14 agosto 2020

Recensione: Malicidio veneziano, di Alvaro Torchio

Titolo: Malicidio veneziano
Autore: Alvaro Torchio
Editore: Stampa Alternativa
Pagine: 237
Anno di pubblicazione: 2019
Prezzo copertina: 15,00 €


Recensione a cura di Daniela

Siamo a Venezia nel 1734, è richiesta la presenza del magistrato inquirente Alvise Corner, Signore di Notte al Criminal, sulla scena del crimine dove un frate cistercense è stato barbaramente sgozzato mentre era intento ad intrattenersi con una prostituta. L'unico indizio trovato è un biglietto che recita alcune parole in latino seguite da cinque lettere maiuscole. Purtroppo, per il Capo della Quarantia Criminal, Nicolò Michiel e il sottoposto Alvise Corner, quello del frate cistercense è solo il primo dei misteriosi omicidi che interesseranno la città di Venezia nei mesi successivi. Gli unici indizi a disposizione degli inquisitori di Stato, sono dei messaggi criptati unitamente ad uno strano simbolo, lasciati dall'assassino sulla scena del crimine e l'intuizione che, per qualche oscuro motivo, gli obiettivi siano esclusivamente frati, preti e novizie, con attitudini non consone all'abito che indossano, quindi tutti colpevoli di essere dei peccatori. Nonostante il Capo di Notte al Criminal non nutra particolare simpatia per la Chiesa e i suoi rappresentanti, si trova, suo malgrado, a dover avvalersi della preziosa collaborazione di un frate francescano, tal Benedetto Bonelli, uomo di cultura e studioso di testi sacri. Il frate infatti, non solo riuscirà a svelare il significato dei messaggi, ma grazie alle sue capacità deduttive, porterà Alvise sulla giusta strada nella risoluzione degli omicidi...

Il romanzo è ambientato nella bellissima Venezia ai tempi dell'antica repubblica marinara; le azioni dei protagonisti si svolgono tra le varie isole della città lagunare, caratterizzate da vicoli stretti, calli e campielli, che in passato venivano considerati luoghi principali della vita quotidiana, dove pettegolezzi, litigi e chiacchiericci erano all'ordine del giorno. L'autore non si risparmia nella descrizione dei protagonisti, in modo da illustrare le diverse condizioni sociali di ciascuno e le derivanti attitudini. Lo stile ricercato dell'autore è supportato da una narrazione in terza persona, ma con frequenti richiami ai pensieri dell'assassino, atti a spiegare il motivo delle sue azioni. Molte sono le citazioni storiche che l'autore mette in relazione per unire il giallo al romanzo storico, come la musica barocca del "prete rosso", il famosissimo Antonio Vivaldi, il Giansenismo, le opere di Bernando di Chiaravalle, in particolare, "De laude novae militiae" che si narra, fu di ispirazione ai Cavalieri templari nella fondazione dell'ordine ed è proprio in quest'opera che il religioso cistercense, conia il termine "malicidio", in quanto ritiene che l'uccisione di un infedele, un eretico o un pagano, in quanto nemici della fede, non può essere considerata un omicidio.