Recensione: La classe, di Christina Dalcher

Titolo:
La classe
Autore: Christina Dalcher 
Editore: Nord
Pagine: 416
Anno di pubblicazione: 2020
Prezzo copertina: 18,60 €

Recensione a cura di Daniela

Da quando il Genics Institute, in collaborazione con il dipartimento dell'istruzione, ha creato il sistema Q, la famiglia Fairchild è l'esempio della famiglia americana perfetta. Malcom Fairchild è il vicesegretario del dipartimento dell'Istruzione, Elena Fischer insegna presso una delle Scuole Argento e le figlie Anne e Frederica, posseggono entrambe la tessera argento, che garantirà loro l'accesso ai college più prestigiosi del Paese. Il Dipartimento dell'Istruzione seleziona gli studenti in base al punteggio Q ottenuto, elaborato tramite un software che tiene conto dei test di verifica che si eseguono con cadenza mensile. In base al risultato raggiunto, gli studenti vengono smistati in tre categorie di scuole: per coloro che raggiungono il punteggio più alto, si spalancano le porte delle innovative Scuole Argento, il punteggio medio dà accesso alle Scuole Verdi ed infine, un punteggio basso, comporta il trasferimento nelle Scuole Gialle, queste ultime sono riservate alle "mele marce" e prevedono un programma scolastico di base, nonché lo spostamento permanente dello studente presso le sue strutture.


Elena è una dei fondatori del metodo Q, ma da qualche tempo cova seri dubbi sull'utilità del sistema, dubbi che si tramutano in timore quando Frederica viene trasferita in Kansas in una Scuola Gialla, dopo la verifica mensile. Divisa a metà tra l'amore per le sue figlie, Elena decide di "fallire" il test per insegnanti e, con uno stratagemma, farsi trasferire nella stessa scuola di Frederica, dove i suoi dubbi iniziali diventano ben presto reali, culminando in orrore e sconcerto.


La storia è ambientata in America, quando il nome di Oliver Wendell Holmes Jr era solo un lontano eco del passato, eppure l'affermazione del giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti, volta all'appoggio al "Virginia Sterilization Act" , il piano di sterilizzazione attuato su donne e uomini ritenuti "scarsamente intelligenti" tra il 1924 e il 1979, era ancora ben presente nella memoria delle persone coinvolte. Pagina dopo pagina, ci si imbatte in un crescendo di rivelazioni, che modellano la storia con uno stile sobrio e fruibile, in grado di appassionare ma allo stesso tempo angosciare il lettore. L'autrice detta il ritmo del racconto a suon di emozioni: rabbia, tristezza, paura e coraggio si susseguono vertiginosamente tra le pagine di questo romanzo dal retrogusto tutt'altro che dolce, intriso da ingiustizie e discriminazioni, dove una madre è disposta a tutto pur di salvare la propria figlia e mettere fine agli orrori di cui è stata testimone, persino rischiare la propria vita. Un libro che fa sicuramente riflettere, i cui temi decisamente importanti sono stati esposti dall'autrice con estrema naturalezza, portando alla luce una realtà alternativa distopica, innescando nel lettore un relativo senso di inquietudine.

L'AUTRICE
Christina Dalcher si è laureata in Linguistica alla Georgetown University con una tesi sul dialetto fiorentino. Ha insegnato italiano, linguistica e fonetica in diverse università, ed è stata ricercatrice presso la City University London. Vive negli Stati Uniti e, quando possibile, trascorre del tempo in Italia, soprattutto a Napoli. Vox è il suo romanzo d’esordio.

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