9 ottobre 2014

Recensione: BLACK ICE di Becca Fitzpatrick

Titolo: Black Ice
Autore:
Becca Fitzpatrick
Editore: Piemme
Pagine: 360
Anno di pubblicazione: 2014
Prezzo copertina: 16,90 €


Recensione a cura di Marika Bovenzi

Black Ice è il nuovo capolavoro che Becca Ftizpatrick dal 7 ottobre, in contemporanea mondiale, regala a tutti i suoi fan. Un romanzo appartenente alla sfera thriller e caratterizzato dall’autentica firma della scrittrice: scene colme di tenebrosità e intrighi tessuti magistralmente. L’argomento intorno al quale si sviluppa il libro è l’apparenza; meschina, salvatrice, intrigante, assassina apparenza, che fino alla fine del romanzo giocherà un ruolo chiave nello sviluppo degli eventi.

La storia ha inizio quando Britt, ragazza diciottenne col cuore spezzato e in fase di ricostruzione, decide di partire per le vacanze primaverili, assieme alla sua migliore amica Korbie. Quest’ultima ha dei genitori davvero ricchi, che decidono di mettere a loro disposizione la cascina di famiglia sui Teton nel Wyoming, zona particolarmente famosa nelle cronache nere a causa di assassini e sparizioni misteriose. Tutto fa pensare ad una normale escursione in montagna, se non fosse per due piccoli intoppi: il primo è Korbie, la classica figlia di papà, accetta quella scarpinata solo per risanare il cuore infranto dell’amica, dovuto a quell’idiota di suo fratello; il secondo è appunto suo fratello: Calvin Versteeg. Il tipo atletico di turno che fa strage di cuori a destra e a manca, ma che inaspettatamente sembra provare sentimenti per Britt, anche se incoerentemente la molla in malo modo.

Calvin ha il potere di irritare suo padre, eterno giudizioso che continua a regalargli lezioni di vita crudeli; ultima fra tutte, fare da babysitter alle due ragazze su in montagna. Bagagli? Pronti! Attrezzatura? Sistemata! Meteo? Sereno... o meglio variabile e instabile, visto che proprio da questo particolare si snodano gli eventi “catastrofici”. Una bufera di neve costringe Britt e Korbie a fermarsi, abbandonando l’abitacolo alla ricerca di una baita che dia loro rifugio temporaneamente. Proprio gli abitanti del ricovero, affascinanti e seducenti, sono due fuggitivi bloccati in montagna, che prendono in ostaggio le due ragazze. Korbie è un peso morto, Britt la chiave di salvezza per i due ricercati. Comincia così l’Inferno sceso in terra tra corse nei boschi, assassini a sangue freddo e inaspettate rivelazioni. Ma chi è il vero assassino tra loro? Di chi si può fidare realmente Britt? Qual è l’elemento tanto sfuggevole da farle quasi perdere la testa?

L’originalità di questo romanzo risiede a mio avviso nella psicologia dei personaggi. Becca Ftizpatrick presenta ognuno di loro in modo affascinante; da una crescita psicologica a segni che rasentano problemi psichici, la scrittrice fa si che ogni elemento umano abbia picchi e cadute. Britt, la classica ragazza normale, “cocca” di famiglia e ben protetta, convinta di essere debole e incapace di badare a se stessa, viene quasi “forgiata” nel fuoco o in questo caso nel gelo. Subisce cambiamenti inaspettati e la stessa autrice mostra man mano le sue evoluzioni. Pressata dalla paura e da scariche adrenaliniche, dovute all’istinto di sopravvivenza, compirà cose inaspettate. La sua forza morale sarà messa a dura prova da un lato da scoperte, malintesi e sangue, dall’altro dal tentativo costante di avvicinarsi a una persona pericolosa, atteggiamento che lei associa alla Sindrome di Stoccolma. Korbie, ragazza superficiale e a tratti banale, potremmo definirla una Paris Hilton cartacea. Amica apparentemente fedele, nasconde tradimenti fraterni e un diario in cui annota a mo’ di competizione le cose che riguardano lei e Britt, mettendo alla luce un carattere debole e allo stesso tempo quasi ossessivo. Per quanto riguarda la fazione maschile, Calvin e Jude sono probabilmente i punti cruciali: l’uno l’alter ego dell’altro, giocheranno quasi uno scambio di ruoli in una frenetica corsa contro il tempo.

Le tematiche che affluiscono dallo scritto di Becca Fitzpatrick rappresentano a tratti sentimenti comuni: l’apparenza che offusca la verità, la vendetta, la rabbia, la calma che precede la tempesta, il sangue freddo, la premeditazione, l’ossessione, la volontà di compiacere, l’asfissia da aspettative generali e la capacità di sentirsi inutili e inferiori. Lo stile è inconfondibile, fluido ed elettrico. Attraverso le parole, la scrittrice evoca scene oscure, di suspense e adrenalina, ma anche di passione, sofferenza e rimorso.

Un romanzo dunque consigliato per l'originalità e la capacità di coinvolgere il lettore attraverso una trama intrigante e avvincente.

L'AUTRICE
Becca Fitzpatrick è cresciuta leggendo Nancy Drew armata di torcia sotto le coperte. Quando non è impegnata a scrivere, passa il tempo procurandosi nuovi scaffali per povere scarpe abbandonate, correndo o guardando telefilm polizieschi in Tv. Il bacio dell'angelo caduto è il suo primo romanzo.

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