giovedì 20 ottobre 2016

La recensione del film RARA, al cinema dal 13 ottobre

Recensione a cura di Eleonora Cocola

La situazione famigliare della tredicenne Sara non è delle più consuete: non solo i suoi genitori Paula e Victor sono separati, ma vive con la madre lesbica e la compagna di quest’ultima, Lia. Nonostante l’atmosfera calda e amorevole che pervade la casa di Sara, tutti, da suo
padre alla scuola, percepiscono solo il carattere “anormale” della relazione lesbica di Paula, e Victor finisce con l’intentare una causa contro l'ex moglie per ottenere la custodia delle figlie.

Il piccolo dramma sociale di una famiglia che la società non accetta in quanto diversa rispetto ai canoni della normalità è di grande attualità, e infatti lo spunto arriva da un fatto relamente accaduto: nel 2004 ad una donna cilena vennero tolti i suoi figli per via del suo orientamento sessuale, motivo per cui nel 2012 l'Inter-American Convention of Human Rights ha condannato il Cile (Paese in cui è ambientato il film) per aver violato diversi principi della convenzione sui diritti umani. La protagonista di Rara, già alle prese con le prime magagne adolescenziali, si ritrova in mezzo a due fuochi, invischiata in una situazione più grande di lei e sulla quale non può esercitare alcun controllo. Il normale malessere adolescenziale e le tensioni che nascono fisiologicamente tra madre e figlia vengono sfruttate dal padre della ragazza per convincerla a trasferirsi da lui; l’indecisione di Sara e la sua ansia di apparire normale agli occhi dei suoi coetanei vengono sottilmente alimentati. Il pregio di questo film è di trattare il tema con sguardo disincantato ma allo stesso tempo in maniera delicata, evitando toni polemici è giudicanti.

Il punto non è tanto che cosa pensa la società delle famiglie arcobaleno, ma che cosa ne pensano i diretti interessati - ovvero figli delle coppie omosessuali: la questione è messa ben in rilievo dalla differenza tra l’atteggiamento insicuro e timoroso di Sara e quello spensierato della sorella minore: Catalina, ancora nella fase della tipica purezza infantile, non si pone neanche il problema della presunta anormalità della sua famiglia, dal momento che a casa sta bene e che la madre le permette persino di tenere un gattino. Sara invece si sente diversa, strana, come dice il titolo del film (raro, in spagnolo, significa strano, bizzarro); tanto che nonostante l’affetto evidentemente profondo che la lega alla madre – ma anche alla sua compagna, finisce per sospettare che sia davvero meglio trasferirsi in una casa “normale”.

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