Recensione: Il tempo degli innocenti, di Angela Marsons

Titolo:
Il tempo degli innocenti
Autore: Angela Marsons
Editore: Newton Compton
Pagine: 384
Anno di pubblicazione: 2026
Prezzo copertina: 12,90 €

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Recensione a cura di Luigi Pizzi

Il tempo degli innocenti conferma ancora una volta Angela Marsons come una delle voci più solide del thriller poliziesco contemporaneo. Quindicesimo capitolo della serie dedicata alla detective Kim Stone, il romanzo riesce nell'impresa, tutt'altro che scontata, di rinnovare una formula ormai consolidata senza perdere nulla della tensione e dell'intensità che hanno reso celebre la saga. Marsons abbandona in parte il classico schema dell'indagine costruita sull'identità del colpevole e sceglie una strada diversa: il lettore conosce fin dall'inizio il principale protagonista della vicenda, ma il vero mistero diventa comprendere le sue motivazioni, i suoi obiettivi e il significato del perverso gioco psicologico che decide di mettere in scena. La storia prende avvio in una giornata destinata a cambiare tutto. Mentre ricorre il venticinquesimo anniversario della scomparsa di Melody Jones, una bambina di sette anni rapita senza mai essere ritrovata, un uomo elegante e sicuro di sé entra spontaneamente nella stazione di polizia chiedendo di parlare esclusivamente con l'ispettrice Kim Stone. Si chiama Steven Harte e sostiene di conoscere la verità sulla scomparsa di Melody. Poche ore dopo, però, un'altra bambina, Grace Lennard, svanisce misteriosamente dal giardino dell'asilo durante un'esercitazione antincendio. Quando Kim raggiunge il luogo del rapimento, trova un dettaglio destinato a cambiare completamente l'indagine: il braccialetto appartenuto a Melody Jones. Da quel momento diventa evidente che i due casi sono legati e che Steven Harte sta conducendo la detective dentro una partita in cui ogni mossa è stata studiata con estrema precisione. Attorno a Kim si muove, come sempre, una squadra perfettamente affiatata. Bryant rappresenta il punto di equilibrio e l'esperienza; Stacey Wood, brillante analista informatica, svolge un ruolo decisivo nella ricostruzione degli indizi digitali; Penn continua a distinguersi per la sua capacità di osservare i dettagli e affrontare i problemi con un punto di vista originale. Accanto a loro torna anche Alison Lowe, consulente esperta di analisi comportamentale, il cui contributo diventa fondamentale durante gli interrogatori. Le sue osservazioni sul linguaggio del corpo, sulle microespressioni e sulle strategie comunicative di Steven Harte aggiungono una dimensione psicologica estremamente affascinante all'intera indagine, mostrando quanto un interrogatorio possa trasformarsi in una complessa partita mentale. Parallelamente all'indagine principale, Marsons riporta in scena una delle figure più memorabili dell'intera serie: Alexandra Thorne, la brillante e inquietante psichiatra sociopatica che da anni rappresenta la nemesi di Kim Stone. Pur rinchiusa in carcere, Alex continua a esercitare un'influenza inquietante sulla protagonista, cercando ancora una volta di manipolarla attraverso promesse, mezze verità e informazioni che potrebbero cambiare per sempre il passato di Kim. Il loro rapporto rimane uno degli aspetti più riusciti della serie: un confronto continuo tra due menti fortissime, dove il vero terreno di scontro non è quello fisico, ma quello psicologico. L'indagine assume presto contorni ancora più inquietanti. Kim e la sua squadra scoprono che il caso di Grace potrebbe non essere isolato: negli ultimi venticinque anni altre bambine sono scomparse seguendo uno schema sorprendentemente simile. Alcune sono ricomparse dopo un anno, fisicamente illese ma incapaci di fornire informazioni utili sul proprio rapitore; altre, invece, non sono mai tornate. Il ritrovamento di piccole ossa in un parco locale rende la corsa contro il tempo ancora più drammatica, mentre Steven Harte continua a dosare le informazioni con freddezza, trasformando ogni interrogatorio in un estenuante duello psicologico.

