15 marzo 2012

Recensione: GLI OCCHI DI VENEZIA di Alessandro Barbero

Titolo: Gli occhi di Venezia
Autore: Alessandro Barbero
Editore: Mondadori
Pagine: 432
Anno di pubblicazione: 2011
Prezzo copertina: 20,00 €

Venezia, fine del Cinquecento: una città tentacolare e spietata in cui anche i muri hanno gli occhi, il doge usa il pugno di ferro e il Sant'Uffizio sospetta di tutti e non ci pensa due volte a mandare a chiamare un poveraccio e a dargli due tratti di corda. La Serenissima osserva, ascolta e condanna. Anche ingiustamente. Ed è proprio per sfuggire a un'accusa infondata che Michele, giovane muratore, è costretto a imbarcarsi su una galera lasciando tutto e senza nemmeno il tempo per salutare la sua bella moglie Bianca, appena diciassettenne. Bandito da Venezia, rematore su una nave che vaga per il Mediterraneo carica di zecchini e di spezie e senza speranza di ritornare a breve, Michele vivrà straordinarie avventure tra le onde, sulle isole e nei porti del mare nostrum, fino ad approdare nelle terre del Sultano. Per sopravvivere, con il pensiero sempre rivolto a Bianca, da ragazzo ignaro e inesperto dovrà farsi uomo astuto, coraggioso e forte. Nel frattempo, Bianca rimane completamente sola in città, tra i palazzi dei signori e il ghetto. Il suo temperamento tenace e orgoglioso dovrà scontrarsi con prove se possibile più dure di quelle toccate a Michele, e incontri non meno terribili e importanti l'attendono nel dedalo di vicoli e calli, tra i profumi intensi delle botteghe di speziali, quello del pane cotto nel forno di quartiere, il torso dell'acqua gelida in cui lavare i panni e i pagliericci pidocchiosi che sono il solo giaciglio per la povera gente.


RECENSIONE
Prima di leggere questo romanzo non conoscevo Barbero e posso dire che si è rivelato una piacevole sorpresa. Qualcuno ha definito questo romanzo I Promessi Sposi veneziano, ma in realtà, a parte il fatto che sono già sposati, l'unica similitudine è la struttura narrativa.

Michele, sposato da tre mesi con Bianca, lavora con il padre Matteo come muratore, al servizio del nobile Lippomano. Quando quest'ultimo decide di chiudere il cantiere, prima che i lavori siano terminati, Matteo, un pò avvinazzato, va a riscuotere il proprio compenso, ma di fronte al rifuto di Lippomano si permette di offendere il neo procuratore di San Marco. 
Di fronte a questo affronto il nobile decide di denunciare Matteo al Consiglio dei Dieci. Nel frattempo il muratore, sempre più abbandonato al vino, si lascia scappare qualche parola di troppo nell'osteria e per questo verrà nuovamente denunciato.
Quando la pratica giunge al Consiglio dei Dieci, per dare l'esempio si decide di condannare Matteo. Tuttavia durante l'arresto l'uomo prova a resistere alla cattura e fuggire, proprio aiutato dal figlio Michele, ma finisce nel canale e muore annegato. Chi riesce a fuggire, invece, è lo stesso Michele che senza pensarci si imbarca come rematore sulla galera Loredan, diretto a Candia. Qui Matteo entrerà in contatto con una realtà tutta nuova, una vita faticosa e piena di stenti, senza diritti e con un unico dovere: obbedire.
Durante la navigazione Matteo vivrà diverse avventure e sarà costretto, una volta giunti a Candia, a lasciare la Loredan, dopo la notifica del bando da Venezia, e imbarcarsi sull'Aquila, una nave corsara genovese.
Nel frattempo Bianca, rimasta sola a Venezia, per non diventare una cortigiana, sarà costretta a fare mille sacrifici, persino a mendicare, prima di ritrovare la tranquillità entrando a servizio di Donna Clarice, moglie del nobile Lorenzo Bernardo. Proprio quest'ultima prenderà a cuore la storia di Bianca, tanto da convincere il marito ad aiutare Michele, senza sapere, però, che fine ha fatto il ragazzo, oramai lontano da tantissimo tempo. Dunque alla fine riusciranno a ritrovarsi? Questo dovete scoprirlo leggendo il libro.

In realtà la trama è anche più articolata e si intrecciano diverse storie. La struttura narrativa funziona bene e la storia appare credibile, almeno fino al finale che, a mio avviso, è un pò forzato.
Il lettore segue parallelamente le vicende di Michele e di Bianca, anche se queste non si sviluppano a capitoli alternati, ma seguono un percorso più lungo (per ogni personaggio si segue quasi un anno di vita prima di passare a raccontare cosa succede all'altro nello stesso periodo). E' una scelta narrativa ben precisa per rendere ancora più comprensibile e immediata la storia, per altro molto facile da decodificare grazie ad un linguaggio semplice e accessibile a tutti.
La grande capacità di Barbero, da professore, è quella di far rivivire attraverso una prosa scorrevole, l'atmosfera dell'epoca, tratteggiando benissimo la realtà sociale, economica, politica della fine del XVI secolo. Molto bella e dettagliata, in particolare, la descrizione della vita sulle galere veneziane e la narrazione della "guerra di corsa", nome utilizzato per definire l'azione piratesca delle navi corsare nel Mediterraneo, autorizzata dagli stessi Stati contro le realtà nemiche.

Dunque al di là della comune storia d'amore, il romanzo ha il pregio di raccontare uno spaccato di storia in modo comprensibile e appassionante, pur mantenendo un certo rigore storico. Il libro si legge tutto d'un fiato e sarà difficile abbandonarlo prima della parola fine.
Un libro avventuroso che consiglio a tutti gli appassionati di romanzi storici, ma anche a coloro che amano le storie d'amore e vogliono immergersi nelle vicende di Bianca e Michele.

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