25 febbraio 2019

La recensione del film "Ancora auguri per la tua morte", di Cristopher Landon. Al cinema dal 28 febbraio

Recensione a cura di Mario Turco

Un sequel che sceglie di lasciarsi guardare quasi esclusivamente da chi ha visto il capostipite è spesso un azzardo commerciale. Un rischio quasi inspiegabile se a correrlo è Jason Blum, il Re Mida dell'horror contemporaneo che con i suoi prodotti a basso budget ma alto incasso ha dato la sua definitiva impronta al genere nel nuovo millennio. “Ancora auguri per la tua morte”, scritto e diretto da Christopher Landon ed in distribuzione nelle sale italiane dal 28 Febbraio dalla Universal Pictures sopravvaluta un tantino l'impatto del primo episodio, “Auguri per la tua morte” uscito ormai ben due anni fa, facendone da subito un pre-requesito essenziale per la visione. 

Le nuove avventure della protagonista Tree Gelbman, interpretata da Jessica Rothe, hanno infatti una pluralità di riferimenti diretti al film che inaugurò questa strana commistione di commedia, horror e fantascienza con loop temporali. Se si è saltati l’originale, “Ancora auguri per la tua morte” perde un sacco di divertimento e fa sì che sia di difficile comprensione persino nello svolgimento della vicenda. Il film di Landon si basa infatti sulla teoria del multiverso che al cinema e nei fumetti sta godendo di molta popolarità in questo periodo e ciò sull'idea che la nostra Terra sia soltanto una delle tante sparse in dimensioni spazio-temporali parallele. A causa del più banale degli imprevisti, Tree si trova catapultata a rivivere non solo lo stesso loop ma per di più deve farlo in una dimensione dove i suoi affetti non sono quelli che, nel bene e nel male, era costruita a ritagliarsi dopo le serrate vicende del primo episodio. Non basta un veloce riassunto intra-diegetico fatto dalla stessa protagonista in modo survoltato (fintamente survoltato, nonostante il montaggio moderno è di una pigrizia disarmante) a rendere le coordinate di questa re-invenzione. Tagliando fuori una bella fetta di pubblico Landon va a sbattere contro una meccanica ripetizione della formula di successo del primo film. Così facendo la freschezza dell'idea di base palesa i segnali di un precoce ammuffimento. L'umorismo collegiale dei protagonisti geek, per esempio, con i suoi secchioni strampalati e i suoi omaggi pop (sì, in una vicenda di viaggi nel tempo naturalmente si cita, e solo letteralmente, “Ritorno al futuro”, di Robert Zemeckis) ammicca a quella schiera di neofiti che ha conosciuto il genere con maratone di binge-watching di “The Big bang theory”. 

Il percorso di crescita della protagonista da stronzetta egocentrica a persona empatica si era già esaurito nell'originale e qui il ricongiungimento con l'alias della madre deceduta tocca livelli drammatici fuori contesto in un prodotto così esile. Perfino la già esile componente horror viene asciugata ulteriormente togliendo fantasia macabra alle numerosi morti che la protagonista deve infliggersi per prendere nota dell'algoritmo giusto che la riporterà nella dimensione d'appartenenza. “Ancora auguri per la tua morte”, sin dall'avverbio del titolo italiano che richiama nolentemente alla dimensione industriale di un prodotto simile, è un film fatto per divertire i giovani del multisala che non sanno nemmeno cosa è uno slasher. Quella che poteva essere un'interessante re-interpretazione fantascientifica del basilare body-count di questo sottogenere dell'horror viene inevasa a favore di una più canonica comedy edificante che però, bontà sua, taglia gran parte del proprio target di riferimento sperando in una buona memoria cinematografica. Ecco, la fede nel pubblico dei popcorn è forse l'atto di coraggio produttivo più importante di “Ancora auguri per la tua morte”.