16 aprile 2015

Recensione: INDICE MEDIO DI FELICITA' di David Machado

Titolo: Indice medio di felicità
Autore: David Machado
Editore: Neri Pozza
Pagine: 272

Anno di pubblicazione: 2015
Prezzo copertina: 16,50 €


Recensione a cura di Eleonora Cocola

In Portogallo la crisi economica mette in ginocchio l’intero Paese, privando moltissime persone del loro lavoro: questo è ciò che capita a Daniel, trentasette anni, che si ritrova solo a Lisbona senza lavoro e senza la sua famiglia – la moglie Marta infatti si è trasferita dai genitori insieme ai loro due figli per lavorare. Ci sarebbe il suo amico Xavier, che però si è chiuso in casa con la sua depressione atteggiandosi paradossalmente a guru della felicità, sentimento di cui cerca di scandagliare gli aspetti statistici e le variabili che portano a stabilirne una quantificazione: l’indice di felicità, per l’appunto.

Erano stati Xavier e Almodovar, i migliori amici di Daniel, ad avere l’idea che li aveva mandati sul lastrico: avevano creato un sito web per connettere le persone bisognose di aiuto a quelle disposte ad aiutarle. Un’idea brillante, ma che non era andata in porto; Almodovar ci aveva investito tutti i suoi risparmi, e quando si era ritrovato senza lavoro e senza denaro, preso dalla disperazione, aveva cercato di rapinare una stazione di servizio. Nel romanzo Daniel si rivolge all’amico come in un dialogo immaginario: il personaggio di Almodovar con la sua assenza muove l’azione e determina il destino delle persone che ha lasciato, sole e smarrite, a barcamenarsi in un mondo ostile: sua moglie Clara è costretta a lavorare giorno e notte per sbarcare il lunario, e suo figlio quindicenne Vasco, comincia a colmare la solitudine frequentando cattive compagnie e sfogando la sua rabbia su senzatetto e ubriaconi. Daniel, oltre a fare i conti con la sua difficile situazione personale, si ritrova a dover colmare i vuoti lasciati dall’amico.

Con il protagonista, Machado ha creato un personaggio straordinario e difficile da dimenticare: nonostante le difficoltà che lo colpiscono e gli eventi negativi a cui assiste, non smette mai di credere che la situazione possa migliorare. Daniel è arrabbiato con Almodovar: non trova nessuna spiegazione per il suo gesto, nessun tipo di difficoltà economica può giustificare un’azione come la sua, perché una via d’uscita migliore c’è sempre, ma cercarla richiede una forza d’animo che ad Almodovar è mancata. Anche lui, Daniel, si ritrova letteralmente in mezzo a una strada, eppure continua a vivere: ogni giorno si sveglia e fa di tutto per rimettere insieme i cocci della sua vita fatta a pezzi, senza ricorrere a soluzioni estreme o disoneste.

Questo personaggio è l’incarnazione della speranza che dà senso alla vita, ma la sua forza sta nella sua umanità: il suo ottimismo non ha nulla di utopico o donchisciottesco, deriva semplicemente dalla necessità di non cadere in un baratro, di trovare dei motivi per continuare a vivere. Come è naturale, Daniel passa dei momenti di frustrazione e di rabbia, ma l’amore per la vita e il desiderio di tornare padrone della sua hanno sempre il sopravvento. E questo, tradotto in azione, si concretizza il più delle volte nel mettere il bene degli altri al di sopra del proprio: perde un lavoro per difendere un ubriaco dalla violenza di un gruppo di ragazzi; per stare vicino a Vasco, il figlio adolescente di Almodovar che, abbandonato a se stesso, ha intrapreso una strada pericolosa, rischia di perdere la fiducia di sua moglie e dei suoi figli.

Tutto ciò accade però senza scadere in facili buonismi, tant’è che Daniel ogni volta si ripromette di dare priorità alla sua vita che sta disperatamente cercando di rimettere insieme, ma ogni volta gli si impone l’inevitabilità dell’altruismo. Questo purtroppo è vero solo fino alla parte finale, che vede i protagonisti imbarcarsi in un viaggio assurdo attraverso l’Europa per aiutare un’estranea: le ultime pagine del romanzo soffrono di un buonismo forse eccessivo, che stride con il realismo che caratterizza tutta la parte precedente, e denota una volontà di alleggerire l’atmosfera - cosa di cui però il libro non avrebbe assolutamente bisogno. A parte questo difetto nel finale, Indice medio di felicità è un libro splendido, che affronta tematiche di grande attualità in maniera originale, spingendo a riflettere; pur essendo drammatico, spesso sa far sorridere il lettore, grazie allo stile vivace e alla prospettiva speranzosa ma realistica del protagonista.

L'AUTORE
David Machado è nato a Lisbona nel 1978. Si è laureato in Economia e Commercio. Nel 2005 ha vinto il Prix Branquinho da Fonseca, Fundação Calouste Gulbenkian e Semanário Expresso con il libro per ragazzi A noite dos animals inventados. In Italia Cavallo di ferro ha pubblicato Il favoloso teatro del gigante (2009) e Che parlino le pietre (2013).

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