Recensione: MAX E HELEN di Simon Wiesenthal

Titolo: Max e Helen
Autore:
Simon Wiesenthal  
Editore: Garzanti
Pagine: 176
Anno di pubblicazione: 2015

Prezzo copertina: 9,90 


Recensione a cura di Marika Bovenzi

Max e Helen sono i protagonisti di una storia vera raccontata dal cacciatore di nazisti per antonomasia, Simon Wiesenthal. Sotto forma di romanzo, lo scrittore documenta il caso paradossale della sua carriera, quando fu costretto a rinunciare ad una cattura ormai vicinissima. Tutto ha inizio quando Wiesenthal cerca di catturare Schulze, rispettabile dirigente d’azienda di Karlsruhe, nonché ex criminale di guerra tedesco.

Per far si che la cattura abbia luogo, il cacciatore di nazisti ha bisogno di un testimone oculare per confermare le sue accuse. Incontra così Max, che dal canto suo non proferisce parola contro Schulze, ma si limita a narrare la sua struggente storia d’amore con Helen. Entrambi ebrei, vengono arrestati e deportati nel lager di Zalesie, vicino Lublino, dove sono costretti a separarsi. Finita la guerra, Max si mette alla ricerca di Helen e, dopo tanta fatica, quando riesce finalmente a trovarla, la perde definitivamente. Inizierà così la sua crociata personale (che durerà anni) in cui cercherà di farsi giustizia da solo rincorrendo l’assassino della sua amata.

Simon Wiesenthal
Scarne sono le descrizioni relative all’ambientazione del romanzo poiché la storia viene narrata come una sorta di chiacchierata tra due amici, in cui il primo (Wiesenthal) chiede al secondo (Max) di narrargli della sua deportazione. Brevi sono gli accenni al lager di Zalesie, in cui le baracche per i prigionieri erano poste fuori dal paese, collocato a sua volta nel cuore di una foresta. Più che altro le descrizioni sono relative agli avvenimenti, ai fatti storici e ai nazisti colpevoli. Per quanto riguarda i protagonisti di questo romanzo\intervista, troviamo da un lato Wiesenthal, deportato in tredici campi di concentramento, che dedicò buona parte della sua vita alla cattura degli aguzzini nazisti; dall’altro Max, (nome inventato per proteggere la privacy del personaggio reale), che ormai reduce da una guerra che gli ha portato via tutto, non ha più nulla da perdere, se non i ricordi preziosi di una vita precedente all’orrore. Lo stile è semplice, crudo e lineare, e non vi sono virtuosismi letterari, poiché lo scritto deve arrivare in modo diretto al lettore.

Dal romanzo è stato tratto il film per la tv andato in onda il 26 gennaio 2015 in occasione della Giornata della Memoria.

L'AUTORE
Simon Wiesenthal (Bucˇacˇ, Ucraina, 1908 - Vienna 2005) ha studiato a Vienna e a Praga, dove si è laureato in architettura. Deportato in tredici diversi campi di concentramento durante il nazismo e fortunosamente scampato alla Shoah, nel dopoguerra ha lavorato per i servizi segreti americani e ha creato a Vienna il Centro di documentazione della lega dei perseguitati ebraici del regime nazista. Al suo talento investigativo e alla sua tenacia si devono l'individuazione e la cattura di Adolf Eichmann e di altri aguzzini nazisti. Tra le opere di Wiesenthal pubblicate in Italia, Garzanti ha in catalogo anche Il girasole. I limiti del perdono. 

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