Titolo: L'eredità dei gattopardi
All’inizio de L’eredità dei gattopardi la vita di Folco di Évreux è segnata da una ferita ancora aperta. Al termine degli eventi narrati ne La torre segreta delle aquile, sua moglie Altruda e il figlio Romualdo sono stati rapiti dal duca Grimoaldo di Bari, uno dei più feroci oppositori del nuovo re di Sicilia, Ruggero II d’Altavilla. Il ricatto è chiaro e spietato: per riabbracciare la sua famiglia, Folco dovrebbe uccidere il sovrano appena incoronato. Il cavaliere normanno però, rifiuta l’idea del regicidio. Nonostante le forti pressioni del suocero Galgano Drengot e del cugino di questi, Roberto II Drengot, signore di Capua, Folco sceglie una strada diversa, più rischiosa ma più fedele al suo senso dell’onore. Decide di affidarsi all’ingegno sfruttando la neonata amicizia con Giorgio di Antiochia, l’amiratus amiratorum di Ruggero II. Proprio Giorgio affida a Folco un incarico segreto e delicatissimo: organizzare la costruzione di nuove navi da guerra per rafforzare la flotta reale. In cambio, promette di aiutarlo a rintracciare Altruda e Romualdo. Ruggero II, infatti, si prepara a soffocare le rivolte dei duchi ribelli che non intendono sottomettersi al suo potere, e tra questi figura proprio Grimoaldo di Bari. La missione di Folco diventa così una partita a più livelli, dove la politica del regno e il dramma personale si intrecciano pericolosamente. Intanto, a Sagitta, la tensione cresce. Emma, madre di Folco, è sempre più coinvolta in un rapporto ambiguo e carico di sospetti con Ziraf, il secretarius, secondo uomo più potente della città. Ziraf è ossessionato da un segreto che lega la famiglia Ferracutus a Wilhelmus il Bastardo, figlio illegittimo di Roberto di Normandia, detto Cosciacorta. Un segreto che ruota attorno a un bambino senza nome, la cui identità potrebbe cambiare gli equilibri di potere. Non solo Ziraf è determinato a scoprirla, ma anche Helias Malconvenant, cugino di Galgano, che vede in quella verità un’arma per riconquistare Sagitta. Nel frattempo Fresenda, sorella di Folco, dopo aver appreso dalla madre i misteri delle pietre sacre, scopre di essere incinta. La notizia la sconvolge: non desidera quel bambino, ma non trova nemmeno la forza di liberarsene. La sua fragilità la rende una preda ideale per le trame altrui. Su di lei, infatti, ha posato lo sguardo Hugo il gobbo, il figlio deformato di Galgano, convinto che il padre lo creda morto e deciso a riconquistare Sagitta. Hugo trama nell’ombra proprio con Ziraf, alimentando un’alleanza fatta di rancore, ambizione e vendetta. Parallelamente, il piccolo Abelardo viene allontanato da Sagitta e mandato a Cefalù, dove Padre Simplicio di Hexham intende educarlo come amanuense. Lontano dagli intrighi politici, il bambino intraprende un percorso di crescita silenzioso, ma destinato a rivelarsi tutt’altro che marginale. A Palermo, infine, il destino mette Folco sulla strada di Adelicia, una giovane donna affascinante e inquieta, che egli salva dalla violenza del padre senza conoscerne la vera identità. Solo in seguito scoprirà che quell’uomo è Rainulfo di Alife, uno dei personaggi più potenti e pericolosi del regno. Folco conduce Adelicia con sé a Sagitta, ignaro delle conseguenze che questa scelta porterà. Tra complotti, piani segreti, fughe, tradimenti, combattimenti e duelli, Folco viene messo a dura prova. Diviso tra l’attrazione crescente per Adelicia — che rappresenta per lui un’idea nuova di libertà — e il dovere di salvare la moglie e il figlio, il cavaliere normanno dovrà affrontare non solo nemici esterni, ma anche i conflitti più profondi della propria coscienza.