Immagine generata con l'IA

Uno degli aspetti più originali del romanzo è proprio il modo in cui Angela Marsons costruisce la suspense. Pur presentando molto presto quello che sembra essere il principale sospettato, l'autrice riesce a mantenere costante la tensione spostando continuamente l'attenzione sulle motivazioni, sui collegamenti tra i diversi casi e sulle numerose domande che Steven Harte lascia volutamente senza risposta. Il risultato è un thriller costruito più sul "perché" e sul "come" che sul semplice "chi", scelta narrativa che rende la lettura ancora più coinvolgente. Lo stile dell'autrice si conferma rapido, incisivo e cinematografico. I capitoli brevi imprimono un ritmo serrato alla narrazione, mentre il continuo alternarsi tra interrogatori, sopralluoghi e sviluppi investigativi mantiene alta la tensione fino all'ultima pagina. Particolarmente interessante è l'attenzione dedicata alle moderne tecniche di interrogatorio e all'analisi del comportamento non verbale, frutto di un evidente lavoro di documentazione. Marsons inserisce inoltre riferimenti a fenomeni psicologici come la sindrome di Stoccolma e la meno conosciuta sindrome di Lima, integrandoli nella storia senza mai appesantire il racconto con spiegazioni eccessivamente tecniche. Ciò che continua a distinguere la serie, tuttavia, è soprattutto il valore dei personaggi. Kim Stone rimane una protagonista straordinaria: dura, sarcastica, ostinata, incapace di arrendersi davanti agli ostacoli, ma sempre più consapevole delle proprie fragilità. Accanto a lei, la squadra funziona ormai come una vera famiglia professionale, fatta di fiducia reciproca, ironia e competenze complementari. Anche i momenti più leggeri, disseminati tra le pagine, contribuiscono a rendere i protagonisti autentici senza spezzare mai la tensione dell'indagine. Come accade nei migliori romanzi di Angela Marsons, nulla è davvero come sembra. Gli indizi vengono disseminati con grande abilità, i depistaggi funzionano perfettamente e il finale riesce ancora una volta a sorprendere, ribaltando molte delle certezze costruite nel corso della lettura. L'autrice dimostra di conoscere perfettamente i meccanismi del thriller psicologico, accompagnando il lettore verso una soluzione tanto coerente quanto difficile da prevedere. Il tempo degli innocenti è uno dei capitoli più riusciti della serie dedicata a Kim Stone. Angela Marsons costruisce un'indagine originale, intensa e ricca di tensione, nella quale la psicologia dei personaggi conta quanto gli indizi raccolti sulla scena del crimine. Tra rapimenti, interrogatori, manipolazioni mentali e una corsa contro il tempo per salvare una bambina scomparsa, il romanzo tiene il lettore costantemente con il fiato sospeso. Una conferma dell'eccezionale qualità di una serie che, anche dopo quindici romanzi, continua a sorprendere, emozionare e dimostrare una rara capacità di rinnovarsi senza perdere la propria identità.

Angela Marsons ha esordito con Urla nel silenzio, romanzo ai primi posti delle classifiche anche in Italia. La serie di libri che vede protagonista la detective Kim Stone ha già venduto 6 milioni di copie, e comprende Il gioco del male, La ragazza scomparsa, Una morte perfetta, Linea di sangue, Le verità sepolte (Premio Bancarella 2020), Quelli che uccidono, Vittime innocenti, Promessa mortale, La memoria dei morti, La mossa dell’assassino, Una mente assassina, Un grido fatale, Il silenzio dei colpevoli, Il tempo degli innocenti e il prequel Il primo cadavere. Angela Marsons vive nella Black Country, in Inghilterra, la stessa regione in cui sono ambientati i suoi thriller. Per saperne di più: www.angelamarsons-books.com

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