4 febbraio 2012

Recensione: LE RIGHE NERE DELLA VENDETTA di Tiziana Silvestrin

Titolo: Le righe nere della vendetta
Autore: Tiziana Silvestrin
Editore: Scrittura & Scritture
ISBN: 978-88-89682-39-5
Pagine: 294
Anno di pubblicazione: 2011
Prezzo copertina: 14,50 €

Mantova 1585. Alla corte dei Gonzaga una torrida estate porta con sè aria di morte e di oscure superstizioni.
Biagio dell’Orso, affascinante capitano di giustizia, viene svegliato a notte fonda: l’architetto Vannocci è stato assassinato nel suo studio; sul pavimento, in mezzo ai colori, il disegno di una pianta rigata col nero. Intanto, in città si aggirano le cappe nere dei domenicani: l’inquisitore Giulio Doffi sta aspettando il momento opportuno per condannare senza processo una giovane strega. Biagio dell’Orso sebbene molto stimato a corte, non è benvisto dalla Santa Inquisizione. Non ama le prepotenze né i compromessi, ma la sua irruenza viene costantemente tenuta a freno da Marcello Donati, prudente consigliere ducale. La morte dell’architetto fa riaffiorare il passato del famoso pittore di corte Giulio Romano, portando il capitano ad indagare prima nella Firenze medicea, poi nella Venezia della sua amata Rosa. Cercare di salvare un’ innocente dal rogo, invece, lo costringerà a scomode scelte. 

RECENSIONE (a cura di Sonia)
"Le righe nere della vendetta" narra di una storia ambientata in una calda estate di Mantova del 1585 e pone le basi sulla morte del prefetto delle fabbriche Oreste Vannocci, del quale, l'affascinante capitano di giustizia, Biagio dell'Orso, sospetterà l'omicidio. Biagio dell'Orso avvertirà di essersi imbattuto in un delitto sin dalla prima entrata sulla scena del crimine. Lo scenario presenterà il corpo inerme disteso nello studio, in mezzo ai colori e ad una strana mappa raffigurante un edificio a quattro cappelle, su cui, l'architetto Vannocci, sembra aver lasciato un messaggio: delle righe nere.
Nella vicenda s'intrecceranno più personaggi tra i quali, con una brillante strategia narrativa, la Sivestrin riuscirà a celare il colpevole senza destare un minimo sospetto nei lettori. Vi presenterò alcuni del personaggi più interessanti che compaiono nella storia, lasciando in voi il dubbio che, tra essi, potrebbe nascondersi o meno l'assassino.
Lucilla: nipote dello speziale Hyppolito Geniforti. Ragazza con occhi particolari (uno verde, l'altro azzurro) che viene accusata di stregoneria e rischierà di ardere sul rogo. Riuscirà a sottrarsi alla condanna grazie ad un inaspettato aiuto, fuggirà dal carcere del convento di San Domenico ma continuerà ad essere ricercata per ordine di...
Giulio Doffi: domenicano che esercita la professione in nome dell'Inquisizione e che diffida di Biagio dell'Orso giacché è convinto che quest'ultimo protegga e nasconda Lucilla. L'inquisitor Doffi nel corso della storia svilupperà un'ossessione nel condannare la presunta strega  perchè, avendola vista in carcere priva di abiti, non riuscirà a dimenticare il suo corpo nudo che continuerà a generare in lui osceni desideri.
Signora Benedusi: donna che nutre un grande affetto per Lucilla perchè quest'ultima l'ha salvata dalla malattia grazie alle spezie dello zio. E allora per quale motivo la denuncia di stregoneria partirà proprio dalla famiglia Benedusi?
Omero: vecchio custode della Chiesa di San Lazzaro che scomparirà improvvisamente da quel sito: edificio di preghiera per lebbrosi, ma anche luogo di oscuri misteri dato che la pianta della Chiesa sembra richiamare proprio quella della mappa ritrovata in casa Vannocci.
Giulio Romano: professione: pittore, il miglior allievo di Raffaello Sanzio ed amico di Pietro Aretino. Per l'osceno libretto I modi sarà costretto a fuggire in direzione della corte dei Gonzaga, dove Federico e la sua consorte lo desiderano da tempo.  Giulio Romano riuscirà ad ottenere da Tiziano un ritratto che lo raffigura con una mappa di una chiesa tra le mani.
Samuele: medico ebreo che stringerà un intenso rapporto con Giulio Romano dopo avergli salvato la carriera da pittore messa a rischio dalla comparsa di una protuberanza sul polso. Samuele sarà un personaggio-chiave della storia andando incontro a più pericoli giacché nel suo Antidotario si nasconderà un <<segreto che avrebbe potuto scatenare una guerra>>.

