La recensione di "Circe", di Luciano Violante in scena al Teatro India di Roma fino al 26 Novembre per la regia di Giuseppe Dipasquale

Recensione a cura di Mario Turco

Innanzitutto, cosa è la trilogia delle donne? Tre opere su tre donne della mitologia greca che intendono raccontare cosa possiamo fare oggi di quei simboli del pensiero occidentale: invece di lasciarli impolverare sugli scaffali dell’erudizione, i miti sono chiavi che aprono ancora adesso le porte di problemi più eterni di loro. A latere, perché a nessuno venga in mente di scrivere la trilogia degli uomini o proporre una riflessione sulla mascolinità nella nostra società è facilmente deducibile: il Potere non si auto-analizza e cerca, in tutte le forme possibili concesse dalla forma statuale in cui opera, di censurare o mettere comunque le briglie alle attività che lo fanno. Questa, piaccia o no a presidenti del consiglio che operano all'interno di un partito la cui classe dirigente è composta quasi esclusivamente da uomini e che mette all'opera politiche che ne salvaguardano solo i membri (ed il doppio senso è voluto), rimane difatti una società schifosamente patriarcale. Occorre allora analizzare e criticare, in senso positivo, proprio quelle opere che cercano di dare spazio allo sguardo delle donne nelle arti perché è da esse che si può ripartire cercando di salvare i buoni intenti e redimere, anche solo nello spazio di una fulminea recensione, alcuni esiti negativi. 


Con "Circe", di Luciano Violante in scena al Teatro India di Roma fino al 26 Novembre per la regia di Giuseppe Dipasquale, ci troviamo infatti davanti ad un'operazione che nel 2023 potrebbe sembrare all'apparenza paternalistica. Prima di mettere sul tappeto alcune delle nostre perplessità, incentrate unicamente sulla scrittura, vogliamo fare un plauso alla straordinaria ed unica interprete dello spettacolo, ovvero Viola Graziosi. Noi abbiamo assistito al matinèe riservato alla scuola (un riconoscimento va pure a quei ragazzi, silenziosi ma coinvolti da uno spettacolo che per forma era vicino alla videoarte e per contenuto al poema mitico, due modalità d'espressione con cui fino a quel momento avevano avuto sicuramente poche occasioni d'incontro) e l'attrice romana, dopo una performance di un'ora in cui ha esplorato tantissime variazioni di voce arrivando perfino a distorcerla elettronicamente, è voluta rimanere sul palco dopo lo spettacolo per spiegare agli studenti delle scuole superiori l'importanza di una simile operazione proprio nei giorni che hanno visto il femminicidio di Giulia Cecchettin. Pur facente parte di una gloriosa tradizione - il che non vuol dire che sia un'usanza sempre giusta, ci limitiamo a riportarne il dato cronachistico - che vede la scrittura di memorabili personaggi femminili da parte di uomini, la suddetta trilogia delle donne, ideata dall'ex presidente della Camera Luciano Violante, dopo Clitemnestra e Medea qui infatti volge il suo sguardo alla apparentemente crudele e dispotica maga presente nell'Odissea che trasforma in porci i compagni dell'eroe greco in uno dei passaggi più famosi del poema omerico. Aderendo alla corrente letteraria, ritornata in auge nei tempi recenti in quasi tutte le arti audiovisuali, che tratta il mito come simbolo da re-interpretare alla luce delle istanze dell'attualità, il testo di Circe infatti ci catapulta da subito in una dimensione esegetica altra che pur partendo da alcuni spunti della tradizione greca - le origini divine della protagonista, l'incontro con Euriloco, il cognato di Odisseo che fu l'unico a salvarsi dalla maledizione lanciata all'arrivo sulla sua isola - instaura da subito un fecondo dialogo con altri persone e personaggi a lei posteriori. Ecco allora che la maga/strega dell'isola di Eea parla attraversando tempi e spazi, che notoriamente non rappresentano ostacoli per dee e l'immaginazione degli scrittori che se ne servono, per parlare con la poetessa russa Anna Achmàtova e più tardi, in maniera più sostanziale, con Giuda Iscariota. L'idea principale del lungo monologo con cui Circe presenta sé stessa agli spettatori è allora di fare smembrare proprio dalla sua viva voce la narrazione tradizionale che gli scrittori, quasi sempre uomini, le hanno imposto. 


Così ecco che la regina di Eea appare con lo stesso splendido vestito immaginato per lei nel 1931 in un quadro del pittore Umberto Bottazzi con dietro un'ovale su cui scorrono continuamente immagini che accompagnano o fanno da controcanto in maniera rapsodica ai suoi ammalianti e persuasivi discorsi. “Bisogna aver coraggio di donna per affrontare sè stessi” – dice Circe nel momento più potente della pièce al re della pietrosa Itaca quando egli vede che l’immagine della sua natura che lo specchio gli restituisce è quella di una caligine nera, piena del male di cui il maestro degli inganni e dei tradimenti si è servito nel corso della sua vita di “eroe”. Svelando allora la realtà che si cela dietro le celebrazioni e gli onori che le istituzioni riservano solo a loro stesse, la mitica maga intende strappare il velo di Maya dell’epos: lei, proprio in quanto donna, fu creduta e raccontata come strega solo perché deteneva arti incantate e gestiva un potere assoluto con le sue ancelle sul fazzoletto di terra di Eea. Ma benché sorretta da una regia modernissima in grado di amplificare con i suoi video di arte digitale (forse solo con qualche eccesso di filtri e bruciature) i nuovi approdi filosofici del suo impianto teorico, Circe non riesce a dar voce in maniera esclusiva alle donne che rappresenta. Ecco allora che il dialogo più importante dello spettacolo si svolge proprio con l’apostolo che “vendette Gesù solo per salvarlo” e che, a differenza di Pietro su cui è stata costruita la Chiesa romana, non l’ha mai rinnegato nemmeno una volta. L’autore del testo Luciano Violante, se vogliamo usare il linguaggio giuridico dell’ex senatore, come un magistrato di Cassazione ribalta sì la condanna della storia su Circe ma nelle motivazioni della sentenza prende a pretesto l’analogo caso di Giuda ed infierisce penalmente su Odisseo. Tre uomini, ancora una volta, che alla fine arrivano a monopolizzare anche la trilogia sulle donne.

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