2 aprile 2015

Recensione: LE ROSE DI CORDOVA di Adriana Assini

Titolo: Le rose di Cordova
Autore: Adriana Assini
Editore: Scrittura & Scritture
Pagine: 208
Anno di pubblicazione: 2015
Prezzo copertina: 13,50 €


Recensione a cura di Marika Bovenzi

Le rose di Cordova è il nuovo romanzo storico di Adriana Assini in cui vengono narrate le vicende che hanno afflitto la vita di Giovanna, terzogenita dei Re Cattolici Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona, che a poco più di sedici anni sposa l’affascinante arciduca Filippo detto il Bello, nato dal matrimonio fra l’imperatore Massimiliano I d’Asburgo e Maria di Borgogna.

A raccontare l’intera storia è l’ancella moresca della sovrana, Nura, ribattezzata poi col nome cattolico Francisca. L’esistenza della regina Giovanna si snoda a partire da una fanciullezza in cui dimostra un carattere anticonformista in un ambiente oscuro, giudizioso e altamente asfissiante, sino al matrimonio con un uomo borioso e opportunista, tendente a estrometterla dal governo del suo stesso Paese per poter accentrare tutto il potere nelle sue mani. Oppressa dunque, da un lato dalla regina madre e dal suo stile di vita bigotto, morigerato e cattolico; dall’altro dall’amore-odio verso un marito il cui unico interesse sono potere e ricchezza; e ancora dagli inganni orditi da un padre cinico e calcolatore; si ritira in isolamento nel castello di Tordesillas, chiusa nella reticenza di una vera o forse finta follia. Da qui il nome di Juana I di Castiglia detta la Loca, regina senza regno, morta senza aver regnato una sola ora.

Il romanzo è ambientato nel XVI secolo in una Spagna al massimo splendore e potenza, tra complotti, matrimoni politici, piani di conquista e alleanze. Da questo quadro sociale e istituzionale, emergono la forza dei vinti e la fragilità dei vincitori. Da un lato troviamo Nura, figlia di un ministro del califfo Boabdil, sconfitto e ucciso anni prima dalle truppe dei Re Cattolici conquistatori di Granada, diventa schiava dei suoi oppressori mantenendo un rapporto conflittuale con la stessa regina Giovanna. Odio per la libertà perduta, affetto e compassione per una donna oppressa e utilizzata come fantoccio del suo regno. Dall’altro lato invece fa capolino una sovrana la cui forza morale viene messa a tacere dalla prepotenza di uomini gretti, spinti da esigenze politiche. La scrittrice in due modi differenti analizza l’universo femminile del 1500, rappresentando i punti forti, ma soprattutto le debolezze di donne il cui unico errore era quello di essere nate in un’epoca violenta e altamente moralista.

Lo stile è elegante, diretto e scorrevole, e il romanzo, narrato dal punto di vista di Nura, rappresenta quasi un diario segreto in cui la stessa donna riversa i suoi sentimenti contrastanti verso una società che le ha cambiato la vita. A mio avviso un romanzo imperdibile, in cui viene messo a nudo l’animo di una regina sofferente ricordata da tutti, nella storia, erroneamente come folle.

“…Insomma, di Juana continuavo a pensare che avesse un bruttissimo carattere, ma non che fosse matta. Più fragile della corolla di un fiore, soffriva di quel male inesorabile che chiamavano passione e che, in un mondo ossessionato dal peccato originale e dalla negazione del piacere, era la più vergognosa delle colpe. Per quelle menti bigotte, logorate dalla paura di finire all’inferno, l’amore giusto non era né voluttà né desiderio, o allora doveva per forza nascere d auna mente fragile, facile preda delle oscenità dei diavoli.”

L'AUTRICE
Alla domanda “la verità è in un sogno solo o in molti sogni?" Adriana Assini risponde “in molti sogni”, che alla fine ne fanno uno solo: aver vissuto intensamente il proprio tempo, in un mondo a colori, dove contino i sentimenti, si insegua il sapere, non manchino i viaggi. La scrittura: solido veliero che la porta dove vuole, attraverso mari e secoli, per raccontare ad altri tante vecchie storie osservate con occhi nuovi. Di conoscere il giorno esatto in cui Cesare conquistò la Gallia, ad Adriana Assini importa poco, le interessa invece sapere, per esempio, chi e quando ha trapiantato gli esotici tulipani nella nordica Olanda. A caccia di odori e sapori lontani, sulla scia di passioni perdute, gesta dimenticate, vite fuori dal comune, Adriana Assini guarda al passato per capire meglio il presente e con quel che vede ci costruisce un romanzo, una piccola finestra aperta sul mondo di ieri. Dipinge. Soltanto acquarelli. E anche quando scrive si ha l’impressione che dalla sua penna, oltre alle parole, escano le ocre rosse, gli azzurri oltremare, i luccicanti vermigli in cui intinge i suoi pennelli.

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