Titolo: Semplicemente Kerstin
Dopo gli eventi raccontati nel primo volume della trilogia, Kerstin torna con una nuova serie di piccoli grandi problemi che, come sempre, ai suoi occhi assumono dimensioni enormi. Tutto comincia quando la madre parte per una settimana a Maiorca insieme alla sorella Kakan. Al suo ritorno non è più la stessa: ha i capelli cortissimi, una pettinatura che a Kerstin sembra una cresta di gallo, e soprattutto un tatuaggio a forma di cuore con una misteriosa lettera K. Da quel momento la bambina è convinta che qualcosa sia cambiato per sempre. E se quella K non fosse la sua iniziale? E se la mamma stesse per lasciarli? E se fosse diventata un'altra persona? La paura si insinua lentamente nei suoi pensieri, alimentata da ciò che ascolta a scuola durante una lezione dedicata alla famiglia. Una compagna racconta la separazione dei propri genitori e Kerstin, che già vive con un'immaginazione incontenibile, finisce per convincersi che anche la sua famiglia sia destinata a rompersi. Ogni gesto degli adulti, ogni silenzio, ogni cambiamento viene interpretato come un indizio. Parallelamente si sviluppa un'altra vicenda che coinvolge il suo migliore amico Gunnar. I cinghiali devastano continuamente il giardino della sua casa e la madre, esasperata, minaccia di trasferirsi. Per Kerstin e Gunnar quella diventa una missione importantissima: escogitare un modo per tenere lontani gli animali e impedire che l'amico debba lasciare Villanuova. Tra profumi sparsi nel giardino, vecchi vestiti appesi agli alberi e fantasiosi piani escogitati dai due bambini, la storia alterna momenti divertenti ad altri più malinconici. Nel frattempo emergono anche altri piccoli conflitti quotidiani: il nuovo maestro Kenneth, le amicizie, i segreti, i soldi trovati quasi per caso, le incomprensioni tra bambini, fino a un episodio che incrina persino il rapporto tra Kerstin e Gunnar. Come spesso accade nella narrativa di Helena Hedlund, non sono gli eventi spettacolari a muovere la trama, ma le emozioni. Il romanzo accompagna così il lettore dentro il mondo interiore di Kerstin, fino a un finale delicato che non offre soluzioni miracolose, ma restituisce serenità attraverso il dialogo, la fiducia e la scoperta che gli adulti, pur sbagliando, non smettono di voler bene ai propri figli.
Il cuore del romanzo è naturalmente Kerstin, una protagonista straordinariamente credibile. Helena Hedlund riesce a restituire il modo in cui pensa una bambina di otto anni senza mai renderlo artificiale. Kerstin osserva tutto, collega eventi lontanissimi tra loro, costruisce ipotesi improbabili ma perfettamente coerenti con la logica infantile. Vive ogni emozione con assolutezza: la paura diventa terrore, una piccola incomprensione sembra una tragedia, un cambiamento d'aspetto equivale quasi a perdere una persona amata. È una bambina sensibile, impulsiva, affettuosa, curiosa e profondamente empatica. Gunnar, il suo migliore amico, rappresenta il contrappunto ideale. È riflessivo, fantasioso, capace di seguire Kerstin nelle sue avventure ma anche di riportarla, quando serve, alla realtà. Anche lui porta dentro una fragilità importante: il padre vive in Nuova Zelanda e la distanza pesa più di quanto lasci intendere. Il loro rapporto è raccontato con grande naturalezza, tra complicità, piccoli litigi, gelosie e riconciliazioni. I genitori di Kerstin sono figure estremamente realistiche. Il padre cerca costantemente di rassicurarla con pazienza e tenerezza, mentre la madre, attraversando una crisi personale di mezza età, appare agli occhi della figlia improvvisamente irriconoscibile. Proprio questa distanza tra il punto di vista adulto e quello infantile costituisce uno degli aspetti più riusciti del romanzo. Attorno ai protagonisti si muove una comunità viva e credibile: Malena, la mamma di Gunnar, combattiva e preoccupata per i continui danni provocati dai cinghiali; Kakan, la zia ironica e affettuosa; la maestra Lotten, capace di affrontare con delicatezza temi complessi