20 dicembre 2016

Recensione: UNA FANTASIA DI NATALE. L'INVASATO E IL PATTO DEL FANTASMA di Charles Dickens

Titolo: Una fantasia di Natale. L'invasato e il patto del fantasma. Testo inglese a fronte
Autore: Charles Dickens
Editore: Marsilio
Pagine: 281
Anno di pubblicazione: 2016

Prezzo copertina: 15,00 €


Recensione a cura di Marika Bovenzi

Un must letterario delle festività natalizie è sicuramente Canto di Natale di Charles Dickens, padre fondatore del genere e grande autore dell’età vittoriana. Chiunque nel mondo, anche i meno affezionati alla letteratura, sono a conoscenza della storia del fantasma e del signor Scrooge, un burbero e avaro uomo anziano che, grazie ad un viaggio durante la vigilia di Natale, riscopre lo spirito e la gioia delle feste, ritrovando la compassione e il suo animo gentile. Non tutti, però, sono a conoscenza dell’ultimo racconto di Natale scritto dal
creatore dell’orfanello Copperfield, intitolato Una fantasia di Natale. L’invasato e il patto del fantasma.

Il racconto ha come protagonista il chimico Redlaw, un uomo benevolo e disponile all’ascolto e all’aiuto, a cui il suo fantasma natalizio concede un dono: quello di dimenticare il proprio passato e farlo dimenticare a tutti gli altri che incontra sul proprio cammino. L'uomo allora comincia a farne uso, e mentre passeggia per le strade cupe di una Londra che si appresta ai festeggiamenti, incontra altri personaggi ai quali trasmette il proprio potere, tra cui un suo studente che vive da solo -immerso nella povertà e nella solitudine in un appartamento logoro, e alcuni conoscenti, tra cui la famiglia povera dei Tetterby con l’eccezione di Milly, una donna troppo pura di cuore per poter dimenticare il proprio passato e dunque l'unica ad essere immune a questo "dono". Alla fine, però, il chimico, vedendo le difficoltà create nelle persone, come la perdita delle emozioni ed una crescita dell'egoismo, chiede al fantasma che il suo dono venga revocato per ristabilire l’ordine e l’equilibrio dei sentimenti positivi e negativi.

Le particolarità di questo romanzo sono le numerose somiglianze con il primo racconto di Natale, ormai divenuto famoso in tutto il mondo, a cominciare dalla condizione sociale di miseria che attanaglia i personaggi dickensiani, come i Tetterby, accostabili ai Cratchit per la numerosità familiare, gli stenti e il buon cuore. E ancora, i personaggi principali di entrambi i racconti, Scrooge e Redlaw, si presentano come uomini di età avanzata con larghe esperienze alle spalle, ed un passato costellato da situazioni non propriamente gradevoli, ma ovviamente si distinguono per indole, lavoro e tormento dell’animo: avarizia nel primo, ossessione per i torti subiti nell’altro. Ulteriori elementi comuni sono la presenza del sovrannaturale, come i quattro fantasmi di Scrooge, ed un un’unica figura spettrale con Redlaw; il tempo in cui entrambe le storie sono ambientate, ossia il Natale; e l’elemento comico, impiegato come contrasto all’oscurità e alla malinconia -sia degli scenari che degli animi.

Charles Dickens conduce il lettore nei quartieri ricchi e nei luoghi malfamati londinesi; fa incontrare personaggi poveri economicamente ma ricchi di morale e d’animo; si premura di porre all’attenzione del lettore tematiche di grande rilevanza come la memoria, assente in Scrooge a causa dell’avara accumulazione di ricchezza e riattivata in lui grazie al viaggio spirituale con i quattro rappresentanti del Natale, ma fin troppo attiva in Redlaw, da cui la materializzazione del fantasma con un patto volto alla sua cancellazione; l’infanzia, nei romanzi incarnata rispettivamente dai bambini Cratchit e Tetterby, un terreno d’indagine marcato e spesso ignorato e sottoposto a violenza adulta nella Londra vittoriana; l’analfabetismo, che nei racconti è una condizione esclusiva dei popolani e sfocia spesso nello sfruttamento minorile; ed infine l’instabilità dei confini tra Bene e Male, e i conseguenti tormenti dell’animo.

Personalmente, ho amato questo racconto tanto quanto Canto di Natale, e non solo per i parallelismi ma anche per le difformità e le discordanze tra le due figure cardini. Non a caso, con questo ultimo scritto natalizio, Charles Dickens ci dimostra, a mio avviso, che anche nell’animo delle persone più gradevoli e buone si celano ombre, angosce e crucci, e che fondamentalmente non esistono confini netti tra sentimenti positivi e negativi, ma al contrario gli uni non possono esistere senza gli altri. Un ultimo plauso va alla casa editrice Marsilio che per l’edizione natalizia di quest’anno ha creato una vera e propria chicca, trasformando il racconto in un libello che in qualche modo richiama l’arcaicità dickensiana. A partire dalla copertina, caratterizzata da un disegno semplice ed evocativo, fino ai capitoli con testo originale a fronte, vi ritroverete tra le mani una vera e propria piccola perla. Inutile dire quanto questo libro sia universale e vada assolutamente letto.  

L'AUTORE
Charles Dickens (1812-1870): romanziere, attore, pubblicista, conferenziere; instancabile rielaboratore di stimoli che la vita, sua e del suo tempo, propone, e che discendono fino a noi grazie a testi memorabili. Il Circolo Pickwick, David Copperfield, Casa desolata, Grandi speranze, Il mistero di Edwin Drood: alcune gemme tra tante. 

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