Recensione: Gli anni d'oro. La casa nella prateria vol.6, di Laura Ingalls Wilder

Titolo:
 Gli anni d'oro. La casa nella prateria vol.6
Autore: Laura Ingalls Wilder
Editore: Gallucci
Pagine: 254
Anno di pubblicazione: 2021
Prezzo copertina: 13,50 €

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Recensione a cura di Luigi Pizzi

Gli anni d’oro di Laura Ingalls Wilder è il volume della saga in cui la vita adulta, rimasta finora soprattutto una promessa, diventa improvvisamente concreta. In Piccola città del West Laura aveva cominciato a lavorare, a guardare oltre la famiglia e a immaginare il proprio futuro; qui deve affrontarlo davvero. La scuola, il lavoro, il denaro, la lontananza da casa, le responsabilità e il rapporto sempre più importante con Almanzo Wilder occupano ormai il centro della storia. La prateria resta immensa e bellissima, ma Laura non è più soltanto la ragazza che la attraversa con curiosità: deve iniziare a scegliere quale posto vuole occupare nel mondo. Il romanzo si apre con una separazione. Laura lascia la propria casa per affrontare il primo vero incarico come maestra in una piccola scuola di campagna. È ancora giovanissima e l’esperienza si rivela molto diversa da come poteva immaginarla. Non si tratta soltanto di conoscere le lezioni: deve conquistare l’attenzione di bambini di età diverse, mantenere la disciplina, capire quando essere severa e quando invece cercare un’altra strada. E soprattutto deve imparare a mostrarsi sicura anche quando non lo è affatto. È forse questo l’aspetto più riuscito della prima parte del libro. Wilder non trasforma Laura in una maestra naturalmente perfetta. La vediamo sbagliare, preoccuparsi, ripensare alle proprie decisioni e chiedersi continuamente se riuscirà a portare a termine ciò che ha iniziato. A rendere tutto più difficile c’è anche la lontananza dalla famiglia. Per la prima volta la casa degli Ingalls non è semplicemente il luogo da cui Laura parte per qualche ora, ma qualcosa di cui può provare una vera nostalgia. E proprio perché conosciamo da tanti volumi quella casa, il violino di Papà, la calma di Mamma, Carrie e Grace, comprendiamo bene quanto pesi la distanza.


In questo momento entra con maggiore decisione nella storia Almanzo. La sua presenza era già diventata significativa nel volume precedente, ma qui il rapporto con Laura acquista finalmente spazio e profondità. Non c’è un corteggiamento fatto di grandi dichiarazioni. Ci sono viaggi in slitta attraverso una prateria gelata, cavalli, domeniche trascorse insieme, conversazioni, piccoli silenzi e una familiarità che cresce quasi senza essere annunciata. Almanzo non cerca di trasformare Laura in qualcosa di diverso da ciò che è: condivide con lei soprattutto il piacere del movimento, degli spazi aperti e dei cavalli, che diventano uno dei fili più belli dell’intero romanzo. Laura, d’altra parte, conserva fino in fondo quella libertà di carattere che abbiamo imparato a conoscere. Continua a non amare ciò che sente imposto dall’esterno, non rinuncia facilmente alle proprie idee e guarda con una certa diffidenza alle convenzioni che sembrano decidere in anticipo come una ragazza debba comportarsi. La sua crescita non consiste nel diventare improvvisamente più docile, ma nel capire quali responsabilità sia disposta ad accettare e quali scelte debbano invece appartenerle davvero. Anche la famiglia rimane fondamentale. Mary continua i suoi studi lontano da casa e il suo futuro resta uno dei motivi per cui Laura lavora. Carrie e Grace crescono, mentre Mamma e Papà cominciano inevitabilmente a guardare Laura come una giovane donna. I ritorni a casa acquistano così un sapore diverso: ciò che nei libri precedenti sembrava immutabile comincia lentamente a trasformarsi. Persino gli oggetti domestici, gli abiti cuciti insieme, la musica del violino e le serate trascorse attorno alla stufa sembrano assumere un valore nuovo proprio perché Laura sa che quella fase della sua vita non durerà per sempre. Intorno a lei cambia anche la prateria. Le concessioni vengono coltivate, compaiono nuove case, le famiglie si spostano, la città cresce e il denaro diventa una presenza sempre più concreta. Wilder continua a raccontare con grande precisione il costo delle cose, il lavoro necessario per acquistarle, il valore di uno stipendio o di un raccolto. Niente arriva senza fatica. Anche quando la vita sembra finalmente più stabile, basta una tempesta a ricordare quanto fragile possa essere tutto ciò che gli uomini hanno costruito. 


La scrittura conserva la semplicità limpida degli altri volumi, ma qui si avverte una maggiore attenzione ai sentimenti. Wilder non li analizza a lungo: li lascia emergere da un gesto, da un viaggio, da una domenica attesa, dall’assenza improvvisa di qualcuno o dalla sensazione di tornare a casa e trovarla uguale eppure diversa. È proprio questa discrezione a rendere credibile il passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Gli anni d’oro è quindi uno dei volumi più intimi della saga. Ha meno del senso di scoperta dei primi libri e meno della lotta per la sopravvivenza de Il lungo inverno, ma racconta qualcosa di altrettanto importante: il momento in cui Laura comincia davvero a costruire una vita propria. La famiglia resta il suo punto di partenza, la prateria continua a essere il suo orizzonte, ma davanti a lei si aprono ormai lavoro, indipendenza, sentimenti e scelte che nessun altro può fare al suo posto. È il racconto dolce e mai troppo sentimentale di una ragazza che scopre, quasi senza accorgersene, di non essere più una bambina.

Laura Elizabeth Ingalls Wilder (Pepin, 1867 – Mansfield, 1957) aveva appena quattro anni quando suo padre decise di lasciare il Wisconsin per cominciare una nuova vita nei territori messi a disposizione dei coloni dal governo americano. Fu solo il primo dei numerosi spostamenti che la famiglia dovette affrontare in quegli anni. Studentessa brillante, nonostante i lunghi soggiorni in zone isolate e prive di scuole, Laura riuscì a coronare il sogno di dedicarsi all’insegnamento. Dalle sue memorie sviluppò la saga letteraria Little House, che ebbe un grandissimo successo. A partire da questo volume, il terzo dei nove scritti dalla Ingalls, prese avvio l’omonima serie televisiva, che in Italia andò in onda dal 1977 e fu amatissima, come ovunque nel mondo.

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