Uno dei punti di forza di Marcello Simoni è la sua grande abilità nel fondere la Storia con le vicende inventate dei protagonisti. In L’eredità dei gattopardi figure storiche realmente esistite — come Giorgio di Antiochia, Roberto II di Capua, Grimoaldo di Bari, Alessandro e Tancredi di Conversano, Rainulfo di Alife, Matilde d’Altavilla, Adelicia e il re Ruggero II — convivono in modo naturale con personaggi di pura invenzione, senza mai creare fratture o forzature narrative. Tutti risultano credibili e ben inseriti nel contesto storico, dotati di una personalità riconoscibile e di motivazioni coerenti con l’epoca in cui agiscono. Simoni non insiste sull’interiorità dei personaggi in modo esplicito, ma preferisce lasciarli emergere attraverso azioni, dialoghi e scelte. Sono personaggi che agiscono, mentono, si espongono e spesso nascondono segreti: quasi nessuno è del tutto trasparente, e questo contribuisce a mantenere alta la tensione narrativa. Nonostante il numero consistente di figure in scena e la presenza di numerose sottotrame, il lettore riesce a seguire la storia senza difficoltà. Anche da questo punto di vista, il romanzo è ben costruito: il secondo volume si apre con una breve sintesi del precedente, che aiuta a orientarsi e rafforza la sensazione di trovarsi davanti a un mondo narrativo ampio e stratificato, dove la verità non è mai unica né assoluta. Le descrizioni storiche sono accurate ma mai invasive: castelli, città, monasteri e paesaggi mediterranei vengono evocati con pochi tratti precisi, sufficienti a creare atmosfera senza rallentare il ritmo. La ricostruzione storica è sempre funzionale al racconto: non appesantisce, ma accompagna l’azione e amplifica il peso emotivo delle scelte dei personaggi. Dal punto di vista tematico, il romanzo ruota attorno all’idea di eredità, intesa in senso ampio e profondo. Non solo titoli, terre o lignaggi, ma anche colpe, decisioni passate, alleanze, tradimenti e vendette che si trasmettono di generazione in generazione. I personaggi si muovono in un mondo in cui il passato grava costantemente sul presente, e ogni scelta sembra destinata ad avere conseguenze che ricadono sui figli e sui fratelli. L’eredità diventa così un fardello, ma anche una promessa, qualcosa da accettare o da spezzare. Accanto a questo emerge con forza il tema del potere. La Sicilia normanna del XII secolo è rappresentata come un territorio instabile. Simoni mostra una politica fatta di compromessi, ricatti, segreti e fedeltà mutevoli, dove i grandi eventi storici fanno da sfondo alle vicende individuali e incidono profondamente sulle scelte dei singoli, costringendoli a bilanciarsi continuamente tra convenienza e lealtà, tra sopravvivenza e onore. Un altro tema centrale è quello della famiglia, vissuta come rifugio ma anche come vulnerabilità. Amare qualcuno significa esporsi, offrire un punto debole a chi vuole colpire. Le relazioni familiari sono spesso il motore delle azioni più rischiose e disperate, in un Medioevo in cui la sfera privata e quella politica sono indissolubilmente legate. Infine, attraversa il romanzo il tema della crescita forzata, soprattutto nei personaggi più giovani. L’infanzia è fragile e breve: i bambini vengono spinti troppo presto in ruoli adulti, immersi in contesti di disciplina, fede e obbedienza. Simoni affronta questo aspetto senza sentimentalismi, lasciando emergere con discrezione la durezza di un’epoca in cui crescere significa soprattutto imparare a resistere. Nel complesso, L’eredità dei gattopardi è un thriller storico solido e avvincente, capace di coniugare rigore storico e piacere del racconto. Un romanzo che si legge con avidità e soddisfazione, e che lascia il lettore in attesa dei prossimi capitoli della saga.
Marcello Simoni è nato a Comacchio nel 1975. Ex archeologo e bibliotecario, laureato in Lettere, ha pubblicato diversi saggi storici; con Il mercante di libri maledetti, suo romanzo d’esordio, è stato per oltre un anno in testa alle classifiche e ha vinto il 60° Premio Bancarella. Ha vinto inoltre il premio Stampa Ferrara, il premio Salgari, il premio Ilcorsaronero e il premio Jean Coste. La saga che narra le avventure di Ignazio da Toledo ha consacrato Marcello Simoni come autore culto di thriller storici: i diritti di traduzione sono stati acquistati in venti Paesi. Con la Newton Compton ha pubblicato numerosi bestseller, tra cui La taverna degli assassini, Il teatro dei delitti, la trilogia Codice Millenarius Saga, la Secretum Saga, La torre segreta delle aquile e L'eredità dei gattopardi vendendo due milioni di copie.
