Recensione: Scarpette da ballo, di Noel Streatfeild

Titolo
: Scarpette da ballo
Autore: Noel Streatfeild
Editore: Blackie
Pagine: 240
Anno di pubblicazione: 2025
Prezzo copertina: 19,90 €

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Recensione a cura di Luigi Pizzi

Scarpetta da Ballo di Noel Streatfeild è un romanzo che, dietro la grazia della sua scrittura e il tono garbato, nasconde una storia di determinazione, identità e sogni che resistono alla povertà e al tempo. La trama segue tre bambine, Pauline, Petrova e Posy Fossil, cresciute in un mondo fragile e realistico, dove l’immaginazione e il talento sono al tempo stesso rifugio e necessità. La storia comincia con l’eccentrico esploratore Professor Matthew Brown, affettuosamente chiamato “Zim”, che adotta tre neonate in circostanze insolite durante i suoi viaggi: Pauline, trovata a bordo di una nave naufragata; Petrova, di origini russe, figlia di genitori scomparsi; e Posy, figlia di una ballerina che muore affidandola a Zim. Dopo l’ultima adozione, Zim parte per una spedizione e scompare per anni, lasciando le bambine alle cure della nipote Sylvia e della loro governante, Nana. Con il passare del tempo, il denaro si esaurisce e la casa comincia a svuotarsi, tanto che Sylvia, per sopravvivere, affitta alcune stanze a inquilini che porteranno nuove influenze nella vita delle ragazze. Tra questi, la più importante è Madame Fidolia, un’ex étoile del balletto russo che dirige una scuola di danza. È lei a intuire che le tre orfanelle possiedono qualcosa di speciale e le incoraggia a frequentare la sua accademia. Da quel momento, le vite delle sorelle Fossile cambiano radicalmente. Le giornate si dividono tra lezioni di danza, prove di recitazione e piccoli lavori per aiutare la famiglia. La scuola, severa ma stimolante, diventa per loro una seconda casa, un luogo dove si misurano i sogni con la realtà.

Immagine dal film: Ballet Shoes

Le tre ragazze non potrebbero essere più diverse. Pauline, la maggiore, è la più dotata nella recitazione: possiede un talento naturale per il teatro, ma anche un temperamento impulsivo e orgoglioso. Il suo primo successo arriva quando ottiene un ruolo importante in una rappresentazione teatrale; ma la fama improvvisa la rende vanitosa e distante, finché un errore e un’umiliazione le insegnano il valore dell’umiltà e del lavoro costante. La sua crescita è il ritratto più completo del romanzo: da bambina piena di sogni a giovane donna che capisce cosa significhi davvero essere un’artista. Petrova, la mediana, è quella che si sente fuori posto. Non ama né il teatro né la danza: le sue passioni sono i motori, gli aeroplani, tutto ciò che ha a che fare con il movimento e la meccanica. Eppure, per aiutare la famiglia, accetta di recitare e ballare, pur non trovandovi alcuna gioia. Il suo percorso è forse il più commovente, perché incarna la lotta di chi si sente costretto in un mondo che non gli appartiene, ma continua a fare la propria parte per amore degli altri. Alla fine, la sua tenacia e la sua diversità vengono riconosciute come valore, e il suo sogno di volare non viene dimenticato, ma rimandato con fiducia. Posy, la più piccola, è il prodigio del gruppo. Figlia di una ballerina, ha un talento straordinario per la danza fin dall’infanzia. La sua dedizione è assoluta: vive per il balletto e nulla può distrarla da quella strada. Quando la fama comincia a bussare anche per lei, la sua determinazione la spinge a prendere decisioni difficili, persino dolorose, ma sempre coerenti con la sua vocazione. Posy è il ritratto dell’artista puro, di chi è disposto a rinunciare a tutto per seguire il proprio dono. Parallelamente, il romanzo racconta la lotta quotidiana di Sylvia e Nana per mantenere viva la famiglia in assenza di Zim. Gli inquilini che affittano le stanze — tra cui due studiosi e un meccanico gentile — diventano parte integrante del piccolo universo domestico, portando alle ragazze nuovi stimoli, culture diverse e modelli di vita alternativi. Questo microcosmo londinese, descritto con dolcezza e ironia, riflette la solidarietà tra donne e la forza dei legami non di sangue, ma di scelta.

Immagine dal film: Ballet Shoes

L’autrice descrive con delicatezza e chiarezza lo svolgersi della vita quotidiana delle orfanelle, tra prove di scena, audizioni, lezioni di dizione e autodisciplina, ma senza perdere mai di vista la dimensione emotiva. Il ritmo della narrazione è ben calibrato: la prima parte pone le basi dell’ambiente, del declino delle finanze della famiglia, della necessità di inventarsi un futuro; la seconda lavora sulle tensioni interiori e i desideri delle ragazze; la terza sulle scelte e sui primi successi. Il tono resta accessibile, affabile, ma non per questo superficiale: l’universo delle Fossili è fatto di responsabilità, sacrificio e speranza. Tra i punti di forza del libro emerge la credibilità dei personaggi: non sono eroine perfette, ma bambine che sbagliano, che si confrontano con le proprie forze e debolezze. Posy, ad esempio, è decisa, talentuosa, ma egoista e testarda; Pauline è ambiziosa ma insicura; Petrova è ostinata e diversa, e questa diversità diventa la sua forza e al tempo stesso la sua sofferenza. Lo stile narrativo evita sentimentalismi esagerati e lascia che sia il lettore a costruire il proprio giudizio sulle scelte delle protagoniste. L’ambientazione storica è resa con sapienza: Londra prima della guerra, gli studi teatrali, la leggera crisi economica che gravava sulla famiglia Fossili, la scuola di danza con le sue aspettative. L’elemento che rende "Scarpette da ballo" così coinvolgente non è solo la trama, ma il suo equilibrio perfetto tra realismo e sogno. Streatfeild non idealizza il talento: lo mostra come un lavoro, un impegno che richiede sacrificio, disciplina e coraggio. Le Fossili non diventano principesse, ma giovani donne consapevoli, determinate a costruire il proprio futuro. È una storia che parla di emancipazione, di solidarietà femminile e di identità individuale, ambientata in un’epoca in cui queste idee erano tutt’altro che scontate. In definitiva, Scarpette da ballo è molto più di un racconto sul balletto o sul teatro: è un romanzo di formazione nel senso più puro, una celebrazione della forza del sogno e della fatica necessaria per realizzarlo. Attraverso le sue tre protagoniste, Noel Streatfeild ci ricorda che non esiste un’unica via per brillare: ognuno trova la propria, con grazia, determinazione e un pizzico di coraggio.

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Noel Streatfeild ha scritto decine di romanzi per ragazzi e adolescenti, per adulti, per bambini.

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