31 dicembre 2016

Recensione: LA FINE DELLA STORIA di Luis Sepúlveda

Titolo: La fine della storia
Autore:
Luis Sepúlveda 
Editore: Guanda
Pagine: 208
Anno di pubblicazione: 2016

Prezzo copertina: 17,00 €
 

Recensione a cura di Eleonora Cocola

Juan Belmonte vive a Puerto Carmen, sull’Isola di Chiloé in Patagonia. È lì, ai confini del mondo, che si è ritirato dopo aver combattuto contro il regime di Pinochet e dopo aver dato la caccia a un nazista fuggito in America Latina (la vicenda narrata in Un nome da torero, 1994). Ora Belmonte conduce una vita tranquilla in compagnia del fidato amico Petiso, della compagna Veronica e di una coppia di fedeli cani lupo. Abbandonato il suo passato da esperto guerrigliero e sniper, c’è solo una cosa che
Belmonte vorrebbe davvero: tornare a sentire la voce di Veronica, l’amore della sua vita, che durante la dittatura di Pinochet è stata internata a Villa Grimaldi, «il principale centro di detenzione illegale, tortura e omicidio degli oppositori politici».

Mentre la seviziavano, Veronica ha lasciato che il suo spirito di giovane donna piena di vita si allontanasse dal suo corpo, e ha sempre mantenuto il silenzio per proteggere il suo uomo; ora, dopo essersi salvata miracolosamente solo perché ritenuta morta, guarda il mare, e aspetta che quell’afflato di felicità che ha fatto allontanare dal suo corpo durante le torture ritorni, insieme alla sua voce perduta. Il passato non passa mai per davvero, «l’ombra di ciò che abbiamo fatto e siamo stati ci perseguita con la tenacia di una maledizione»; e prima di ritirarsi una volta per tutte Belmonte ha ancora un appuntamento col destino.

In questo romanzo Sepulveda intreccia finzione e storia con grande naturalezza, facendo incontrare la storia di fantasia del personaggio col nome da torero con quello di Mikhail Krasnov (Miguel Krassnoff in versione spagnolizzata), discendente di una famiglia di cosacchi del Don fuggiti in Cile dopo la Seconda Guerra Mondiale, partecipe del colpo di stato contro il presidente Salvador Allende, ex ufficiale dell’esercito cileno al servizio di Pinochet e torturatore feroce di oppositori della dittatura a Villa Grimaldi. Ora, a distanza di anni, un gruppo di fanatici cosacchi trama per liberare dal carcere Miguel Krassnoff, e per fermarlii servizi segreti russi hanno bisogno delle abilità di Belmonte nella guerra sotterranea.

La trama di questo libro è avvincente, purtroppo però la sua struttura complessa, con l’alternarsi continuo di diverse coordinate spazio temporali (segnalate nei titoli dei vari capitoli, soprattutto all’inizio in maniera un po’ criptica), la rende spesso un po’ difficile da seguire, compromettendo la godibilità del romanzo. È un peccato, perché i personaggi sono descritti meravigliosamente, e le loro vicende, tra grande storia e fantasia dell’autore, catturano facilmente, fino al ben riuscito colpo di scena finale. La fine della storia è un libro che vale la pena leggere, anche se per coglierne a pieno il senso sarebbe meglio avere già esplorato le doti di Sepulveda romanziere tra le pagine di Un nome da torero.

L'AUTRICE
Luis Sepúlveda è nato in Cile nel 1949 e vive in Spagna, nelle Asturie. I suoi libri sono editi in Italia da Guanda: Il vecchio che leggeva romanzi d’amore, Il mondo alla fine del mondo, Un nome da torero, La frontiera scomparsa, Incontro d’amore in un paese in guerra, Diario di un killer sentimentale, Jacaré, Patagonia Express, Le rose di Atacama, Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, Raccontare, resistere (con Bruno Arpaia), Il generale e il giudice, Una sporca storia, I peggiori racconti dei fratelli Grim (con Mario Delgado Aparaín), Il potere dei sogni, Cronache dal Cono Sud, La lampada di Aladino, L’ombra di quel che eravamo, Ritratto di gruppo con assenza, Ultime notizie dal Sud, Tutti i racconti, Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico, Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza, Ingredienti per una vita di formidabili passioni, Un’idea di felicità (con Carlo Petrini), Trilogia dell’amicizia, L’avventurosa storia dell’uzbeko muto e Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà. Tra i numerosi riconoscimenti ottenuti, ricordiamo che Sepúlveda è dottore honoris causa alla Facoltà di Lettere presso l’Università di Urbino, che nel 2014 ha vinto il Premio Chiara alla carriera e nel 2016 il Premio Hemingway per la Letteratura. 

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