come la famiglia; il nuovo maestro Kenneth; e infine i numerosi compagni di classe, ciascuno portatore di una diversa esperienza familiare che contribuisce a mostrare come non esista un solo modo di essere famiglia. La scrittura di Helena Hedlund possiede una qualità rara: riesce a entrare completamente nella mente di una bambina senza mai assumere un tono infantile o semplicistico. Tutto è filtrato attraverso lo sguardo di Kerstin e proprio questa scelta rende il romanzo straordinariamente autentico. La prosa è semplice, scorrevole e ricca di dialoghi, ma dietro l'apparente leggerezza si nasconde un grande lavoro psicologico. L'autrice costruisce situazioni quotidiane che diventano avventure emotive, alternando umorismo, tenerezza e malinconia con sorprendente equilibrio. Le illustrazioni di Katarina Strömgård dialogano perfettamente con il testo. Non si limitano a rappresentare ciò che accade, ma amplificano le emozioni della protagonista, accompagnando il lettore dentro il suo immaginario con uno stile essenziale ma estremamente espressivo. Il tema centrale del romanzo è senza dubbio la paura del cambiamento. Per un adulto un nuovo taglio di capelli o un tatuaggio possono essere dettagli; per Kerstin diventano la prova che la mamma non sia più la stessa persona. Hedlund racconta con straordinaria precisione quanto i bambini abbiano bisogno di continuità e quanto anche le trasformazioni più piccole possano destabilizzarli. Accanto a questo emerge il tema della separazione, non tanto vissuta quanto temuta. La lezione scolastica sulle diverse forme di famiglia, il racconto della compagna Fatima e la distanza del padre di Gunnar alimentano nella protagonista un'angoscia che cresce pagina dopo pagina. Molto bello è anche il modo in cui il romanzo riflette sulla comunicazione tra adulti e bambini. Gli adulti spesso credono di proteggere i figli evitando alcune spiegazioni, ma Kerstin dimostra quanto il silenzio venga facilmente riempito dalla fantasia. Importanti sono inoltre i temi dell'amicizia, dell'empatia, della fiducia reciproca, dell'accettazione dei cambiamenti e della pluralità delle famiglie, affrontati con grande naturalezza e senza alcuna intenzione didascalica.
Autore: Helena Hedlund, Katarina Strömgård (ill.)
Editore: La Nuova Frontiera Junior
Pagine: 208
Anno di pubblicazione: 2026
Prezzo copertina: 16,50 €
Editore: La Nuova Frontiera Junior
Pagine: 208
Anno di pubblicazione: 2026
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Recensione a cura di Luigi Pizzi
Semplicemente Kerstin quindi conferma il talento di Helena Hedlund nel raccontare l'infanzia con una sincerità disarmante. Più che un romanzo di avventure è un viaggio dentro il modo in cui i bambini interpretano il mondo, dove ogni gesto degli adulti può assumere significati enormi e ogni paura può sembrare reale. L'autrice riesce a parlare di crisi familiari, cambiamenti, separazioni, amicizia e crescita senza mai appesantire il racconto. Lo fa attraverso una protagonista indimenticabile, che sbaglia, immagina, si spaventa, si arrabbia e infine impara che non tutto ciò che teme corrisponde alla realtà. È un libro delicato ma mai fragile, divertente ma profondamente empatico, capace di ricordare agli adulti quanto complesso possa essere il mondo emotivo dei bambini. Una lettura che emoziona, fa sorridere e invita ad ascoltare con maggiore attenzione ciò che spesso i più piccoli non riescono a dire apertamente, ma esprimono attraverso paure, fantasie e silenzi. Proprio come Kerstin.
Helena Hedlund, nata nel 1974 a Borås, in Svezia, è scrittrice, attrice e drammaturga. Ha esordito come autrice nel 2018 con Il bello di Kerstin, primo della serie dedicata a Kerstin, con cui ha vinto il premio Slangbellan nel 2018 come miglior esordio nella categoria bambini e ragazzi e la targa Nils Holgersson nel 2019 come miglior libro per ragazzi. Proprio come Kerstin, abita dove finisce la strada asfaltata e inizia quella sterrata, insieme alla sua famiglia, a galline e gatti.


