5 marzo 2016

Recensione: IL RITORNO DEGLI DEI di Graham Hancock. Il sapere dimenticato di una civiltà perduta

Titolo: Il ritorno degli dei. Il sapere dimenticato di una civiltà perduta
Autore: Graham Hancock
 
Editore: Corbaccio
Pagine: 560
Anno di pubblicazione: 2016

Prezzo copertina: 19,90 €


Recensione a cura di Marika Bovenzi


Vent’anni dopo, Graham Hancock torna con il nuovo saggio Il ritorno degli Dei. Il sapere dimenticato di una civiltà perduta, comprovando in qualche modo le teorie da lui enunciate nel precedente Le impronte degli Dei, in cui tentava di mettere ordine nella confusionaria preistoria partendo da antiche testimonianze di diverse popolazioni, per poi confrontarle con miti, leggende universali e mappe risalenti a tempi dimenticati. Il risultato fu che lo studioso ipotizzò
l'esistenza di un popolo dotato di un'intelligenza e tecnologie superiori, ma le tracce - o per meglio dire “ le impronte” di tali esseri -  vennero del tutto cancellate dalla storia.

Göbekli Tepe
Oggi, grazie alle numerose informazioni che sono state pubblicate nel corso degli anni, Hancock ha potuto avanzare teorie con basi più solide. Partendo dalle scoperte archeologiche rinvenute in Turchia, a Göbekli Tepe, dove sono state scoperte delle costruzioni gigantesche sottoterra, databili almeno a 11.000 anni fa; e in Indonesia, a Gunung Padang, dove un tempio che si credeva eretto sulla sommità di una collina è a tutti gli effetti la punta di una piramide, con delle camere interne non molto dissimili da quelle egiziane; e facendo riferimento alla teoria di Hapgood dello spostamento della crosta terrestre, postula la teoria dell’impatto dei meteoriti. Secondo le sue teorie, quando la Terra cominciava a riscaldarsi e stava per lasciarsi alle spalle l’ultima glaciazione (12.000 a.C. circa), entrò in collisione con una cometa proprio nel punto in cui c’era un grosso rilievo di ghiaccio.

Göbekli Tepe
Di conseguenza il mondo sarebbe ripiombato in una nuova glaciazione, smorzata solo dopo 3-4 mila anni grazie ad un altro meteorite che avrebbe portato la Terra alla temperatura mite, avviando così la nascita di civiltà preistoriche capaci di gestire scienze avanzate.“Le evidenze che diverse collisioni del genere si verificarono tra i 12.800 e gli 11.600 anni fa e che queste furono causate dalla frammentazione della gigantesca cometa madre,[…] dovrebbero, come minimo, metterci sull’avviso.[…]. Se da un lato sono convinto che durante l’Era Glaciale sia fiorita una civiltà in grado di gestire una scienza avanzata che doveva sembrare pura magia agli occhi delle culture più primitive, non credo che tale civiltà abbia seguito un percorso analogo a quello che si ha permesso lo sviluppo tecnologico che conosciamo…

Gunung Padang (illustrazione di Pon S. Purajatnika)
In questo nuovo saggio Hancock utilizza un linguaggio colto, forbito, a tratti scientifico ed archeologico. Tantissimi sono gli studiosi che prende in esame e non esita a citarne i nomi: sia quelli da cui deriva le proprie teorie come Kennett e West, sia quelli con cui è apertamente in disaccordo come Krupp. Dei primi elogia i lavori e le ipotesi avanzate, dei secondi argomenta il suo disaccordo con delle motivazioni. Inutile dire che il libro è suddiviso in ben otto parti, divise a loro volta in veri e propri capitoli. Non mancano note, apparato illustrativo e crediti fotografici ad arricchire il saggio, rendendolo così un vero e proprio tesoro.

Gunung Padang oggi
Questo secondo volume è uno scritto complesso e pregno di studi, teorie e ricerche. Nulla da dire su come l’autore postuli e teorizzi ipotesi in base alle indagini a sua disposizione, ma personalmente credo che l’esistenza di una civiltà preistorica con conoscenze avanzate rappresenti una teoria piuttosto "fantasiosa". Mi spiego meglio. È possibile ammettere l’esistenza di una "cultura antidiluviana", capace di adoperare tecnologie per la sopravvivenza avanzate rispetto al periodo in cui sono collocate, ma mi sembra un po' utopistico definirle “scienze”. In definitiva è un saggio singolare e di notevole importanza, oltre al fatto che Hancock, riportando veri e propri passi degli studiosi da lui analizzati, dà la possibilità al lettore di conoscere personalità e scoperte che hanno contribuito a formare la storia della ricerca.

Un libro da leggere? Assolutamente si. A chi lo consiglio? A tutti gli appassionati della storia evoluzionistica, ma anche a chi è un patito del mistero.

L'AUTORE
Graham Hancock è nato a Edimburgo e ha passato l’infanzia in India, dove il padre lavorava come chirurgo. Tornato in patria, si è laureato in Sociologia presso la Durham University e ha iniziato la carriera di giornalista per il «Guardian», il «Times» e l’«Independent». Da sempre interessato all’archeologia e ai misteri del passato, ha esordito con «Il mistero del sacro Graal» seguito da «Impronte degli dèi» che ha decretato il suo successo mondiale e aperto una nuova prospettiva nella storia delle civiltà monumentali. In seguito ha scritto «Custodi dlla genesi», «L'enigma di Marte», «Lo specchio del cielo», «Civiltà sommerse», «Talismano» e «Sciamani», tutti pubblicati in Italia da Corbaccio. 

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