Prima di tutto, bisogna chiarire che la struttura del libro presenta un'alternanza di capitoli che rimandano ad avvenimenti che si svolgono in due differenti periodi: l'estate del 1585 e l'autunno del 1524, i cui protagonisti saranno rispettivamente Biagio dell'Orso e Giulio Romano. Un intreccio vincente che, alla fine, confluisce in un tutt'uno svelando il mistero del 1585 che si ricollega, in qualche modo, agli intricati avvenimenti del 1524. In secondo luogo, è necessario sottolineare che "Le righe nere della vendetta" s'inserisce nel genere del giallo ma riesce ad incorporare un affascinante connubio tra storia ed arte. Racchiude note vicende che hanno segnato la storia moderna cinquecentesca come i dissidi politico-religiosi tra Carlo V, Francesco I e papa Clemente VII, il sacco di Roma e lo spregiudicato potere di influenti famiglie del tempo (Gonzaga e Medici). Inoltre si riscontrano caratteri realistici e tipici dell'epoca, come le figure di domenicani e francescani, l'Inquisizione, la caccia alle streghe, le malattie (ad esempio la lebbra). D'altra parte, occuperà un ruolo privilegiato l'arte, esaltata dai raffinati gusti della classe dirigente del tempo ed inserita dalla Silvestrin con una tale naturalezza da fungere da filo conduttore della storia. Un ultimo tema ricorrente è l'amore che aggiunge all'opera ingredienti come passione, dolcezza, violenza, menzogna, ipocrisia. Questo tema è trattato in tutte le sue sfumature, dall'amore tra Biagio e Rosa che resiste al tempo e alla distanza, fino al falso amore dichiarato dal Gonzaga per averne proventi economici e che sfocia, inevitabilmente, nella ricerca dell'amante Isabella d'Este.
Il finale si è rivelato del tutto inaspettato e devo ammettere che, in conclusione, ho sentito un grande legame con il capitano Biagio dell'Orso, una figura che mi ha rapita totalmente.

Un'ultima considerazione riguarda la copertina del libro. La grafica non mi aveva colpita particolarmente, mi sembravano immagini buttate lì "a caso": una mappa, un ouroboros e un sacchetto di velluto con monete. Solo alla fine del libro ho compreso che, in realtà, quei simboli racchiudevano il senso della storia. Ora tocca a voi cercare di svelare il mistero,è una sfida ma...ho dubbi che riuscirete a rimettere tutti i tasselli al posto giusto prima che l'autrice del libro vi riveli tutto con la sua scrittura!

Vi sembrerà che con questa recensione avrò svelato troppi elementi del libro, in realtà non è così. "Le righe nere della vendetta" è un libro ricco, intrecciato e da scoprire in ogni piccolo passaggio perchè il colpo di scena è sempre dietro l'angolo.

Consiglio il libro a chi ama i gialli, la storia e l'arte. E, ovviamente, a chi, tra pure realtà cinquecentesche e frutti dell'immaginazione, vuole sbrogliare il filo di quest'intricato racconto con una piacevole lettura!

L'AUTRICE

Tiziana Silvestrin vive a Mantova. Entrata a far parte di una compagnia di teatro amatoriale, inizia a scrivere commedie. Alla passione per la recitazione e per la lettura si aggiunge la curiosità per l’arte e la storia. Quando vince un premio con un racconto le viene il sospetto che forse può mettere a frutto le sue ricerche per scrivere gialli storici. Da un mix di creatività, immaginazione, storia,personaggi reali e non è nato il suo primo romanzo “I leoni d’Europa” e da lì i personaggi, in particolare il capitano di Giustizia Biagio dell’Orso, appassionando i lettori, hanno continuato a vivere in questa seconda opera.