Autore: Marcello Simoni
Editore: Newton Compton
Pagine: 352
Anno di pubblicazione: 2025
Prezzo copertina: 12,90 €
Editore: Newton Compton
Pagine: 352
Anno di pubblicazione: 2025
Prezzo copertina: 12,90 €
Acquista su Amazon: https://amzn.to/3MERJml
Recensione a cura di Luigi Pizzi
Uno dei punti di forza di Marcello Simoni è la sua grande abilità nel fondere la Storia con le vicende inventate dei protagonisti. In L’eredità dei gattopardi figure storiche realmente esistite — come Giorgio di Antiochia, Roberto II di Capua, Grimoaldo di Bari, Alessandro e Tancredi di Conversano, Rainulfo di Alife, Matilde d’Altavilla, Adelicia e il re Ruggero II — convivono in modo naturale con personaggi di pura invenzione, senza mai creare fratture o forzature narrative. Tutti risultano credibili e ben inseriti nel contesto storico, dotati di una personalità riconoscibile e di motivazioni coerenti con l’epoca in cui agiscono. Simoni non insiste sull’interiorità dei personaggi in modo esplicito, ma preferisce lasciarli emergere attraverso azioni, dialoghi e scelte. Sono personaggi che agiscono, mentono, si espongono e spesso nascondono segreti: quasi nessuno è del tutto trasparente, e questo contribuisce a mantenere alta la tensione narrativa. Nonostante il numero consistente di figure in scena e la presenza di numerose sottotrame, il lettore riesce a seguire la storia senza difficoltà. Anche da questo punto di vista, il romanzo è ben costruito: il secondo volume si apre con una breve sintesi del precedente, che aiuta a orientarsi e rafforza la sensazione di trovarsi davanti a un mondo narrativo ampio e stratificato, dove la verità non è mai unica né assoluta. Le descrizioni storiche sono accurate ma mai invasive: castelli, città, monasteri e paesaggi mediterranei vengono evocati con pochi tratti precisi, sufficienti a creare atmosfera senza rallentare il ritmo. La ricostruzione storica è sempre funzionale al racconto: non appesantisce, ma accompagna l’azione e amplifica il peso emotivo delle scelte dei personaggi. Dal punto di vista tematico, il romanzo ruota attorno all’idea di eredità, intesa in senso ampio e profondo. Non solo titoli, terre o lignaggi, ma anche colpe, decisioni passate, alleanze, tradimenti e vendette che si trasmettono di generazione in generazione. I personaggi si muovono in un mondo in cui il passato grava costantemente sul presente, e ogni scelta sembra destinata ad avere conseguenze che ricadono sui figli e sui fratelli. L’eredità diventa così un fardello, ma anche una promessa, qualcosa da accettare o da spezzare. Accanto a questo emerge con forza il tema del potere. La Sicilia normanna del XII secolo è rappresentata come un territorio instabile. Simoni mostra una politica fatta di compromessi, ricatti, segreti e fedeltà mutevoli, dove i grandi eventi storici fanno da sfondo alle vicende individuali e incidono profondamente sulle scelte dei singoli, costringendoli a bilanciarsi continuamente tra convenienza e lealtà, tra sopravvivenza e onore. Un altro tema centrale è quello della famiglia, vissuta come rifugio ma anche come vulnerabilità. Amare qualcuno significa esporsi, offrire un punto debole a chi vuole colpire. Le relazioni familiari sono spesso il motore delle azioni più rischiose e disperate, in un Medioevo in cui la sfera privata e quella politica sono indissolubilmente legate. Infine, attraversa il romanzo il tema della crescita forzata, soprattutto nei personaggi più giovani. L’infanzia è fragile e breve: i bambini vengono spinti troppo presto in ruoli adulti, immersi in contesti di disciplina, fede e obbedienza. Simoni affronta questo aspetto senza sentimentalismi, lasciando emergere con discrezione la durezza di un’epoca in cui crescere significa soprattutto imparare a resistere. Nel complesso, L’eredità dei gattopardi è un thriller storico solido e avvincente, capace di coniugare rigore storico e piacere del racconto. Un romanzo che si legge con avidità e soddisfazione, e che lascia il lettore in attesa dei prossimi capitoli della saga.
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Marcello Simoni è nato a Comacchio nel 1975. Ex archeologo e bibliotecario, laureato in Lettere, ha pubblicato diversi saggi storici; con Il mercante di libri maledetti, suo romanzo d’esordio, è stato per oltre un anno in testa alle classifiche e ha vinto il 60° Premio Bancarella. Ha vinto inoltre il premio Stampa Ferrara, il premio Salgari, il premio Ilcorsaronero e il premio Jean Coste. La saga che narra le avventure di Ignazio da Toledo ha consacrato Marcello Simoni come autore culto di thriller storici: i diritti di traduzione sono stati acquistati in venti Paesi. Con la Newton Compton ha pubblicato numerosi bestseller, tra cui La taverna degli assassini, Il teatro dei delitti, la trilogia Codice Millenarius Saga, la Secretum Saga, La torre segreta delle aquile e L'eredità dei gattopardi vendendo due milioni di copie.

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