giovedì 12 maggio 2016

Recensione: LA GROTTA DI CRISTALLO di Mary Stewart

Titolo: La grotta di cristallo
Autore: Mary Stewart
 
Editore: Elliot 
Pagine: 441
Anno di pubblicazione: 2016

Prezzo copertina: 22,00 €


Recensione a cura di Marika Bovenzi 

La grotta di cristallo è un romanzo fantasy di Mary Stewart, scritto per la prima volta nel 1970 e recentemente ripubblicato in una nuova edizione dalla Elliot. Siamo difronte ad uno scritto in cui la fantasia si mescola alle tradizioni bretoni, ai cicli arturiani, alle poche e - forse - veritiere testimonianze storiche. Ci troviamo nel V secolo d. C, un periodo oscuro e incerto per la Britannia dell’epoca. L’impero romano - ormai caduto - ha lasciato nei territori anglosassoni echi della grande civiltà che era un
tempo; fortezze, villaggi, avamposti e castelli diroccati sono solo un ricordo di giorni vissuti in prosperità e pace.

Ora i territori e le popolazioni sono afflitte dalle continue lotte tra nuove credenze religiose e leggende e miti che portano la gente alla confusione. E proprio in questo frangente nasce Merlino, nipote illegittimo del Re del Galles. Quello che tutti conosciamo come il Mago per eccellenza, viene rappresentato dalla Stewart come un uomo geniale che ha sofferto, lottato, amato, ed è rimasto fino alla fine fedele ai suoi ideali, alle sue credenze. In questo romanzo, l’autrice racconta la nascita e l’infanzia difficile di Merlino, un ragazzo solitario con la consapevolezza di possedere un enorme dono, che nemmeno lui sa bene come usare. Cresciuto però con gli ideali e i miti dei suoi antenati, seguendo le tradizioni celtiche, e grazie agli insegnamenti del maestro Galapas nella "Grotta di Cristallo", impara a gestire le sue doti. Ma questo idillio è destinato a svanire quando, dopo la morte del nonno, viene perseguitato dallo zio e diventa uno schiavo...

Grazie ad uno stile ricercato, elegante e a tratti arcaicizzante, il romanzo si presenta come una vera e propria cronaca bretone, anche se la narrazione spesso subisce dei rallentamenti. L’autrice, anche se per il romanzo trae ispirazione da documenti antichi e dalla storiografia, non ha la pretesa di presentare il libro come uno storico, piuttosto come una versione romanzata e fantastica della vita di una figura avvolta ancora oggi nel mistero. Personalmente, da fan e lettrice di saghe intere dedicate ad Artù e Merlino, credo che questa versione abbia qualcosa di diverso rispetto al resto. L’autrice si sofferma più che altro sull’umanità di Merlino; sull’essere di carne, ossa e dolore che, prima di diventare una figura leggendaria, ha sperimentato le passioni umane. Un romanzo imperdibile per tutti gli appassionati!

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