venerdì 19 giugno 2015

Recensione: PICCOLA DEA di Rufi Thorpe

Titolo: Piccola dea
Autore: Rufi Thorpe
Editore: Sonzogno
Pagine: 272
Anno di pubblicazione: 2015 

Prezzo copertina: 16,50

Recensione a cura di Eleonora Cocola


La maggior parte delle donne lo sanno: spesso il rapporto più importante nella vita di una ragazza, quello che maggiormente condiziona lo sviluppo della sua personalità, è quello con una grande amica. È così per Mia e Lorrie Ann, le due protagoniste di Piccola dea, così diverse eppure così amiche: Mia è la “cattiva”, ribelle e spregiudicata; Lorrie Ann invece è bellissima e gentile. Le due ragazze crescono insieme in California e instaurano un rapporto che più che all’amicizia somiglia alla sorellanza.
Sono così legate che a un certo punto sembra che le loro vite vadano in parallelo, entrambe rimangono incinte a quindici anni e si trovano davanti a un bivio. Ed è a quel bivio che le loro strade si separano, e con le loro scelte opposte danno inizio al dispiegarsi di due opposti destini.

L’argomento principale di questo libro, quello dell’amicizia femminile, si presta perfettamente ad affrontare tematiche profonde, e la Thorpe cavalca l’onda tratteggiando due figure femminili complementari come due pezzi di un puzzle, splendidamente caratterizzate e complesse. Lorrie Ann è di una perfezione quasi snervante: con la sua bellezza angelica, la gentilezza e la determinazione a compiere sempre la scelta più giusta e altruista, ricordando un po’ una di quelle donne decantate dai poeti del dolce stilnovo; la sua luce illumina persino lo squallore della sua casa e del paese in cui vive.

Mia invece piena di umane imperfezioni: fa scelte discutibili, finanche egoiste, e spesso sembra pure un po’ nevrotica. Eppure con lei il destino decide di essere molto più gentile che con l’amica: Lorrie Ann attira disgrazie come una calamita, mentre Mia sembra baciata dalla fortuna. Non è che Mia non abbia coscienza: il senso di colpa che si porta dietro la porta a pensare spesso di non meritarsi questo futuro luminoso, continua a chiedersi come sia possibile che la sfortuna si accanisca proprio contro la buona e altruista Lorrie Ann e non contro di lei, che tante volte ha sbagliato e quasi sempre ha scelto pensando solo a se stessa.

La Thorpe racconta le vicende di queste due eroine in maniera cruda, senza sorvolare sullo squallore del posto in cui vivono e sulla disastrosa situazione delle loro famiglie; giustamente, a questo corrisponde una prosa diretta, graffiante, priva di fronzoli. Piccola dea è un libro forte, e questa forza si nasconde in tutti i dettagli; dalle descrizioni di luoghi e personaggi alla narrazione di ogni aneddoto, pronta ad assalire il lettore e travolgerlo. Tanto che il libro, anche una volta finito, resta nella testa di chi lo legge e continua a tormentarlo coi dubbi che suscita, con le domande che lascia senza risposta.

Mia vorrebbe trovare un senso alla storia di Lorrie Ann e alla propria, ma non ci riesce perché il destino non conosce la morale; noi esseri umani però sì che la conosciamo, e abbiamo anche una coscienza che dovrebbe guidare le nostre azioni proprio nei momenti di maggiore difficoltà, quelli in cui si vede quanto è grande il cuore di una persona. E a quel punto non ci sono buoni e cattivi, c’è invece tutta la complessità delle persone, della loro forza e della loro debolezza, della loro capacità di amare e della verità dei loro sentimenti.
 
L'AUTRICE
Rufi Thorpe è nata in California e vive a Washington D.C. Questo è il suo primo romanzo, finalista del prestigioso premio letterario Dylan Thomas Prize 2014 e del Flaherty-Dunnan. Il debutto è stato acclamato dalla critica americana come una delle rivelazioni dell'anno.

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