venerdì 6 gennaio 2017

Recensione: Fiabe Islandesi. Un’antologia inedita

Titolo: Fiabe islandesi
Autore: AA.VV.
Editore: Iperborea
Pagine: 224
Anno di pubblicazione: 2016
Prezzo copertina: 16,00 €

Recensione a cura di Marika Bovenzi

La casa editrice Iperborea, ancora una volta sorprende i lettori portando sul mercato un libro semplicemente sublime: sto parlando di Fiabe islandesi, una raccolta di storie appartenenti al folklore nordico, in cui miti, leggende e irrealtà si mescolano a scene di vita quotidiana. Grazie a questa antologia, il lettore viene catapultato in un mondo fatto di castelli, navi magnifiche, boschi e foreste animati, e dove, tra le altre cose, vivono personaggi non propriamente comuni come fate graziose, elfi capricciosi, regine apparentemente bellissime che si rivelano essere orchesse, troll, giganti a tre teste che
vivono in grotte di lava, draghi domestici, nobili cavalieri e tanto altro.

Trentuno sono le fiabe tradotte e raccolte in un unico volume ed ognuna è curata sin nei minimi dettagli: dalle note esplicative a piè pagina, ai disegni raffiguranti scene del racconto, a poemi, versi, canti e filastrocche locali. Tra tutte le storie che ho amato, ne cito sei che mi hanno colpita in particolar modo: Fiabe del popolo nascosto, in cui due sorelle di nome Asa ed Helga, figlie di un contadino, hanno paura di essere lasciate a casa da sole di sera. Le mansioni della fattoria però, spingono i genitori a lasciare Helga a sbrigarle e quest’ultima, durante la notte, entra in contatto con il popolo fatato che, vedendo le sue buone intenzioni, la ricompensa con un abito meraviglioso. Sua sorella Asa, ingelosita, decide di restare a casa la volta dopo, ma a causa del suo comportamento sgarbato nei confronti delle fate, questi la ricompensano con la morte.

La danza degli elfi nella notte di Capodanno, un racconto in cui due fratelli discutono sull’esistenza reale o fittizia degli elfi. Uno dei due decide di partire per un lungo viaggio per trovare prove inconfutabili sull’esistenza del popolo fantastico, e si ritrova così ad assistere alla celebrazione delle nozze di due elfi nella fattoria di persone comuni che, nella notte di Capodanno, si erano allontanate per andare a messa. Ben Vegliante e i suoi fratelli, un racconto di coraggio e lealtà in cui sei fratelli senza nome, ma con grande compassione, aiutano prima un taglialegna che per ricompensarli dà loro un nome; poi un sovrano di un regno a difendere la regina durante il parto e a ritrovare le sue cinque figlie perdute che, alla fine, diventeranno loro spose.

E ancora Il paniere paroliere, in cui si narra la storia di un ragazzo di nome Sigurdur che, con astuzia e pazienza, baratta tre cimeli di famiglia, ingannando il sovrano, la regina e la principessa loro figlia, tutto per ottenere il potere incondizionato; Gilitrutt, la fiaba di una donna pigra che non vuole tessere la lana e che un giorno cade vittima di un’orchessa furba, che vuole imbrogliarla con indovinelli per rapirla; Verde Vesti, una fiaba che narra la storia di tre sorelle, Signy, Oddny ed Helga. Le prime due odiano la più piccola e un giorno, durante la tessitura, dopo aver fatto cadere il fuso, Helga viene buttata da Signy giù dal precipizio. La minore non muore ed incontra una donna che le offre vitto e alloggio in cambio della tessitura e dell’ospitalità a tutti i viandanti che avessero bussato alla loro porta. Helga, grazie al buon cuore e alla disponibilità dimostrata nei confronti di dieci topolini e di dieci uomini e donne, viene ricompensata con un baule d’oro colmo di ricche vesti che le serviranno quando sposerà il figlio di un re. Le sorelle, invidiose, si presentano da Verdi Vesti che affida loro lo stesso compito. Tuttavia, a causa della loro avarizia, le sorelle maggiori scacciano via topolini e umani, e alla fine si ritrovano con un baule pieno di rospi e veleno.

Grazie ad uno stile aulico ed un linguaggio pregno di tecnicismi e termini in lingua locale, il lettore entra in diretto contatto con la cultura islandese e con i racconti di una popolazione che per anni li ha trasmessi solo oralmente. Racconti e leggende si mescolano alla fiaba, intrecciando così periodi temporali definiti e ambientazioni affini a quelle conosciute oggi con scenari frutto di pura fantasia e tempi imprecisati, che cominciano con un “c’era una volta” e si concludono con un lieto fine e l’espressione “di questa fiaba non sappiamo null’altro”. Personalmente, ho amato questa raccolta per la cura con cui è stata realizzata e per l’unicità di un patrimonio culturale così ricco di saghe, utopie ed epicità. Una piccola perla del panorama letterario internazionale che va assolutamente letta.

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