sabato 13 agosto 2016

Recensione: LO SPECCHIO TURCO di Viktor Horváth

Titolo: Lo specchio turco
Autore:
Viktor Horváth 
Editore: Imprimatur
Pagine: 448
Anno di pubblicazione: 2016

Prezzo copertina: 19,00 €


Recensione a cura di Marika Bovenzi


Quante volte ci siamo ritrovati a sognare grazie ai paesaggi orientaleggianti? Quanti tra i tanti lettori sparsi nel mondo, almeno una volta nella vita hanno sognato di danzare al cospetto del sultano nel suo palazzo sfavillante, dopo aver letto le Mille e una notte? Fiabe, racconti miti e leggende di lande lontane, meravigliose e sfolgoranti, che con poeticità narravano di ricchezze, misteri, cibi esotici e stoffe preziose. Il più delle volte, la maggior parte degli scritti che conosciamo si sono soffermati alla capitale
dell’impero turco, Istanbul, senza mai descrivere le bellezze delle città minori o delle conquiste dei sultani.

Solimano il Magnifico
Questa volta, mi sono imbattuta in un libro unico nel suo genere che trasporta il lettore attraverso l'Ungheria del XVI secolo, governata dal grande sultano Solimano il Magnifico. In questa terra di confine, tra la cultura occidentale - in cui il Rinascimento si erge in tutto il suo splendore, e la cultura orientale - caratterizzata dalla massima espansione dell’Impero turco, vediamo il contrapporsi di due civiltà: quella ungherese, radicata e fervente sostenitrice delle arti; e quella ottomana differente per lingua, etnia, religioni e tradizioni. E proprio in questo scenario così complesso e multiculturale, vive Isa, un giovane ragazzo turco appartenente all’alta aristocrazia di Pécs. Come in una sorta di fiaba, il giovane comincia a raccontare la storia di queste due popolazioni e dello scontro delle rispettive culture.

Attraverso i suoi occhi, il lettore si ritrova a visitare sia luoghi civilizzati come ricchi e lussuosi giardini traboccanti di datteri, pesche e frutti vari, harem popolati da incantevoli donne velate, viuzze caratteristiche in cui si sente l’eco della voce del muezzin, e castelli antichi ungheresi; sia luoghi naturali, incontaminati e selvaggi, gremiti da briganti come foreste, valli e fitti boschi. In questo clima multietnico, ovviamente come si può immaginare, non si scontreranno solamente usi e costumi difformi, ma anche fervide credenze religiose, salde ed opposte.

Con uno stile ricercato, poetico ed elegante, l’autore mette a confronto due popolazioni descrivendole nei minimi dettagli. Inoltre, lo scritto è impreziosito ulteriormente dalle riscritture ungheresi (tradotte per i nostri lettori in italiano) operate su diversi brani del Corano in lingua araba. Un grande plauso va anche ad Amedeo Di Francesco, traduttore di questa opera che, con attenzione e minuzia, ha riportato fedelmente lo spirito e la ricchezza di questo romanzo, arricchendolo ulteriormente di note, un glossario e cenni storici e geografici dell’Ungheria cinquecentesca. Un libro da cui si può trarre un grande insegnamento: la coesistenza tra diverse culture in uno stesso ambiente è possibile, e soprattutto funzionante. Due popoli, due culture, due dottrine religiose agli antipodi, ma entrambe hanno tratto insegnamento le une dalle altre. Ciò lascia pensare che, al di là delle guerre, degli scontri e dei pregiudizi, l’incontro tra diverse popolazioni può portare a grandi cose e soprattutto ad uno sviluppo internazionale.

Un libro che va compreso, vissuto ed amato. Consigliatissimo!

L'AUTORE
Viktor Horváth è nato a Pécs (Ungheria) nel 1962. Fra il 2003 e 2006 ha studiato per il suo dottorato di ricerca in Filosofia all’Università di Miskolc. Dal 2003 insegna Teoria delle strutture poetiche e Storia della forma nel Medioevo all’Università di Pécs. Traduce da inglese, tedesco e spagnolo. Nel 2004 ha pubblicato la guida Through Other New York Variations. Lo specchio turco è la sua prima opera narrativa. 

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