare movimenti da ripetere. Il suo compito è creare le condizioni perché ogni bambino possa cercare, provare e trovare una risposta personale. Deve osservare senza giudicare troppo in fretta, porre domande efficaci, modificare il percorso quando la situazione lo richiede e saper riconoscere il valore di soluzioni lontane dal proprio gusto. Zagatti affronta anche gli aspetti concreti della progettazione: le differenze tra le fasce d’età, la durata degli incontri, la scelta degli stimoli, il rapporto con la musica e la struttura della lezione. Particolarmente utili sono le domande che invita a porsi al termine di ogni incontro, perché trasformano la valutazione in uno strumento di riflessione sul proprio modo di insegnare.


Il libro non idealizza il lavoro nella scuola e dedica un intero capitolo alle difficoltà che possono presentarsi. Che cosa fare quando i bambini corrono senza controllo, si prendono in giro, rifiutano di formare le coppie o riproducono rigidi stereotipi tra maschi e femmine? Come comportarsi se l’insegnante di classe resta distante o ha aspettative diverse? Zagatti non offre ricette miracolose, ma suggerisce strategie nate dall’esperienza, ricordando che ogni gruppo richiede ascolto e flessibilità. È una delle parti più riuscite del volume, perché restituisce la complessità reale dell’insegnamento e parla con sincerità a chi si trova quotidianamente davanti a una classe. L’ultimo capitolo raccoglie numerose proposte operative, dalle forme in opposizione alla foresta incantata, dal movimento ispirato ai colori alla costruzione di brevi sequenze. Non sono esercizi da applicare meccanicamente, ma tracce da adattare e sviluppare. Oggetti, immagini, ambienti, parole, musica e stati d’animo diventano punti di partenza per esplorare il corpo e inventare. Le appendici completano il percorso con un confronto tra curricoli internazionali, una proposta per la danza nella scuola di base e una discografia utile. La struttura del volume riflette così il metodo che propone: dalla riflessione si passa all’azione, per tornare infine a osservare e comprendere ciò che è accaduto. Lo stile di Franca Zagatti è chiaro, diretto e profondamente partecipe. La competenza teorica non soffoca mai la voce dell’insegnante che conosce i bambini, le classi e gli imprevisti del lavoro educativo. Alcuni riferimenti normativi risentono inevitabilmente degli anni trascorsi dalla prima edizione, come ammette la stessa autrice, ma l’impianto pedagogico conserva intatta la propria forza. Danza educativa è quindi molto più di un manuale di attività motorie: è una riflessione sul diritto di ogni bambino a vivere esperienze corporee, creative e artistiche. Un libro capace di restituire alla danza il suo significato più profondo, non come privilegio riservato ai corpi considerati adatti, ma come linguaggio aperto a tutti, attraverso il quale imparare a conoscersi, comunicare e abitare il mondo.

Franca Zagatti, studiosa, insegnante, artista di danza, da anni afferma e promuove una visione plurale e inclusiva della danza. Da tempo conduce laboratori di danza educativa nei vari ordini scolastici ed è ideatrice di progetti artistici con gruppi intergenerazionali, nuclei familiari, anziani, persone con diversa abilità all’interno di festival, manifestazioni, eventi culturali e di spettacolo. Svolge inoltre un’ampia attività di ricerca attorno ai temi della danza educativa e di comunità e di formazione a educatori, insegnanti di danza, danzatori, performers. Direttrice del Corso per Danzeducatore® presso il Centro Mousikè di Bologna, è inoltre presidente della DES – Associazione Nazionale Danza Educazione Società. Autrice di numerosi saggi e monografie, dal 1999 al 2013 è stata Professore a contratto presso la Facoltà di Scienze della Formazione e del Dams dell’Università di Bologna.

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